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IMU: le differenti dimore dei coniugi non lo scontano

In un appartamento madre e figlio e nell’altro il marito: in quale caso le due abitazioni possono essere considerate "abitazioni principali"?

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La recentissima sentenza n. 914/01/2019 che la Commissione Tributaria Provinciale di Bologna ha pronunciato il 11/12/2019 ha messo in evidenza un caso che sempre più spesso si verifica e sul quale non era sempre così chiara la risposta che i professionisti del settore potevano dare alla propria clientela.

Prima della suddetta pronuncia, non era sempre certo e sicuro in che modo pagare l’IMU quando due coniugi dimorino e risiedano stabilmente in abitazioni possedute in piena proprietà ubicate in comuni diversi. Il caso analizzato dalla C.T.P. di Bologna è proprio questo: due coniugi che sono proprietari di due appartamenti ubicati in comuni differenti e che vivono separatamente; in un appartamento madre e figlio e nell’altro il marito (e padre del figlio convivente con la moglie).

Esenzione IMU, e se i coniugi dimorano in comuni diversi?

I coniugi invocavano l’esenzione IMU per ambedue le unità immobiliari considerandole entrambe come “abitazione principale” mentre il comune contestava tale considerazione almeno per uno dei due appartamenti.

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Dunque, in primo luogo, è necessario richiamare ed analizzare la definizione di “abitazione principale” di cui all’articolo 13 del D.L. 201/2011: “[…] l’immobile nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile”.

Dalla definizione emergono 3 aspetti (requisiti) fondamentali.

>> Dimora abituale

Deve essere dimostrata magari tramite bollette di consumo dell’energia elettrica o tramite testimoni e non solo garantita verbalmente.

>> Residenza anagrafica

La residenza anagrafica che certifichi sui registri comunali le persone che dimorano presso l’immobile.

Entrambi i sopra citati requisiti devono essere soddisfatti per poter avere l’esenzione prima casa. Occorre precisare, come bene ha esaminato la C.T.P. di Bologna, che non è necessario che tutto il nucleo familiare risieda nella stessa abitazione principale; l’esempio calzante è quello di un figlio che non vive con i genitori perché è fuori per studio: in tal caso si può applicare l’esenzione IMU nonostante non tutto il nucleo familiare dimori nella stessa abitazione principale.

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Questa regoletta vale per ciascun membro del nucleo familiare, sia per i figli (come nell’esempio) sia per i coniugi, senza che questi ultimi debbano apportare delle motivazioni particolari (come ad esempio la separazione coniugale) per poter decidere di vivere in due abitazioni differenti (come tra l’altro già chiarito dalla stessa C.T.P. di Bologna con la sentenza n. 441 del 22/03/2017).

>> Differenti comuni 

Ulteriore requisito è che i due differenti immobili in cui dimorano e risiedono i coniugi non siano ubicati nello stesso comune; questo requisito è chiaramente stato inserito per evitare elusioni e nel caso di specie veniva verificato poiché si trattava di due differenti comuni.

Per tutti questi motivi, quando siano effettivamente verificati i requisiti, possono essere considerati “abitazioni principali” gli immobili posseduti da coniugi che dimorano e risiedono in comuni differenti, potendo sfruttare così le agevolazioni IMU previste. Una decisione importante che traccia una linea chiara anche per le altre casistiche simili o per altri contenzioni ancora in corso.

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