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Progetti di rigenerazione urbana Comuni. Come fare domanda per le risorse

A disposizione ci sono risorse che dal 2021 al 2034 finanzieranno la manutenzione e il riuso di aree ed edifici pubblici, la demolizione delle opere abusive, gli interventi di ristrutturazione edilizia degli immobili pubblici e la mobilità sostenibile.

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Rigenerazione urbana comuni

Aggiornato il 6 aprile 2021_Buone notizie per i Comuni italiani che possono richiedere il contributo per gli interventi di rigenerazione urbana. I criteri per ottenere le risorse, stanziate dalla legge di Bilancio 2020, stati definiti con il DPCM 21 gennaio 2021.

Dal 7 aprile e fino al 4 giugno 2021 gli enti possono inoltrare le domande e richiedere i fondi per la realizzazione e la progettazione esecutiva degli interventi.

Le modalità di presentazione delle domande sono disciplinate al DM 2 aprile 2021, dove sono anche allegati il facsimile dell’istanza e un Comunicato con le istruzioni per i Comuni.

Le richieste vanno presentate online, seguendo la procedura guidata, sulla Piattaforma di Gestione delle Linee di Finanziamento (GLF), dalle 8.00 alle 20.00.

Scopri tutti gli aggiornamenti sul PNRR. Leggi le notizie nella sezione dedicata

Progetti di rigenerazione urbana: il decreto che assegna le risorse

La nota ANCI rende nota la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 6/3/2021 n. 56 del DPCM del 21/1/2021 recante “Assegnazione ai comuni di contributi per investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale”.

Il limite complessivo del Fondo ammonta a:

  • 150 milioni di euro per l’anno 2021,
  • 250 milioni di euro per l’anno 2022,
  • 550 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024 e
  • 700 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2034.

Il Decreto finanzia quindi interventi triennali, fino al 2034, volti alla rigenerazione urbana da parte dei Comuni con almeno 15.000 abitanti, secondo specifici criteri e modalità definite. Nello specifico a poterne usufruire sono i Comuni capoluogo di Provincia o sede di Città Metropolitana e i Comuni non capoluogo con popolazione superiore a 15mila abitanti.

Possono richiedere un contributo (per il primo triennio 2021-2023) per uno o più interventi nel limite di:

  • 5 milioni di euro i Comuni con popolazione da 15mila a 49.999 abitanti,
  • 10 milioni di euro i Comuni con popolazione da 50mila a 100mila abitanti,
  • 20 milioni di euro i Comuni con popolazione superiore a 100mila abitanti, capoluogo di provincia o sede di Città Metropolitana.

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Come fare la richiesta?

Il Ministero dell’Interno ha reso nota la procedura attraverso la quale i Comuni potranno inoltrare la richiesta del contributo entro il 4 giugno 2021.

I Comuni, attraverso la piattaforma Gestione linee di finanziamento (GLF), devono certificare il rispetto delle condizioni che danno diritto al contributo:

a) le richieste devono indicare il CUP dell’opera valido e correttamente individuato in relazione all’opera per la quale viene richiesto il contributo;
b) le richieste devono riferirsi ad opere pubbliche inserite nella programmazione annuale o triennale degli enti locali e che rientrano nello strumento urbanistico comunale comunque denominato approvato e vigente nell’ambito territoriale del comune;
c) alla data della presentazione della richiesta i Comuni devono aver trasmesso alla banca dati delle amministrazioni pubbliche (BDAP) i documenti contabili.

Il passaggio successivo, al momento sospeso, prevede da parte dei Comuni la quantificazione degli indicatori fisici di realizzazione che saranno resi ufficiali dopo la presentazione del PNRR alla Commissione Europea, che avverrà entro il 30 aprile 2021.

Pertanto il completamento della domanda si potrà avere solo dal 5 maggio 2021.

A disposizione dei Comuni italiani che hanno i requisiti per usufruirne, ci sono risorse che dal 2021 al 2034 finanzieranno la manutenzione e il riuso di aree ed edifici pubblici, la demolizione delle opere abusive, gli interventi di ristrutturazione edilizia degli immobili pubblici e la mobilità sostenibile.

