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Bonus Edilizi e istituti di credito fermi. Possibile la cessione del credito in famiglia

Banche locali e di medie dimensioni hanno bloccato il servizio di cessione del credito. Cosa può fare chi ha speso delle somme per interventi che danno diritto ai bonus fiscali? La cessione del credito in famiglia può essere una soluzione

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Cessione credito famiglia

Si allunga giorno dopo giorno la lista degli istituti che non forniscono più il servizio di cessione del credito.

Il caso più clamoroso è sicuramente quello di Poste spa che sulla pagina dedicata ha pubblicato un laconico messaggio: “Il servizio di acquisto di crediti d’imposta cedibili ai sensi del DL 19 maggio 2020 n.34, convertito con modificazioni nella legge 17 luglio 2020 n.77 e s.m.i., è sospeso”.

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Insieme a Poste anche molte banche locali e di medie dimensioni. Cosa può fare allora chi si trova ad aver speso delle somme per interventi che danno diritto ai bonus fiscali e ora si trova in crisi di liquidità?

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La soluzione potrebbe essere quella di cedere il credito “in famiglia”. Le norme, infatti, non presentano alcun divieto da questo punto di vista. È solo necessario che chi acquista il credito abbia poi modo di utilizzarlo in compensazione.

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Le nuove regole per la cessione

Con la stretta imposta dal Sostegni-Ter, infatti, chi accetta il credito ceduto dai fornitori che hanno applicato lo sconto in fattura, o direttamente dai contribuenti che hanno pagato per intero i lavori, ha solo la possibilità di utilizzare la somma in compensazione senza poterla cedere a sua volta.

L’uso del credito in compensazione deve avvenire con la stessa durata prevista per la detrazione ordinaria, quindi 10 anni per tutti i Bonus Edilizi e 5 anni per il Superbonus. La compensazione però è ad ampio raggio in quanto il credito d’imposta si può “spendere” per pagare:

  • imposte sui redditi, relative addizionali e ritenute alla fonte;
  • IVA;
  • imposte sostitutive delle imposte sui redditi e dell’IVA (cedolare sugli affitti e imposta sul regime forfettari, ad esempio);
  • IRAP;
  • IMU;
  • contributi previdenziali, comprese le quote associative;
  • contributi previdenziali ed assistenziali dovuti dai datori di lavoro e dai committenti di prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa;
  • premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;
  • interessi previsti in caso di pagamento rateale;
  • tasse sulle concessioni governative;
  • tasse scolastiche.

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Passare il credito a parenti e amici

La cessione del credito a familiari e conoscenti e non solo ai fornitori o agli istituti di credito è esplicitamente ammessa dalle norme. L’art. 121 del decreto Rilancio, prevede infatti la possibilità di cedere il credito d’imposta maturato “ad altri soggetti” compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, senza indicare la necessità di un collegamento con i lavori effettuati.

Su questa base già lo scorso anno sulla rivista dell’Agenzia delle entrate Fiscooggi era stata confermata questa possibilità, in risposta alla domanda di un lettore. Chiarito infatti che alla luce del testo dell’art. 121, oltre al classico caso di cessione nei confronti dei fornitori di beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi, o a quello in favore degli istituti di credito e degli altri intermediari finanziari, “possono essere destinatari della cessione altri soggetti (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti), anche se familiari.”

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Cessioni diverse per fornitori diversi

Inoltre in tutti i casi in cui si hanno fatture da diversi fornitori che hanno realizzato diversi interventi, il credito si può cedere in riferimento a ciascun fornitore. Nella risposta 425/2020, infatti, l’Agenzia ha precisato che “in presenza di diversi fornitori, la detrazione cedibile è commisurata all’importo complessivo delle spese sostenute nel periodo di imposta nei confronti di ciascun fornitore”.

Quindi chi si trova ad aver effettuato diverse tipologie di interventi, ad esempio sostituzione degli infissi e sostituzione della caldaia, può cedere il credito spettante in relazione a ciascuna spesa a soggetti diversi, senza richiedere a uno solo di farsi carico di tutto.

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Foto: iStock.com/skynesher


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