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Equo compenso, questa volta ci siamo? Dopo l’OK della Camera il testo passa al Senato

Il disegno di legge per garantire l’equo compenso ai professionisti passa all'esame del Senato, ma le criticità sembrano essere ancora numerose

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equo compenso professionisti

Il 13 ottobre scorso la Camera ha approvato (con 251 sì, 9 astenuti e nessun contrario) il disegno di legge per garantire e rafforzare l’equo compenso ai professionisti, o meglio, come si legge nel testo del ddl, “tutelare il diritto del professionista di ottenere un giusto ed equo compenso nei rapporti contrattuali che lo riguardano, concretizzando il principio già sancito dall’articolo 2233 del codice civile, secondo il quale la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione” (>> qui trovi il testo della proposta di legge presentata il 25 giugno 2021, atto Camera 3179 – a cui si fa riferimento anche come ddl Meloni). Ora il testo passa al Senato.

L’esame della proposta era ripreso il 5 ottobre scorso dopo vari stop. Ricordiamo che l’equo compenso è stato istituito con la Legge di Bilancio 2018 (legge 205/2017), ma dopo pochi mesi erano state presentate varie proposte di riforma e rafforzamento della tutela, che risultava fare acqua da più parti (ad esempio per il mancato obbligo per la Pubblica Amministrazione).

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Le osservazioni e i provvedimenti sul tema erano stati poi riuniti in un unico testo, che lo scorso giugno è arrivato in discussione alla Camera. Appena prima del voto, però, a causa delle proteste della maggior parte delle categorie professionali, la proposta di legge era stata rimandata in commissione, dove tutto aveva visto una battuta di arresto ad agosto. Il 5 ottobre invece, come dicevamo, l’iter era ripartito con la votazione degli emendamenti.

Equo compenso, la proposta di legge e le criticità

La norma, in estrema sintesi, ha l’obiettivo di tutelare il professionista nei rapporti con i clienti rendendo nulle le clausole che non riconoscono un compenso equo e proporzionale all’attività svolta. In Senato però il testo uscito dalla Camera (non ancora disponibile) può ancora essere modificato. Secondo il sottosegretario alla Giustizia Paolo Francesco Sisto “il cantiere sull’equo compenso è ancora aperto e ci sono margini di miglioramento“.

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Molti parlamentari auspicano infatti ulteriori approfondimenti e modifiche, dopo che nei giorni scorsi i rappresentanti di molte professioni, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e diversi sindacati hanno sollevato perplessità sul testo votato. Tra i punti critici segnalati troviamo l’ambito di applicazione limitato (ad esempio i rapporti con la Pubblica Amministrazione rischiano di rimanere nuovamente esclusi dalla tutela) e la questione del diverso trattamento riservato ai professionisti iscritti agli Ordini rispetto agli altri.

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Il meccanismo sanzionatorio, inoltre, continua a non convincere, dato che a subire una sanzione non sarebbe il committente che propone un compenso al di sotto della soglia di equità ma il professionista che lo accetta. A erogare le sanzioni sarebbe quindi l’Ordine di competenza, perché si tratterebbe di un illecito disciplinare.

Inoltre è stato escluso l’articolo sulla copertura finanziaria della proposta di legge, che  prevedeva lo stanziamento di un fondo da 150 milioni di euro annui a partire dal 2022, da reperire mediante il Fondo per esigenze indifferibili. Le risorse andranno quindi trovate con la prossima Legge di Bilancio.

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Immagine: iStock/SARINYAPINNGAM


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