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Sismabonus: come usare il metodo semplificato per la classificazione del rischio sismico

È una metodologia che non prevede calcoli, speditiva e pratica, ed è proposta nell’Allegato A del D.M. 09/01/2020

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Per ottenere il Sismabonus, è necessario che il progettista strutturale esegua la classificazione del rischio sismico a cui è soggetto l’edificio esistente per cui si vuole la detrazione. A differenza della certificazione energetica, l’analisi delle vulnerabilità sismiche deve essere eseguita sull’intera unità strutturale, ossia l’intero edificio, e non può essere applicabile solo ad una singola unità immobiliare.

Le linee guida prevedono due metodi, tra loro alternativi, per la determinazione della classe di rischio sismico: quello convenzionale (che tratteremo in altra sede) e quello semplificato, le cui specifiche sono qui oggetto di analisi.

Sismabonus: come usare il metodo semplificato per la classe di rischio sismico

Il Sismabonus è la detrazione fiscale introdotta di recente per incentivare nell’edilizia privata gli interventi di mitigazione del rischio sismico. La certificazione dell’efficacia dell’intervento strutturale è valutata, in analogia alla certificazione energetica, mediante otto classi di rischio sismico che vanno dalla lettera A+ (edificio sismo-resistente) alla lettera G (edificio poco sicuro in caso di terremoto).

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Tale classificazione deve essere redatta in base alle linee guida contenute nel recente D.M. 09/01/2020, dove sono indicate le modalità per l’attestazione, da parte dei professionisti abilitati, dell’efficacia degli interventi effettuati. L’art. 3 comma 1 del suddetto D.M. precisa infatti che «l’efficacia degli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico è asseverata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico secondo le rispettive competenze professionali, e iscritti ai relativi Ordini e Collegi professionali di appartenenza».

Il successivo comma 2 individua nel progettista strutturale la figura professionale che ai sensi delle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC18)  «[…] assevera, secondo i contenuti delle allegate linee guida, la classe di rischio dell’edificio precedente l’intervento e quella conseguibile a seguito dell’esecuzione dell’intervento progettato». La valutazione e certificazione della categoria sismica fa già parte dell’intera documentazione progettuale elaborata per il rilascio del titolo edilizio abilitativo (comma 3 art. 3).

Al direttore dei lavori e al collaudatore delle opere strutturali, come precisato al comma 4 dell’art. 3, spetterà il compito di attestare «[…] per quanto di rispettiva competenza, la conformità degli interventi eseguiti al progetto depositato, come asseverato dal progettista». L’asseverazione e relativa classificazione sismica del fabbricato oggetto di interventi strutturali è consegnata anche al committente, per l’ottenimento dei benifici fiscali relativi al Sismabonus.

Quali differenze tra metodo convenzionale o semplificato?

Le linee guida, come abbiamo anticipato, prevedono due metodi alternativi per la determinazione della classe di rischio sismico. L’asseverazione dello stato di fatto e di quello successivo all’intervento strutturale deve essere eseguita con lo stesso metodo di analisi. Vediamo di capire le differenze dei due metodi.

Il primo è il “metodo convenzionale”, «[…] basato sull’applicazione dei normali metodi di analisi previsti dalle attuali Norme Tecniche […]». Pertanto si riferisce alla tradizionale analisi sismica dell’edificio eseguita con l’ausilio di software di calcolo strutturale con modellazione agli elementi finiti dell’intera struttura, i cui risultati sono riferiti alle verifiche richieste dalle medesime Norme Tecniche (NTC18).

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L’alternativa, più speditiva e non computazionale, è denominata “metodo semplificato” e si basa su una classificazione macrosismica dell’edificio che può essere utilizzata solo per strutture in muratura e per interventi di tipo locale, come definiti al par. 8.4.1 delle NTC18.

Ci soffermiamo ora sulla procedura di classificazione del rischio sismico mediante il metodo semplificato, compresi i suoi limiti di applicazione. Sarà altresì rimandata ai prossimi approfondimenti la valutazione del passaggio di classe di rischio sismico a seguito degli interventi di miglioramento, di cui parleremo evidenziando le diverse tecniche applicabili all’edilizia esistente.

Classe di rischio

Indipendentemente dalla scelta della metodologia di analisi, la determinazione della classe di rischio è riferita alla valutazione di due parametri:
– la Perdita Annuale Media attesa (PAM), legata alle perdite economiche associate ai danni agli elementi (strutturali e non) riferite al costo di ricostruzione (CR);
– l’indice di sicurezza della struttura (IS-V) definito come rapporto tra l’accelerazione di picco al suolo (PGAC) che determina il raggiungimento dello stato limite di salvaguardia della vita della struttura (SLV), quale sua capacità resistente, e la stessa PGAD richiesta (come domanda di resistenza) dalle NTC18 per un analogo edificio di nuova progettazione.

Il legislatore vuole infatti catturare l’attenzione del cittadino da una parte sulla spesa economica di ricostruzione conseguente al danneggiamento subito dal fabbricato, proporzionale alla sua vulnerabilità. Dall’altra, sensibilizzarlo sulla pericolosità sismica del luogo in cui si trova la sua abitazione in riferimento alle accelerazioni attese al suolo desunte dalla mappa sismica, e di quale percentuale la casa riesca a sopportare in funzione delle proprie vulnerabilità. Il calcolo di questi parametri è di norma eseguito nel metodo convenzionale, mentre per quello semplificato si utilizzeranno valori tabellari legati alle caratteristiche costruttive del fabbricato e alle sue carenze strutturali, desumibili con indagini visive e minime ispezioni.

