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Inserimento vano ascensore fabbricato esistente. Come intervenire sulla struttura?

L'inserimento vano ascensore in un fabbricato esistente implica delle modificazioni strutturali strettamente connesse alla tipologia costruttiva. Ecco i dettagli

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inserimento vano ascensore

L’inserimento vano ascensore all’interno di un fabbricato è un intervento ormai molto frequente e che viene progettato con la finalità di rendere accessibile il fabbricato alle persone con limitazioni di deambulazione.

Tale intervento implica delle modificazioni strutturali strettamente connesse alla tipologia costruttiva del fabbricato esistente.

L’intervento locale è sicuramente l’intervento più comune sui fabbricati esistenti e, forse proprio per questa ragione, quello per cui è più facile e frequente incorrere in una sua errata valutazione. In molti casi la scelta verso tale tipologia di intervento viene intrapresa per la possibilità di ridurre l’entità delle prove sperimentali da condurre in situ, che non sempre sono ben accolte dai proprietari, soprattutto nel caso di piccole ristrutturazioni.

È importante segnalare che l’inserimento vano ascensore rientra tra quelli che potrebbero erroneamente essere considerati di tipo locale.

Vediamo come procedere e quali aspetti bisognerà valutare nell’inserimento vano ascensore all’interno di un fabbricato esistente.

Inserimento vano ascensore. Quali implicazioni comporta?

Fig.1_Pianta di una nuova struttura a sostegno dell’ascensore_ ©Interventi locali su edifici esistenti – Maggioli Editore

Le modificazioni più importanti sono la necessità di realizzare delle forometrie sui vari impalcati e, al tempo stesso, la possibilità di garantire la compatibilità di spostamento tra il fabbricato esistente e il nuovo ascensore in caso di evento sismico.

La compatibilità degli spostamenti tra i due elementi può essere risolta in più modi:

  1. una possibilità consiste nella realizzazione di una struttura indipendente, sia essa in c.a. o in acciaio, atta a sostenere l’ascensore, prevedendo un idoneo giunto strutturale con la costruzione esistente (Fig.1);
  2. una soluzione alternativa consiste nel collegare la struttura di alloggiamento dell’ascensore alle strutture verticali esistenti per mezzo di piastre metalliche, prevedendo dei dispositivi che permettano di assorbire lo spostamento relativo tra i due elementi.

Quest’ultima scelta progettuale permette di “ridurre” le strutture di alloggiamento dell’ascensore che gravano in termini di carichi verticali sulla costruzione esistente.

Si propongono di seguito dettagli relativi alle due possibili scelte progettuali sopra descritte.

Fig.2_Sezione di una nuova struttura a sostegno dell’ascensore_©Interventi locali su edifici esistenti – Maggioli Editore
Fig.3_Dettaglio tipologico con vincolo scorrevole_©Interventi locali su edifici esistenti – Maggioli Editore

Un’altra implicazione che si ha a seguito della progettazione di un nuovo ascensore è la creazione di asole sugli impalcati interessati. La rimozione parziale del solaio può rimanere in intervento locale solo a patto che questa non modifichi sostanzialmente il comportamento rigido nel proprio piano dell’impalcato.

Pertanto nel caso ci siano solai non rigidi è molto probabile che si rientri in intervento locale; si invita comunque a prestare attenzione all’effetto che l’asola comporta sulla distribuzione dei carichi.

Leggi anche: Stabilizzazione di fronti e facciate in zone sottoposte a vincolo. Cosa c’è da sapere?

Inserimento vano ascensore. Quando prevedere elementi di rinforzo?

È possibile infatti che, a seguito della modificazione della distribuzione dei carichi, vi sia la necessità di dimensionare eventuali interventi di rinforzo.

Nel seguito si mostrano due esempi in cui si può notare la differente variazione della distribuzione dei carichi: nel primo caso le sollecitazioni vengono variate molto limitatamente rispetto alla condizione originaria, nel secondo caso invece si può osservare come una trave originariamente “scarica” risenta di carichi derivanti dalla nuova trave di chiusura.

 

Nel caso in cui gli impalcati presentino un comportamento rigido nel piano, il progettista è tenuto a condurre valutazioni numeriche degli effetti dell’asola proprio sul comportamento rigido dell’impalcato; nello specifico va controllato che la forometria non vanifichi la condizione che ogni punto dell’impalcato si muova analogamente a tutti gli altri in caso di forza orizzontale agente sulla costruzione.

Il testo è di Francesco Cortesi e Laura Ludovisi ed è estratto dal volume Interventi locali su edifici esistenti.

Articolo originariamente pubblicato su Ingegneri.cc

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Interventi locali su edifici esistenti

Interventi locali su edifici esistenti

Questo manuale tecnico-pratico aiuta il progettista (architettonico, impiantista e strutturale) che si accinge a effettuare un intervento di tipo “locale” su un fabbricato esistente. Frutto dell’esperienza pluriennale degli Autori nell’ambito della progettazione sul costruito esistente, l’opera, lungi dall’essere un mero elenco di istruzioni pratiche da seguire pedissequamente, tratta il tema degli interventi locali con taglio operativo sempre tenendo in considerazione che questa tipologia di interventi deve agire sul fabbricato senza snaturarne il funzionamento originario, a garanzia della sicurezza di persone e cose. Nel manuale si individuano le opere che rientrano nella categoria “intervento locale” in accordo con le NTC 2018, meglio esplicitate dalla Circolare applicativa n. 7/2019. Sono proposte anche alcune tipologie di intervento che possono perseguire le finalità indicate dal Legislatore. L’opera tratta anche gli interventi tipologici catalogati in funzione della tipologia strutturale dell’edificio esistente (costruzioni sismo-resistenti in muratura, calcestruzzo armato o acciaio), fornendo indicazioni sulla scelta dell’intervento ottimale in base al sistema costruttivo. Completano la trattazione preziosi consigli operativi sulle accortezze da avere nella preparazione dei dettagli costruttivi. I capitoli finali affrontano la progettazione degli interventi locali con la redazione dei modelli di calcolo globale e offrono una rassegna di interventi “a prima vista” locali ma che in realtà comportano effetti peggiorativi sulla costruzione, il tutto corredato da spunti quantitativi e analitici; infine sono proposti due casi studio di interventi locali su un fabbricato in c.a. prefabbricato e su una porzione di casolare in muratura con l’applicazione delle detrazioni previste dal Sismabonus.


Francesco Cortesi
Ingegnere, libero professionista nell’ambito della progettazione e direzione dei lavori strutturali di nuovi fabbricati e di interventi sugli edifici esistenti. Attualmente si occupa di interventi di recupero su edifici danneggiati dal sisma che ha colpito il Centro Italia nel 2016.

Laura Ludovisi
Ingegnere, svolge l’attività di libero professionista, come progettista strutturale, direttore dei lavori e coordinatore per la sicurezza, interessandosi in modo particolare del consolidamento e recupero di edifici esistenti. Tra i lavori svolti si annoverano progetti di miglioramento sismico di edifici danneggiati dal sisma (Umbria 1997, L’Aquila 2009, Emilia-Romagna 2012, Centro Italia 2016).

VOLUMI COLLEGATI:
La progettazione strutturale su edifici esistenti, F. Cortesi, L. Ludovisi, V. Mariani, I ed. 2018
Metodi pratici per il rinforzo di elementi strutturali, S. Ferretti, I ed. 2018

Leggi descrizione
Francesco Cortesi, Laura Ludovisi, 2019, Maggioli Editore
29.00 € 27.55 €

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