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Risanamento energetico. Perché scegliere cappotto esterno anziché interno

Un cappotto termico posato in continuità risolve già la maggior parte dei ponti termici di una parete esterna. Ecco tre buoni motivi per orientarsi verso il cappotto esterno

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cappotto esterno

L’isolazione interna è quella sicuramente meno consigliabile per quanto riguarda un risanamento energetico, ovviamente accettabile se non ci sono alternative per isolare l’edificio dall’esterno.

Il metodo più equilibrato per isolare un edificio esistente è il sistema cappotto esterno e per capire come mai, riportiamo in questo articolo un’analisi sul comportamento di una parete e il suo corretto sistema di posa fatta da Paolo De Martin nel Manuale di Progettazione per la riqualificazione energetica, edito da Maggioli Editore.

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La termografia non mente

Per capire l’importanza di un’isolazione dall’esterno, basta vedere una termografia di un edificio non isolato, per capire quanta dispersione di calore abbiamo in una parete non isolata verso l’esterno. Vediamo nettamente i ponti termici lineari dei pilastri in cemento armato, i cassonetti non isolati come vuoto termico ed acustico, quindi con dispersioni energetiche importantissime che un cappotto esterno risolverebbe in gran parte.

Un cappotto termico posato in continuità risolve già la maggior parte dei ponti termici di una parete esterna.

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Con l’avvento del Superbonus, che prevede come elemento trainante il cappotto esterno, questo sistema di isolazione si sta diffondendo molto, quindi bisogna fare molta attenzione perché sicuramente il rischio di errori di posa e scelta dei materiali può aumentare, e allora diventa fondamentale conoscere molto bene come si posa un cappotto.

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Analizzando alcune termografie vediamo pareti soltanto in parte isolate e dove si intravedono già quali sono gli elementi di discontinuità di un cappotto termico: il nodo cassonetto- serramento, le spallette esterne della parete in prossimità delle finestre, parte del pilastro, il camino, la muratura in prossimità del radiatore sulla finestra che non è stata isolata, quindi tutta una serie di discontinuità gravi, che possono essere sicuramente risolte attraverso un cappotto termico posato correttamente in continuità.

Fig.1_Dispersione della parete ©Manuale di Progettazione per la riqualificazione energetica – Maggioli Editore

La figura 1, invece, ci indica un edificio di tipo a colabrodo ad alto consumo energetico, dove non c’è un’isolazione e praticamente abbiamo un catalogo tipo di ponti termici. La parete di colore blu della figura 2 invece è una casa certificata passiva, di alta qualità energetica, praticamente a energia zero.

Fig.2_Discontinuità termiche e posa corretta (Fonte: CasaClima)

Con un’analisi termografica possiamo vedere anche tutti i difetti della posa stessa di un cappotto termico: per esempio la posa scorretta dei pannelli (collante e tasselli), le fughe tra pannello e pannello, la grandezza stessa delle fughe, quindi vediamo tutto con immagini chiare che non possono mentire.

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Perché scegliere il cappotto esterno? I motivi

Temperatura costante all’interno della parete

Un cappotto esterno presenta caratteristiche termoigrometriche molto equilibrate, con una variazione minima della temperatura all’interno della struttura portante in muratura, quindi non ci sono problemi di diffusione del vapore significativi. L’andamento della curva rossa della temperatura rimane perfettamente costante all’interno della muratura, là dove possono formarsi fenomeni di condensa. Questa è la dimostrazione che proprio il cappotto esterno sia la soluzione più equilibrata dal punto di vista termoigrometrico con la temperatura che rimane costante all’interno della parete, a differenza di un cappotto interno.

