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Pavimento industriale: quali sono i carichi da calcolare e le fasi da seguire?

Il pavimento industriale è innanzitutto un elemento strutturale, concepito e dimensionato a ricevere una serie di carichi agenti sulla sua superficie. Vediamo in dettaglio le tipologie di carico e le fasi di realizzazione.

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Pavimento industriale

Il pavimento industriale è, a tutti gli effetti, una struttura completamente scollegata dalle strutture del capannone, in stretta relazione alla massicciata e destinata a sostenere una serie di carichi:

puntuali, relativi alle spalle degli scaffali, con sistemi di fissaggio antisismici;
uniformemente distribuiti relativi a pallets poggiati a terra, anche su più piani;
lineari, derivanti da tramezzature divisorie di successiva compartimentazione;
dinamici, relativi al passaggio dei muletti.

Occorre innanzi tutto definire che un buon pavimento industriale è un elemento strutturale, concepito e dimensionato a ricevere una serie di carichi agenti sulla sua superficie, ridistribuirli in stato coattivo con il sottofondo, subendo al massimo deformazione di tipo elastico e mai di tipo anelastico (che significherebbero fessurazioni e cedimenti di complanarità).

Tale struttura deve necessariamente definirsi rigida, in relazione soprattutto alla tipologia e alla frequenza del rotolamento dei sistemi di movimentazione dei carichi (carrelli elevatori con ruote di Vulkollan).

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Pavimento industriale: le teorie geotecniche

La piastra agisce omogeneizzandosi con il terreno di riempimento e occorre indagare come il terreno si deformi sotto il carico. Nello studio della deformazione di un terreno sottoposto a carico ci si può basare sulle due teorie canoniche della geotecnica:

  • la teoria di Winkler, o del letto di molle, caratterizzato dalla risposta del terreno tramite una costante di risposta K, legata a parametri di natura geologica, avendo considerato il terreno come una serie di elementi contigui, ma tra loro indipendenti;
  • la teoria di Bousinnesq, o della deformazione elastica differenziata del terreno, caratterizzata dal modulo elastico Eg e dal modulo di Poisson μg, avendo considerato l’interazione tra gli elementi contigui come cedimento di un punto generico, dipendente dalla distanza tra il suddetto punto e quello di applicazione del carico.

Entrambe le teorie di deformazione del terreno presuppongono, comunque, la linearità del legame dei parametri σ (tensione di esercizio o di snervamento o di rottura) e ε (modulo di elasticità) del materiale costituente il terreno, soggetto a fenomeni di trazione e compressione, ricordando che il terreno ha la capacita di reagire anche in presenza di sollevamento piastra.

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Procedura e fasi di realizzazione

La procedura messa a punto e successivamente esposta è suddivisa per fasi applicative, ognuna delle quali è verificata attraverso la compilazione di una serie di schede analitiche, di controllo, di verifica e di gestione, per un complessivo di oltre 30 schede tematiche ricavabili, che dovrebbero venire adottate in ogni cantiere, non demandando mai nulla al caso; difatti nei cantieri si dovrebbe sempre garantire la costante presenza di un direttore di cantiere con qualifica tecnica specifica, e professionalmente abilitato, pronto alla risoluzione anche di eventuali problemi inattesi.

La procedura è stata suddivisa in 3 fasi applicative, elaborate sulle specifiche internazionali derivate anche dalle UNI EURO, BS, ASTM, ASHO, FIDIC, e riguardano le seguenti attività:

a) attività propedeutiche al cantiere, inerenti alle definizioni prestazionali e di utilizzo delle aree da pavimentare, l’esame geologico e geotecnico dei riempimenti solo ed esclusivamente a livello indicativo e non di accettabilità, la definizione e l’analisi delle interferenze di cantiere, il calcolo di verifica dei carichi di progetto degli assunti sulla portanza delle piastre, sia agli SLU che agli SLE, il controllo di qualità del sistema cls prestazionale, l’approntamento cantiere.

b) Attività di getto, inerenti al controllo di qualità, di accettabilità della consegna, dello scarico dei controlli sul fresco del cls, il riscontro sistematico che gli spessori soletta siano conformi al capitolato d’appalto, la schedatura sistematica di ogni singola piastra, secondo ben determinati e specifici parametri.

c) Attività gestionale di cantiere, inerente alla compilazione degli elaborati di gestione e di contabilità di cantiere, l’applicazione in cantiere delle disposizioni in materia di sicurezza secondo il d.lgs. 81/2008.

d) Attività relative al controllo post getto, inerenti al monitoraggio parametrico di ogni singola piastra, la verifica dell’orizzontalità e della complanarità, la verifica dei giunti strutturali, di contrazione, pozzetti, angoli pilastri e inserti specifici.

e) Attività differita nel tempo, inerente all’eventuale schedatura del processo fessurativo, fino alla specifica tecnologia di consolidamento e risarcitura.

f) Modulistica di servizio, inerente ai verbali di sopralluoghi, le tabelle dei consumi, la gestione del personale e delle macchine, la logistica, possibilmente da parte di tecnici laureati, abilitati e iscritti ai rispettivi albi professionali.

g) Specificità della progettazione e della sicurezza in cantiere, secondo i dispositivi legislativi in vigore quali il d.lgs. 81/2008, le NTC 2018, a timbro e firma di tecnici laureati ed abilitati.

h) Attività tecnica suppletiva, relativa al calcolo strutturale di verifica della portanza sulle piastre gettate per gli elementi riconosciuti non conformi, l’eventuale deposito al Genio Civile delle progettazioni richieste antisismiche, secondo le prescrizioni normative.

i) Progettazione del programma di manutenzione e del piano delle pulizie, quali elaborati tecnici attività, che prevede procedure continue e pianificate di controllo e utilizzo di dati di archivio e che si rende necessaria per la conservazione o il riallineamento delle prestazioni di un immobile secondo le disposizioni della norma UNI 11257:2007, “Manutenzione dei patrimoni immobiliari – Criteri per la stesura del piano e del programma di manutenzione dei beni edilizi – Linee guida”.

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Quali sono le frequenti problematiche che colpiscono i pavimenti industriali?

Occorre perciò verificare tutti i parametri geologici, poiché ciò che di norma provoca contestazione sulla mancata interazione dei pavimenti industriali (leggi fessurazioni su un buon calcestruzzo) sono:

  • la deformazione del precarico,
  • la mancata complanarità,
  • le ondulazioni presenti nei sottofondi,
  • la delaminazione;
  • lo sfaldamento dei terreni umidi ad alto contenuto limoso.

Un efficiente sopralluogo, confortato dalle prove geotecniche sui rilevati, dovrebbe appurare che la matrice costituente lo strato superficiale, sul quale si andrà a realizzare il pavimento industriale, non provochi delaminazioni sotto il carico del rullo compressore, essendo in tali casi il rilevato soggetto a deformazioni anelastiche o di snervamento, e che, soprattutto, non si presenti umido, plasticamente deformabile, scarsamente o assolutamente non drenante.

Avendo attentamente osservato e verificato i dati relativi alle indagini geologiche, sulla base dei carichi assoggettati al pavimento in calcestruzzo, occorre accertare, attraverso il calcolo strutturale, come il pavimento industriale reagisca ai carichi indotti, secondo le disposizioni di legge agli SLU, delle NTC 2018 e della circolare alle NTC del 2019.

L’articolo è tratto dal volume “Il controllo qualità nei pavimenti rigidi in calcestruzzo” di Umberto Stegher

Il controllo qualità nei pavimenti rigidi in calcestruzzo

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Foto: iStock.com/jkitan


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