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Come potranno usare i Comuni queste risorse?

I Comuni che ottengono i contributi, potranno avviare gare per la realizzazione e la progettazione di opere singole o insiemi coordinati di interventi con l’obiettivo di ridurre e migliorare condizioni di degrado sociale e decoro urbano e ambientale. Sono incluse nell’elenco le opere incompiute.

Rientrano tra gli interventi ammessi, specificati all’articolo 3 del DPCM 21/1/2021:

  • manutenzione per il riuso e rifunzionalizzazione di aree pubbliche e di strutture edilizie esistenti pubbliche per finalità di interesse pubblico, anche compresa la demolizione di opere abusive realizzate da privati in assenza o totale difformità dal permesso di costruire e la sistemazione delle pertinenti aree;
  • miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale, anche mediante interventi di ristrutturazione edilizia di immobili pubblici, con particolare riferimento allo sviluppo dei servizi sociali e culturali, educativi e didattici, ovvero alla promozione delle attività culturali e sportive;
  • mobilità sostenibile.

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Quanto tempo hanno i comuni a disposizione per eseguire gli interventi?

Una volta assegnati i contributi, per non perderli i Comuni dovranno assegnare i lavori entro specifiche tempistiche così come indicato all’articolo 6 del DPCM:

  • 15 mesi per le opere il cui costo è compreso tra 750.001 euro e 2,5 milioni di euro;
  • 20 mesi per le opere il cui costo è superiore a 2,5 milioni di euro.

Sono concessi 12 mesi in più ai Comuni che hanno ottenuto il contributo sia per la realizzazione dell’intervento sia per la progettazione esecutiva le cui spese possono essere coperte dal finanziamento.

Le richieste devono riferirsi ad opere inserite nella programmazione annuale o triennale degli enti locali e rientranti nello strumento urbanistico comunale. Nel caso in cui le domande siano superiori alle risorse, avranno priorità quelle con l’indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM) più alto.

Il Governo punta sulla rigenerazione urbana verso la quale, attraverso la Legge di Bilancio 2020, sono destinati complessivamente di 8,5 miliardi di euro.

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Rigenerazione sociale, urbana e sostenibile

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Giuliano Colombini, Architetto, Lari (PI) 1948, attivo nella progettazione architettonica e urbanistica. Ha tenuto per oltre dodici anni seminari di Igiene Ambientale, Impianti Urbani, Progettazione Ambientale, presso la Facoltà di Architettura di Firenze e la Facoltà di Architettura La Sapienza di Roma. Dal 1997 al 2017 è stato Presidente dell’Ordine degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori della provincia di Pisa. Dal 2000 al 2005 è stato Presidente della Federazione Toscana degli Ordini Provinciali degli Architetti. È stato membro della Segreteria Nazionale del Consiglio Nazionale degli Architetti e Coordinatore della Commissione Urbanistica presso il Consiglio Nazionale Architetti. Ha partecipato a numerosi convegni sui temi dell’architettura, dell’urbanistica, del governo del territorio e della trasformazione del territorio, sulle problematiche burocratiche, sociali e legisla- tive nell’ambito dell’urbanistica e dell’architettura. È stato membro di varie commissioni di concor- si di architettura e urbanistica nazionali e internazionali.
Ha pubblicato saggi sull’urbanistica e sulla professione di architetto e i volumi:
• Architettura nell’ambiente, Giardini, Ghezzano 1988
• Le piazze; recupero del luogo urbano, Giardini, Ghezzano 1988
• Ambiente e Progetto,Alinea, Firenze 1990
• Quarrata – Atti del Convegno, per una conoscenza del territorio comunale.“L’uomo e l’ambiente”, Bandecchi e Vivaldi, Pontedera 1996
• Riconquistare l’Italia – sconfiggere la crisi patologica, Roma Prospettive Edizioni 2009

