Crollo Ponte Morandi | Ediltecnico.it
Home Tag Crollo Ponte Morandi

Crollo Ponte Morandi

Il 14 agosto 2018 è crollato il Ponte Morandi di Genova. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, come primo atto per far luce sulle cause, ha istituito una Commissione ispettiva per svolgere verifiche e analisi tecniche. Il Governo sta anche preparando un decreto: clicca qui per avere informazioni sul decreto per la messa in sicurezza delle infrastrutture.

L’architetto Renzo Piano ha fatto la sua proposta di ricostruzione del ponte. Ecco la sua proposta.

Perché il Ponte Morandi è crollato?

A cedere sono stati gli stralli del pilone 9. Gli stralli sono i tiranti formati da cavi metallici annegati nel calcestruzzo precompresso che caratterizzavano i tre piloni più alti del ponte (9, 10 e 11, collocati sulla sinistra del Polcevera, sopra le case e la ferrovia merci). Non è ancora chiaro se i tiranti del 9 abbiano ceduto autonomamente o dopo un problema all’impalcato su cui si trova la carreggiata. Sicuro è che fossero usurati: il 28 aprile Autostrade per l’Italia aveva bandito la gara per i relativi lavori di retrofitting (montaggio di nuovi elementi), che sarebbero iniziati nel 2019 come minimo.

Quali lavori erano già in corso?

Autostrade per l’Italia ha dichiarato che erano in corso lavori sulla soletta (la parte dell’impalcato che sorregge l’asfalto). Risulta fossero in corso altre opere minori sullo stesso tratto e che il personale addetto avesse ricevuto istruzioni di non toccare gli stralli, che poi sarebbero stati oggetto del successivo intervento.

Come erano stati aggiudicati?

I lavori in corso venivano svolti in house, preferito dalle concessionarie autostradali ma anticoncorrenziale secondo la Ue: aggiudicazione senza gara a un’impresa dello stesso gruppo della concessionaria (Pavimental) e successivo subappalto a imprese minori, con ribassi anche del 30% (e oltre, se si subappaltano le progettazioni). I costi si contabilizzano al 100% del valore di aggiudicazione e il 30% resta all’interno del gruppo, quindi è chiaro che alle concessionarie conviene così. Inoltre, non essendoci gare, non ci sono contenziosi e le procedure sono più veloci.

Si sapeva che il ponte rischiava il crollo?

Probabilmente no. Il Ponte fu costruito tra il 1963 e il ’67. Negli anni Sessanta non c’era molta esperienza su strutture del genere, quindi ogni ponte era un laboratorio sperimentale. Erano note molte criticità della struttura, come il degrado del calcestruzzo osservato già nel 1981 dallo stesso progettista Riccardo Morandi: per questo sono stati rifatti gli stralli della sola pila 11 nel 1993, sotto la gestione Iri. Si sapeva che il traffico era quadruplicato rispetto all’inaugurazione ed era fatto da mezzi ben più pesanti, per i quali i guard-rail metallici originari erano stati sostituiti con pesanti barriere new jersey di cemento. Nel 2003 (sotto la gestione Benetton) era stato commissionato allo studio de Miranda un progetto per la ricostruzione totale del viadotto.

Ma nei documenti sequestrati dalla Procura di Genova non risultano veri e propri allarmi per il timore di crolli nell’immediato. Si parla di allarmi, emersi da analisi preliminari del 2013 e dagli studi commissionati nel 2017 al Cesi e al Politecnico di Milano. Questi ultimi hanno evidenziato perdite di spessore degli stralli originari fino al 30% e hanno suggerito di adottare sensori di monitoraggio costante del comportamento della struttura rispetto alle sollecitazioni causate soprattutto dal traffico. Si parla di 5 lettere che Autostrade per l’Italia ha scritto al ministero delle Infrastrutture per sollecitare l’ok definitivo per il progetto di retrofitting.

Aspi ha avviato le prequalifiche per la gara per il retrofitting il 28 aprile, cioè prima dell’ok del ministero al progetto, arrivato solo l’11 giugno successivo. Non è un anticipo causato dal timore di un crollo: dalle lettere emerge che Aspi stimava di poter fare effettuare i lavori non prima del 2019 o addirittura di inizio 2020. Se ci fossero stati veri e propri allarmi, si sarebbe dovuto chiudere il ponte al traffico.

Com’è possibile che il ponte sia crollato?

Non c’era un allarme solo perché i controlli visivi trimestrali obbligatori e quelli strumentali non avevano evidenziato rischi. Ma ora i tecnici pensano che rischi ci fossero e che ci siano stati errori nei controlli: le insidie sia nel metodo di misurazione sia nel modo di interpretare i dati li rendono plausibili.

Gli ultimi articoli