Terremoto: l’Emilia adesso, 365 giorni dopo

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    È passato circa un anno dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 che ha interessato i territori dell’Emilia, Lombardia e Veneto.

    Per “ricostruire” cosa è successo ed è stato fatto dopo il sisma è stato realizzato un video di circa 14 minuti che ripercorre per immagini, testo e grafica, il viaggio nei centri storici, nelle imprese industriali, alimentari e agricole, nelle strutture sanitarie, per fare il punto sullo stato della ripresa della vita e delle attività nell’area più colpita.

    Il filmato, realizzato a cura dell’Agenzia di informazione e comunicazione della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, propone inoltre approfondimenti, dati e documenti per mostrare le opere provvisionali, i cantieri, le scuole e i municipi ricostruiti, le soluzioni adottate per gli sfollati, la riapertura delle zone rosse, la messa in sicurezza delle opere idrauliche

    “A un anno dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 possiamo dire che la nostra gente ha reagito con grande forza: i cittadini, le famiglie, le imprese, i sindaci, la struttura amministrativa – ha dichiarato il presidente Vasco Errani – . Hanno reagito la protezione civile, il sistema dei volontari, con un sostegno venuto da tutta l’Italia e anche oltre, con una spinta solidale che ha prodotto una miriade di grandi e piccole donazioni che, unite alle risorse stanziate dal Governo, stanno permettendo il finanziamento trasparente di progetti essenziali per la comunità”.

    Ricordiamo che la casa è stato il bene più colpito.

    Quasi 39 mila edifici sono stati controllati, e dagli esiti di verifica dell’agibilità emerge che, per quanto attiene gli oltre 25 mila edifici ad uso abitativo, il 18% è risultato temporaneamente o parzialmente inagibile, il 36% inagibile e il 5% inagibile per rischio esterno.

    Complessivamente gli edifici inagibili sono circa 14 mila. Per quanto attiene le unità abitative, facenti parte di edifici ad uso residenziale esclusivo o non esclusivo, quelle dichiarate inagibili sono 33.000, 18.250 con danni B e C e poco meno di 15mila con danni E.

    Il sisma ha colpito una zona densamente popolata e per queste ragioni la preoccupazione è stata quella di concepire una continuità tra l’emergenza, la transizione e la ricostruzione. Si sono gestite le diverse fasi avendo già di fronte un disegno del dopo sisma, che ha fissato alcuni obiettivi e principi molto netti: esclusione delle new town e della dispersione nel territorio agricolo puntando, invece, al recupero dei beni storici e culturali e della identità dei luoghi.

    Dopo aver concentrato gli sforzi per dare una soluzione alloggiativa a tutte le famiglie sgomberate (tende e poi alberghi, Contributo di autonoma sistemazione-Cas, alloggio in affitto, moduli prefabbricati in ambito urbano e rurale) in parallelo è stata avviata la fase della ricostruzione.

    Oltre 19mila nuclei familiari per un totale di circa 45mila persone hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni.

    Fonte: Regione Emilia Romagna

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