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Beni finiti per manutenzione ordinaria o straordinaria, IVA al 10 o al 22?

Nel caso di manutenzione ordinaria o straordinaria si può fruire dell’IVA al 10% sui beni finiti solo quando la relativa fornitura è compresa all’interno del contratto d’appalto. Quindi cosa conviene fare?

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Come sappiamo, in ambito edilizio sono previste due aliquote IVA agevolate differenti, una al 10% per il recupero del patrimonio esistente e l’altra al 4% per nuova costruzione coi requisiti prima casa.

In particolare per l’aliquota al 10% si deve verificare l’opera edilizia in progetto per capire se la fatturazione può essere eseguita interamente con IVA agevolata oppure se su una parte o sull’intero imponibile si debba applicare l’aliquota ordinaria al 22%, in base alla tipologia di opere edilizie in progetto (manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, ristrutturazione, restauro e risanamento conservativo).

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IVA al 10 % per manutenzione ordinaria o straordinaria

Invero, nel caso di manutenzione ordinaria o straordinaria (come definite nell’art. 3 del D.P.R. 380/2001) si può fruire dell’IVA al 10% sulle seguenti prestazioni:

  • appalti e onorari (sia delle imprese, sia dei lavoratori autonomi, sia dei professionisti);
  • cessioni di materie prime e semilavorati e beni finiti solo quando la relativa fornitura è compresa all’interno del contratto d’appalto;
  • per i beni significativi (quelli cioè in cui il valore del bene è preponderante rispetto al valore della manodopera necessaria per la sua posa in opera) solo fino al raggiungimento della quota parte della manodopera.

Risulta chiaro che la conseguenza di queste condizioni è che in caso di manutenzione ordinaria o straordinaria il committente non possa acquistare direttamente le materie prime e semilavorati e i cosiddetti beni finiti, ma per avere l’IVA agevolata al 10% deve farseli acquistare da chi ne esegue la posa in opera.

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Beni finiti, risponde l’Agenzia delle Entrate

Tramite una recente risposta ad interpello avvenuto tramite il canale FiscoOggi l’Agenzia delle Entrate ha chiarito ulteriormente questo consolidato orientamento ricordando peraltro che i “beni significativi” sono elencati nel D.M. 29/12/1999 (>> trovi qui un elenco) e che per essi vale la regola già richiamata dell’IVA agevolata solo fino a concorrenza del valore della manodopera necessaria per la loro installazione.

Al contrario, per i “beni finiti” non esiste un elenco definito e completo e che pertanto ci si deve affidare alla prassi più consolidata; alcuni esempi di beni finiti possono essere le rubinetterie, i sanitari, le porte, gli ascensori, le ringhiere e tutti quegli elementi che possono essere sostituiti in modo autonomo rispetto alla struttura di cui fanno parte (>> qui abbiamo visto anche altri esempi); per tali tipologie di beni l’IVA è agevolata nei seguenti casi:

  • nelle manutenzioni ordinarie e straordinarie solo se sono forniti dallo stesso soggetto che ne esegue la posa in opera (altrimenti l’IVA è al 22%);
  • nelle ristrutturazioni e restauri e risanamenti conservativi quando acquistati direttamente dal committente così come quando forniti dallo stesso soggetto che ne esegue la posa in opera.

Le stesse regole valgono per i semilavorati e le materie prime (esempi di tali beni possono essere le piastrelle, i mattoni, le malte e tutti quei materiali che non possono essere autonomamente smontati dalla costruzione di cui fanno parte), la cui fornitura nel caso di manutenzioni ordinarie e straordinarie deve essere compresa nell’ambito del contratto di appalto.

Manutenzione, conviene IVA al 10 (con ricarico) o al 22?

Nel caso di manutenzione ordinaria o straordinaria sta quindi al singolo committente verificare se ci sia più convenienza ad ottenere l’IVA al 10% facendosi acquistare i beni finiti, semilavorati e materie prime da chi ne esegue la posa in opera – il quale dovrà necessariamente applicarvi un ricarico – oppure se acquistare direttamente tali materiali accettando l’IVA ordinaria al 22%.

Si tratta di una differenza del 12% che verrebbe limitata nel caso di detrazioni fiscali, e che probabilmente si equipara grossolanamente al ricarico che l’installatore dovrebbe eseguire nel caso di acquisto.

Nel caso in cui si eseguano opere di ristrutturazione o di restauro e risanamento conservativo invece è indifferente e probabilmente vi è più convenienza ad acquistare i materiali direttamente da parte del committente.

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Lisa De Simone
Esperta in materia legislativa, si occupa di disposizioni normative e di giurisprudenza di interesse per il cittadino. Collabora da anni con Maggioli Editore, curando alcune rubriche on line di informazione quotidiana con particolare attenzione alle sentenze della Corte di Cassazione in materia condominiale e fiscale

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Lisa De Simone
Esperta in materia legislativa, si occupa di disposizioni normative e di giurisprudenza di interesse per il cittadino. Collabora da anni con Maggioli Editore, curando alcune rubriche on line di informazione quotidiana con particolare attenzione alle sentenze della Corte di Cassazione in materia condominiale.

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Immagine: iStock/pixelfit


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