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Edifici a energia zero. Gli aspetti da non sottovalutare nella posa dei serramenti

Ecco alcuni accorgimenti a cui prestare attenzione in fase di progettazione e posa. Leggi il focus sulla posa degli infissi con falso telaio

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Progettare ed eseguire la posa dei serramenti significa, di fatto, occuparsi di due nodi distinti:

> il “nodo primario”, tra grezzo murario e falso telaio;

> il “nodo secondario”, tra falso telaio e telaio fisso del serramento.

Con particolare riferimento al primo dei due, in una schematizzazione del sistema-serramento possiamo definire tre “piani-giunto” sui quali agire (schematizzati nelle figure 1,2 e 3), in funzione delle istanze tecniche da soddisfare, ossia (dall’interno all’esterno):

  1. tenuta all’aria,
  2. tenuta meccanica e acustica,
  3. tenuta al vento, all’acqua e alla pioggia battente.

Alcuni esempi di nodi di posa sono riportati di seguito. Una premessa da fare è che, nel formulare le presenti indicazioni, si considera di operare sempre con l’impiego di un falso telaio (figg. 1,2,3), secondo un uso invalso (non sempre, e con diverse varianti) nel nostro Paese, e assai meno all’estero.

Ciò legittima la prima distinzione introdotta, tra nodo primario e secondario.

Analizziamo nel dettaglio quali sono le buone regole della progettazione e della posa di un serramento, così come descritto da Federico Arieti, nel volumeProgettare edifici a energia zero, edito da Maggioli Editore.

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Falso telaio

L’installazione con il falso telaio (se attentamente progettata ed eseguita) produce importanti benefici sulle “tenute” menzionate sopra e sulla precisione della posa. Si suggerisce l’impiego di falsi telai in legno (o plastica, o combinazione dei due
materiali) con sezione a “L” per i montanti e per la traversa superiore del serramento.

Per la traversa inferiore (o “quarto lato”) si impiega invece una sezione retta, in legno (λ = 0,13 W/mK) o purenite (λ = 0,06 W/mK).

L’utilizzo della sezione a “L” anche per il quarto lato sarebbe improprio, poiché si occluderebbero i fori per lo scarico della condensa che normalmente ogni serramento presenta sulla traversa inferiore (esistono eccezioni pregevoli a tale schematizzazione, ma esulano da questa sintetica trattazione).

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Si è proposto l’impiego di purenite, in luogo del legno, per il quarto lato, e non necessariamente per le “L” poste sugli altri tre lati, perché (come si evince dalle figure 1,2,3) nei tre lati superiori il coibente sormonta il telaio dell’infisso (benché tra i due si frapponga il “falso”). Nel quarto lato, invece, come appena chiarito, tale sormonto non avviene, pertanto è essenziale corroborare quanto più possibile, dal punto di vista termico, la base d’appoggio del telaio, cioè il “falso” stesso.

Fig.1_Nodo di posa schematico di una finestra, vista in pianta (paragonabile alla situazione di posa del traverso superiore). I tre “piani-giunto”: 1) tenuta all’aria; 2) tenuta meccanica e acustica; 3) tenuta all’acqua, al vento e alla pioggia battente © Edifici a energia zero – Maggioli Editore
Fig.2_Nodo di posa schematico di una finestra, vista in sezione sul traverso inferiore. I tre “piani-giunto”: 1) tenuta all’aria; 2) tenuta meccanica e acustica; 3) tenuta all’acqua, al vento e alla pioggia battente © Edifici a energia zero – Maggioli Editore
Fig.3_Posa con falso telaio a “L” in legno, nastrato internamente per tenuta all’aria, e dotato di profilo plastico esterno con rete portaintonaco (per continuità di tenuta al vento esterna). Il nodo secondario è presidiato con due nastri autoespandenti © Edifici a energia zero – Maggioli Editore

Il falso telaio (definito anche “controtelaio”) si ancora al grezzo di parete con fissaggi meccanici, eventualmente con l’ausilio di staffe.

Come garantire tenuta all’aria, al rumore e all’acqua?

Nodo primario

Procedendo dall’interno all’esterno, la prima istanza cui ottemperare è la tenuta all’aria (primo piano-giunto). Questa può essere eseguita con delle nastrature tra il “falso” e il “grezzo”. Se si tratti di muratura, si possono impiegare nastri intonacabili.

L’esigenza è evidentemente quella di creare continuità di tenuta all’aria interna tra la massa edificata del fabbricato e il controtelaio.

