Home Bonus Edilizia Superbonus per rifare il tetto: pro e contro della ventilazione

Superbonus per rifare il tetto: pro e contro della ventilazione

Molte persone stanno decidendo di ristrutturare casa, complici le maxi detrazioni. Per intervenire sul tetto, è d'obbligo pensare sì al lato economico, ma anche alla prevenzione dell'umidità in casa

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Sì, è possibile utilizzare il Superbonus 110% per il rifacimento del tetto: se la superficie oggetto dei lavori di riqualificazione supera il 25% della superficie disperdente, e se si sale di due classi energetiche, allora si può usufruire della maxi agevolazione. (>> Maggiori dettagli: Superbonus 110% per rifare il tetto).

Perché optare per un tetto ventilato? Parlando sempre di sgravio fiscale, in sede di dichiarazione dei redditi rientra nei lavori di ristrutturazione, ma vediamo in dettaglio vantaggi e svantaggi di questa tecnica cosiddetta “a freddo”.

Superbonus per rifare il tetto: pro e contro della ventilazione

Vantaggi del tetto ventilato

La ventilazione della copertura ècomunemente associata al tema della protezione contro il caldo estivo, anche se essa nasce con scopi collegabili ai periodi invernali. In effetti, in estate lo strato di ventilazione ha la funzione di ridurre gli apporti di calore all’interno degli ambienti, sia perché si comporta come elemento di discontinuità nel pacchetto degli strati funzionali (in grado di interrompere la trasmissione del calore per conduzione tra gli strati più esposti all’irraggiamento solare e quelli più prossimi all’ambiente interno), sia perché il calore accumulato negli strati sovrastanti viene ceduto all’aria di ventilazione e attraverso questa all’ambiente esterno (si attua il cosiddetto “lavaggio termico”). 

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Il vantaggio estivo della ventilazione viene ulteriormente incrementato dall’adozione di strati esterni riflettenti, in grado di reirraggiare l’energia radiante solare incidente, dal momento che, in estate, la quota di energia che attraversa la copertura per il solo irraggiamento può superare il 90% a causa delle temperature elevate che può assumere il tegumento (anche fino a 75 °C per manti in tegole di colore rosso). 

In inverno invece, la ventilazione agevola lo smaltimento del vapor acqueo in uscita dagli ambienti interni, evitando sovrappressioni all’intradosso dello strato di tenuta e limitando il rischio di fenomeni condensativi interstiziali. 

La ventilazione, dunque, produce un effetto positivo che tuttavia è connesso alla resistenza termica della copertura: maggiore resistenza comporta un minore effetto della ventilazione. 

Ad esempio, per valori di trasmittanza U < 0,33 W/m2K l’effetto della ventilazione produce un miglioramento di comportamento della copertura pari a circa il 15% mentre con U = 1 W/m2K (copertura poco isolata) l’effetto si aggira intorno al 25%. 

Intercapedine di ventilazione in coperture discontinue

Un altro aspetto interessante nel comportamento invernale della copertura è legato al fatto che, rispetto ad una copertura compatta nella quale permangono porzioni fredde nei punti in cui essa non è sovrapposta a locali riscaldati e quindi non risente del flusso termico uscente, il tetto ventilato mantiene tutto l’estradosso all’incirca alla medesima temperatura: ciò evita lo scioglimento differenziale della neve e la relativa formazione di ristagni d’acqua che possono rifluire al di sotto dello strato di tenuta e compromettere l’impermeabilità del sistema. 

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NO ALLA CONDENSAZIONE SOTTOCOPPO

La ventilazione elimina anche i rischi derivanti dalla condensazione sottocoppo, che avviene per effetto del raffreddamento dell’intradosso in particolari condizioni igrotermiche (ad esempio in presenza di vento caldo e umido dopo una notte fredda o con tegole o coppi freddi perché ricoperti di neve); tale fenomeno, oltre a compromettere nel tempo la durabilità dei manufatti, produce l’imbibizione dello strato isolante e degli strati di supporto sottoposti, riducendone la funzionalità.

