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I pali precaricati, una valida soluzione per il consolidamento delle fondazioni

Dopo l'ampliamento di una nuova porzione, un fabbricato collocato vicino alla riva di una roggia, ha evidenziato diverse lesioni e crepe in corrispondenza dell’attaccatura con il corpo principale. Quale soluzione tecnologica è stata adottata per risolvere questa problematica? Scopri di più

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Nella provincia di Pavia è presente un cedimento fondale di una porzione di edificio. Si tratta di un fabbricato di civile abitazione che diversi anni fa è stato oggetto di un ampliamento costruito proprio in riva ad una roggia (un canale poco profondo utilizzato prevalentemente per uso irriguo). Negli ultimi tempi questa porzione di fabbricato aggiunta ha evidenziato diverse lesioni e crepe in corrispondenza dell’attaccatura con il corpo principale.

Il dissesto descritto è stato monitorato con fessurimetri e un monitoraggio topografico di precisione, per circa 14 mesi, evidenziando un progressivo peggioramento, correlato anche con il livello dell’acqua presente nella roggia.

Quali soluzioni tecnologiche sono state adottate per risolvere il problema? Vediamo nel dettaglio.

Cedimento differenziale e consolidamento delle fondazioni con pali precaricati

Foto 1. Pali precaricati

Non sempre i cantieri si trovano in condizioni operative ottimali. Capita infatti di dover realizzare dei micropali in ambienti difficili da raggiungere con macchine operatrici e in spazi molto ridotti. La tecnologia proposta da SYStab con i Pali Precaricati, pressoinfissi con martinetti idraulici a contrasto con la struttura da consolidare, consente di operare agevolmente anche nelle condizioni apparentemente più complesse. Nello specifico, vengono inseriti dei pali in acciaio collegati mediante tubi camicia e un nuovo cordolo in c.a.

Inizialmente, i tecnici incaricati dalla committenza, hanno scandagliato tutte le possibili metodologie di consolidamento:

  • Sottofondazioni classiche in cemento armato
  • Fondazioni profonde su micropali trivellati
  • Iniezioni di miscele consolidanti a base cementizia o resine

Naturalmente in questo caso i fattori determinanti sono stati la presenza e la notevole vicinanza della roggia alla struttura, che necessariamente ha comportato:

  • Verosimile presenza di infiltrazioni d’acqua
  • Accesso limitato alla struttura da consolidare
  • Notevoli difficoltà nell’eseguire scavi
Foto 2. Pali precaricati

Perciò si è optato per un consolidamento con micropali precaricati collegati mediante tubi camicia inseriti in un nuovo cordolo di fondazione reso solidale alla muratura esistente. Realizzato il cordolo a livello del piano campagna, per evitare scavi, si è attesa la maturazione del getto (canonici 28 giorni) prima di procedere all’infissione dei pali con martinetti idraulici. Ogni palo è stato infisso a pressione sfruttando il contrasto offerto dall’edificio da consolidare, fino ad una profondità media di 9 metri.

Foto 3. Le diverse fasi di consolidamento delle fondazioni.

Questa pratica che apporti positivi garantisce rispetto le palificazioni tradizionali?

Il consolidamento delle fondazioni con i pali precaricati ha molti vantaggi rispetto alle tecniche di palificazione standard più diffuse e precisamente:

  • tempi di realizzazione rapidi 
  • gli scavi possono essere evitati o comunque ridotti al minimo
  • non produce alcun materiale di risulta
  • non impiega né fanghi né acqua (cantiere asciutto idoneo anche in ambienti stretti e interni)
  • non produce vibrazioni dannose per la struttura da consolidare
  • la portata di ogni singolo palo viene misurata in tempo reale
  • precarico per l’annullamento dei cedimenti primari.

Il caso in esame rivela i riscontri positivi avuti. Infatti, le fondazioni sono state completate in 1 giorno e mezzo, realizzando l’infissione di 4 pali precaricati diametro 76 mm e lunghezza media 9 metri, compreso il fissaggio finale dei micropali con tubi camicia in acciaio.

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Per maggiori informazioni:

SYstab

Foto di copertina: iStock/FotoDuets


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