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Il contatto tra il falso telaio e i grezzi (secondo piano-giunto) dev’essere tale da non dare luogo a propagazione di rumore. Per questa ragione i giunti vengono costipati con schiuma poliuretanica, con la cura di scegliere schiume a basso modulo di espansione. Un errore invalso, infatti, allorché la schiuma rappresa risulti esuberante rispetto ai giunti da costipare, consiste nel taglio della schiuma stessa. Ma il taglio danneggia l’effetto
“filmante” superficiale della schiuma, aprendola al passaggio del vapore, che rischia così di rimanere intrappolato al suo interno, con i rischi che ne conseguono.

Un’alternativa tecnica all’impiego della schiuma, per questa applicazione, può risiedere nell’utilizzo di un nastro autoespandente a sezione sufficientemente larga, dotato di barriera al vapore lungo un fianco: sarà questo il fianco da rivolgere verso l’interno dell’edificio.

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Raggiungendo l’esterno del nodo di posa, occorre infine garantire la continuità di tenuta al vento, nonché all’acqua, tra il falso telaio e la facciata esterna del fabbricato (terzo piano-giunto). Per i montati e la traversa superiore, laddove si abbia a che fare con una facciata intonacata, si può posizionare in testa (lato esterno) al falso telaio un giunto apposito, equipaggiato di rete portaintonaco, che favorisce il raccordo fra il controtelaio e l’intonaco (reterasatura), ossia la tenuta al vento dell’edificio. Nel caso di edifici con altro genere di finiture, dove la tenuta al vento sia affidata ad un apposito telo, si potrà procedere alla nastratura tra questo e l’estremità esterna del falso telaio.

Sempre in oggetto al terzo piano-giunto, se si stia operando sul quarto lato, probabilmente si affronterà l’esigenza di impermeabilizzare il bancale.

La tenuta al vento (e naturalmente all’acqua) potrà in tal caso essere affidata ad una guaina che, raggiunta la facciata, possa “cedere” a sua volta la tenuta ad un idoneo telo traspirante.

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Abbiamo così definito la posa del falso telaio, cioè trattato del nodo primario.

In un processo costruttivo, a questo punto, sarebbe buona pratica chiudere i vani dei “falsi” con teli plastici nastrati a tenuta, ed eseguire un blower door test di tipo B (ossia eseguito in corso d’opera), in modo da verificare l’efficace tenuta all’aria della posa falsi telai. Se un simile test producesse esiti confortanti, laddove il test successivo, eseguito a serramenti installati, e forse a opere completate (o quasi) dovesse rilevare criticità, si potrebbe con certezza escludere la responsabilità della posa dei falsi telai, e circoscrivere la ricerca del problema al solo nodo secondario (o alle altre lavorazioni eseguite a valle del primo test), evitando l’onerosa e inutile manomissione di lavorazioni correttamente eseguite.

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Nodo secondario

Nella posa dei serramenti sui falsi telai (nodo secondario) si opera con nastri autoespandenti lungo i due montanti e la traversa superiore. Se la facciata esterna sia rasata, quindi si sia fatto uso di un profilo di giunzione tra falso telaio e rasatura, quest’ultimo è dotato, sul lato interno del “falso”, di una piccola guarnizione plastica che migliora l’impermeabilità del punto di contatto tra il telaio dell’infisso e il controtelaio.

Il nastro autoespandente garantisce la tenuta all’aria tra il falso telaio e il telaio della finestra, ma è aperto alla diffusione del vapore.

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Quanto al quarto lato, maggiormente esposto all’acqua, occorre invece chiudere ed impermeabilizzare. Si impiega un nastro butilico (al centro del giunto), e, sul lato esterno del giunto, si sigilla con MS polimero. Si tratta di un sigillante adesivo capace di indurire all’umidità, composto di un silano ed un polimero (poliestere, polietere, poliacrilico: la sigla MS sta per modified sealant); resiste a temperature comprese tra –40 e +100°C, nonché ai raggi UV, ed è sovraverniciabile una volta indurito.

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Il monoblocco

Un’alternativa al falso telaio fin qui descritto, abbastanza diffusa sul mercato, benché solitamente più onerosa, è l’impiego del “monoblocco” coibentato. In questa breve trattazione e negli esempi proposti si è scelto di non prendere in considerazione questa (senz’altro efficace) soluzione costruttiva.

Continua a leggere dal volume:

Progettare edifici a energia zero

Progettare edifici a energia zero

Federico Arieti, 2021, Maggioli Editore

Questo volume, giunto alla seconda edizione, pone base sul presupposto che realizzare un edificio ad energia zero ed elevato comfort ambientale non significa ragionare in termini di centimetri di coibente, né di mere tematiche “impiantistiche” (rilevanti,...



Foto:iStock.com/Jean-philippe WALLET


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