Muri caldi d’inverno e freschi in estate

Inoltre nel cappotto esterno (muratura massiccia all’interno, isolante all’esterno), gran parte del calore viene trattenuta dalla stessa parete e rimane per un certo tempo all’interno della parete stessa. Questo è un beneficio sia per la fase invernale che per la fase estiva. In inverno il caldo rimane tendenzialmente dentro l’edificio, che nella fisica tecnica si definisce anche con la trasmittanza termica U, che è un concetto abbastanza semplice anche se può risultare complesso; in realtà il percorso del calore va dall’interno verso l’esterno, il flusso di calore passa dalla zona calda a quella fredda, quindi banalmente è il caldo che esce, non è il freddo che entra.

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Il flusso di calore, quindi, va sempre dalla parte calda alla parte fredda d’inverno. D’estate accade esattamente lo stesso: siccome abbiamo più caldo fuori, il flusso di calore è inverso rispetto alla fase invernale, va dall’esterno verso l’interno, quindi quando apriamo la finestra d’estate, non esce il fresco ma entra il caldo, esattamente come d’inverno il flusso di calore va dall’esterno verso l’interno.

Questo è un comportamento di massa che permette ai muri di rimanere caldi d’inverno e freschi in estate. Ecco perché un cappotto esterno sicuramente è da consigliare sempre come soluzione dal punto di vista termoigrometrico: è la soluzione più equilibrata che dà meno rischi di fatto, non ci sono soprattutto i rischi di condensa superficiale.

>> Cappotto esterno e interno. Come evitare la condensa, superficiale e interstiziale?

Per capire i benefici di un cappotto esterno basta verificare l’andamento delle temperature: ad esempio d’estate se abbiamo all’esterno una temperatura di 35°C, all’interno non dovremo mai superare i 25-26°C, se vogliamo avere efficienza e comfort. Con 10°C di differenza, il flusso di calore passa attraverso l’isolante esterno e viene smorzato già dall’isolante, perché se l’isolante isola d’inverno isola anche d’estate.

D’inverno l’isolante serve per mantenere calda la parete, invece d’estate contribuisce a mantenere fresca la parete. L’azione fondamentale è la posizione della massa che deve sempre essere posizionata verso l’interno (massa efficace). Il volano termico estivo viene esercitato in gran parte dalla massa, quindi la parete assorbe il calore e ne smorza la temperatura (smorzamento), con i 35°C esterni che entrano lentamente e ad un certo punto scenderanno a 28-29°C in prossimità della parete, fino ad abbassarsi dopo un certo tempo (sfasamento), scendendo a 24°C.

La temperatura che si abbassa è un fenomeno ovviamente dovuto in
gran parte alla massa del laterizio interno, ma è anche in parte dovuto all’isolante
esterno (trasmittanza termica periodica).

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Stratigrafia favorevole perché la massa è interna

Ritornando alla stratigrafia di un cappotto esterno, ci troviamo proprio in una situazione ideale dal punto di vista termoigrometrico, perché abbiamo una parete con un’inerzia termica con una massa all’interno e un isolante all’esterno.

Le costruzioni antiche funzionano benissimo anche soltanto con la massa, perché in realtà con una grande massa il fenomeno funziona ugualmente: pensate agli edifici storici come le chiese dove d’estate, nonostante i 40°C all’esterno, stiamo benissimo al fresco. Gli antichi sapevano bene che la massa manteneva freschi i muri come allo stesso modo d’inverno li mantiene caldi, perché praticamente la massa in fase invernale accumula il calore prodotto all’interno e quindi lo rilascia molto lentamente.

Analizzati questi semplici concetti di base di fisica tecnica, che dimostrano come posizionare l’isolante all’esterno e avere la massa all’interno sia sicuramente la soluzione più logica ed equilibrata dal punto di vista del percorso dei flussi di calore.

Vuoi saperne di più?

Continua a leggere il Manuale di progettazione per la riqualificazione energetica sugli aspetti fiscali del Superbonus 110. Indicazioni pratiche sulla progettazione dell’efficienza energetica al fine di garantire il doppio salto di classe e le performance richieste dalla normativa in materia.

Guarda anche l’intervista all’autore arch. Paolo De Martin:


Foto:iStock.com/vitranc


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