Oggi, più che mai, ci dobbiamo interrogare sulle questioni che giocano un nuovo ruolo nei confronti dell’umanità; mai come oggi l’umanità è entrata in una spirale complessa e disumanizzante dove sistemi concatenati non possono più essere affrontati e gestiti separatamente. L’Autore avverte la necessità di affrontare la questione della “rigenerazione sociale e urbana sostenibile”, che potrebbe apparire tema esclusivamente tecnico-urbanistico, rifacendosi invece alla complessità dei sistemi, analizzando altri fattori (sociali, economici, culturali e antropologici) fortemente in crisi nel nostro Paese e che, se non risolti o quanto meno affrontati e gestiti con attenzione, non consentiranno di giungere a nessuna rigenerazione sociale e urbana sostenibile. L’autore inoltre non si limita ad osservare il concetto di rigenerazione urbana come avvenuto nel passato attraverso leggi speciali che individuavano la rigenerazione come semplice visione di recupero, riuso, o riqualificazione, del costruito, la questione è più ampia. Il riferimento va allargato riferendoci ad una rigenerazione economica, culturale e sociale. La prima importante rigenerazione dovrà riguardare proprio i comportamenti umani, in quanto il potere dell’uomo su di sé e sull’am- biente deve essere infatti rigenerato, per ritrovare la coesione sociale, ed individuare i limiti della crescita economica e consumistica. Dopo di che sarà possibile affrontare la rigenerazione sociale e urbana sostenibile nella sua complessità e valutare gli attuali meccanismi legislativi che ne impediscono la realizzazione.

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Giuliano Colombini, 2018, Maggioli Editore
15.00 € 14.25 €
Il progetto di rigenerazione urbana

Il progetto di rigenerazione urbana

Il tema del recupero e della rigenerazione dei brownfield, ambiti rilevanti che derivano dalle dinamiche di crescita della città post-industriale, rappresenta un argomento di grande attualità, che offre delle occasioni uniche per il ripensamento strategico dello sviluppo urbano. Su questi contesti si riversano aspettative divergenti, che includono la domanda delle comunità locali, le attese economiche degli stakeholder e dei developer e gli interessi delle pubbliche amministrazioni. Coniugare in un’unica visione progettuale la molteplicità di questi approcci rappresenta una sfida decisiva per la riflessione architettonica contemporanea, per favorire ambienti urbani in sintonia con le attese pubbliche. Il testo si concentra sull’area dello scalo di Porta Romana a Milano. La rilevanza della localizzazione, gli interessi di operatori internazionali che confluiscono nella zona, lo sviluppo di nuovi insediamenti terziari e residenziali limitrofi, caratterizzano l’area come una delle più interessanti del tessuto cittadino, dove si giocherà una partita fondamentale per l’intero sud-est di Milano. 
L’analisi punta a evidenziare il nesso imprescindibile, e non sempre riscontrabile nei progetti in corso, tra i processi di trasformazione, le nuove ipotesi insediative e le condizioni di contesto. Nell’ottica di sottolineare un possibile approccio metodologico da perseguire, che sappia mettere in luce peculiarità e potenzialità del comparto. Il testo si pone come l’esito di una ricerca avviata da anni in varie sedi: dall’insegnamento universitario, alla formulazione di ipotesi progettuali; dall’organizzazione di incontri e dibattiti pubblici, al confronto diretto con stakeholder ed esponenti politici locali.

Fabrizio Schiaffonati Architetto, Professore di Tecnologia dell’architettura al Politecnico di Milano.
Giovanni Castaldo Architetto, PhD in Architettura, ingegneria delle costruzioni e ambiente costruito al Politecnico di Milano.
Martino Mocchi Dottore in Filosofia, PhD in Progetto  e tecnologie per la valorizzazione dei beni culturali al Politecnico di Milano.

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Fabrizio Schiaffonati, Giovanni Castaldo, Martino Mocchi, 2017, Maggioli Editore
15.00 € 14.25 €

Foto: iStock.com/Marina07


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