Figura 1. Grave danneggiamento nel piano e fuori dal piano di un palazzo di Visso (MC) all’interno del cratere sismico del Centro Italia.

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Metodo semplificato

Tale metodologia speditiva di classificazione, descritta nell’Allegato A delle Linee Guida D.M. 09/01/2020, è applicabile unicamente ad edifici con struttura portante in muratura e soltanto per interventi di tipo locale, quali l’inserimento di presidi antisismici e miglioramento del collegamento tra pareti e solaio. In questo caso sarà possibile certificare l’incremento di una sola classe di rischio sismico.

Il metodo semplificato non è pertanto applicabile ad altre tipologie strutturali, quali ad esempio i telai in c.a. o in acciaio, e neppure per interventi di miglioramento sismico che interessino l’incremento di resistenza delle murature (con l’ausilio di intonaci armati, oppure iniezioni, inserimento di rinforzi con materiali compositi o altre tecniche presenti nella cultura costruttiva).

L’Allegato A cita anche la tipologia di interventi volti a ridurre i rischi derivanti dalla caduta di elementi non strutturali, quali ad esempio i controsoffitti, specificando tuttavia che, sebbene siano interventi indispensabili ai fini della sicurezza delle persone, non hanno un contributo analitico all’interno di tale classificazione, auspicandone tuttavia l’esecuzione con benefici fiscali derivanti dai bonus delle normali ristrutturazioni.

Entrando nel merito, con il metodo semplificato si valuta la classe di rischio in funzione delle caratteristiche della costruzione mediante la Scala Macrosismica Europea (EMS-98) riportata nella figura 2. Sono individuate 7 macro tipologie di tessitura muraria, per ciascuna delle quali è associata una determinata classe di vulnerabilità (da V1, migliore resistenza, a V6 quale struttura più vulnerabile).

Il cerchio rappresenta il valore più credibile della classe di vulnerabilità, in funzione della qualità della tessitura muraria. Poiché quest’ultima può dimostrarsi anche peggiore o migliore rispetto alla media, la tabella della EMS-98 individua anche la dispersione intorno a tale valore, con la linea continua riferita a valori più probabili, e quella tratteggiata a valori meno probabili. Pertanto la valutazione della classe di vulnerabilità (da non confondersi con la classe di rischio che è il prodotto finale della classificazione) avverrà ad opera del progettista con rilievi di tipo visivo, coaudiuvati da locali saggi esplorativi utili alla valutazione della tipologia di tessitura muraria, dei solai e dei collegamenti tra pareti e solai.

Figura 2. Approccio semplificato per l’attribuzione della classe di vulnerabilità agli edifici in muratura
Figura 3. Tessitura muraria storica messa a nudo dalla spicconatura d’intonaco. Sono leggibili anche le listasture e la varietà degli elementi della tessitura (Borgo Castello – Parco La Mandria – Venaria Reale – TO).

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La convergenza verso eventuali scostamenti di classe di vulnerabilità potrà essere valutata seguendo le indicazioni riportate nella tabella della Figura 6, funzione delle carenze di collegamenti, degrado del legante, scarsa rigidezza dei solai.

Figura 4. Varietà di tessiture murarie presenti sulla parete del medesimo edificio: non sempre è facile far ricadere la muratura all’interno di una classificazione univoca.
Figura 5. Solaio ligneo esistente. Compito del progettista è valutare qualitativamente la rigidezza dell’impalcato e l’efficacia del collegamento e del ruolo di vincolo delle travi nei confronti dell’azione sismica.

La classe di vulnerabilità così determinata, insieme alla zona sismica in cui risiede l’edificio (definita dall’O.P.C.M. 3274 del 20/03/2003), permetterà di determinare la classe di rischio mediante la tabella illustrata in Figura 7.

Per distinguere l’attribuzione di classe rispetto al metodo convenzionale, le classi di rischio ottenute col metodo semplificato sono contrassegnate con un asterisco. La tabella 5 associa ad ogni classe di rischio l’intervallo di valore del parametro economico PAM.

Figura 6. Tabella 4 dell’Allegato A dellle Linee Guida contenente utili riferimenti per la valutazione del passaggio di classe di vulnerabilità in presenza di specifiche carenze o degradi strutturali.
Figura 7. Tabella 5 dell’Allegato A dellle Linee Guida per la determinazione, con metodo semplificato, della classe di rischio dell’edificio in funzione della classe di vulnerabilità e della zonazione sismica.

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Conclusione

Sebbene più speditivo e pratico, il metodo semplificato per la classificazione del rischio sismico di un edificio, come proposto dall’Allegato A del D.M. 09/01/2020, deve comunque basarsi su un’attenta ed esperta lettura della tessitura muraria e delle vulnerabilità sismiche dell’edificio da parte del progettista delle opere strutturali.

È una metodologia che non prevede calcoli, ma per questo non deve essere sottovalutata meno impegnativa dal punto di vista concettuale. Occorre infatti un occhio molto attento da parte del progettista per valutare la presenza di eventuali quadri fessurativi e, con grande precisione, valutare l’efficacia dell’ammorsamento tra le pareti e i solai per evincere il rischio di potenziali ribaltamenti fuori dal piano. Anche la rigidezza dei solai esistenti e l’efficacia degli incatenamenti eventualmente presenti, incide nell’analisi speditiva. Il risultato della classificazione riguarderà pertanto un giudizio molto attento sul comportamento scatolare del fabbricato.

Figura 8. Innesco di cinematismo fuori dal piano su pannello murario a seguito delle scosse sismiche del 2012 in Emilia (San Prospero – MO).

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