LA VENTILAZIONE DA SOLA, NON BASTA

La ventilazione della copertura, pur migliorando il comportamento igrotermico del sistema, in contesti particolarmente aggressivi (lunghi periodi di soleggiamento estivo e temperature elevate anche di notte) non è in grado da sola di apportare benefici apprezzabili al comfort termico dell’ambiente sottostante, ma richiede comunque un sistema di ventilazione dei vani e, a volte, sistemi impiantistici di condizionamento. 

In questi casi è bene che il volume di sottotetto non sia destinato alla permanenza continua di persone, ma funga da buffer per mitigare le temperature tra l’ambiente esterno e i vani abitati. 

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QUALI PRODOTTI USARE PER GLI STRATI?

Sotto l’aspetto dell’inerzia termica, si può osservare che in coperture a bassa massa inerziale (ad esempio nel caso di una soluzione conforme caratterizzata da un supporto in pannelli di legno di modesto spessore con sovrastante strato isolante, ventilazione e tegumento) la ventilazione non riesce ad ottimizzare il comportamento estivo, soprattutto se si impiegano isolanti a bassa densità, con ridotta capacità termica volumica. 

In questi casi, la ventilazione diventa efficace se associata a prodotti termoisolanti ad elevata massa e all’impiego, all’estradosso, di teli riflettenti in grado di agire sul reirraggiamento. 

Va tuttavia ricordato che la ventilazione, al di là del comportamento estivo, è sempre e comunque utile a garantire lo smaltimento dell’umidità nel pacchetto di copertura e a favorire la rapida asciugatura dell’isolante e del supporto degli elementi di tenuta in caso di una loro imbibizione. 

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COMBATTE L’UMIDITÀ

Una copertura ventilata offre vantaggi nelle strutture traspiranti, e questo è tanto vero quanto la soluzione conforme è coerente nel comportamento all’umidità. Ciò avviene quando la soluzione tecnica prevede una sequenza di strati funzionali che hanno una resistenza alla diffusione del vapore che decresce procedendo dall’interno verso l’esterno. 

L’impiego di particolari teli (schermi/barriere e freni al vapore) ha il compito di aiutare a regolare il flusso di umidità in uscita. In genere si utilizza una barriera al vapore all’intradosso dello strato isolante e un telo a diffusione aperta all’estradosso, la prima con funzione di inibire il passaggio di vapore all’interno dell’isolante (che, in caso di eventuale condensazione, si bagnerebbe e perderebbe le proprie prestazioni isolanti) ed il secondo con funzione di protezione dell’isolante da eventuali infiltrazioni di acqua meteorica o vapore condensato proveniente dal sottotegola. 

Entrambi i teli svolgono il compito ulteriore di protezione dal vento, che, in certe condizioni contestuali igrotermiche, può trasportare masse di aria umida inattese e così determinare imprevisti fenomeni condensativi localizzati. 

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Svantaggi del tetto ventilato

In generale, gli svantaggi di questa tipologia di tetto sono pochi, ma possiamo elencarli brevemente.

ABBASSAMENTO DEL SOFFITTO

Servirà rubare qualche centimetro alla metratura verticale delle stanze adiacenti al tetto: siccome il tetto ventilato è composto da 4/5 strati, quindi è molto spesso, in alcuni casi si avrà un abbassamento del soffitto di qualche centimetro.

MINORE ISOLAMENTO ACUSTICO

L’intercapedine vuota presente negli strati del tetto ventilato potrebbe creare un rimbombo di onde sonore, che renderebbe meno efficiente la capacità di protezione acustica dell’abitazione. Questo è un problema che in molte zone non è sentito, in quanto se si abita in un posto tranquillo, poco trafficato e rumoroso, la lieve diminuzione isolante non sarà neanche percepita. In caso, invece, di case in pieno centro urbano o ubicate in posti particolarmente rumorosi, bisognerà valutare quanto questo problema potrebbe effettivamente diventare fastidioso.

PREZZO

In linea molto generale, un tetto ventilato non è particolarmente economico, in quanto i prezzi minimi partono da 150 euro al mq e possono salire fino a 200 euro al mq, soprattutto per quelli realizzati in legno pregiato. Le casistiche sono però molto ampie, così come le ditte specializzate cui, in caso di interesse, conviene chiedere un preventivo.

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Foto: iStock/piola666


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