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BIM e opere pubbliche: il MIT avvia i corsi di formazione

Dal cosiddetto Decreto BIM, la modellazione digitale è obbligatoria per le opere pubbliche sopra la soglia dei 100 milioni di euro, e il Ministero ha dato il via libera ai corsi per le PA

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Valgono per Lazio, Abruzzo e Sardegna, i corsi di formazione BIM avviati dal Provveditorato Interregionale alle OO.PP.

Tali corsi valgono per la gestione tramite il modello dei i nuovi appalti e per acquisire tutti gli strumenti digitali necessari. Vediamo in dettaglio quali altre novità ci sono dal MIT per quando riguarda l'”iniziativa BIM”.

BIM e opere pubbliche: ecco i corsi formativi per le PA!

Dal 1° Gennaio 2019, con il DM 560/17 (il cosiddetto Decreto BIM), la modellazione digitale è obbligatoria per le opere pubbliche sopra la soglia dei 100 milioni di euro.

Non sarà completata subito, ma la digitalizzazione degli appalti pubblici è iniziata e, riguarderà tutte le costruzioni. Il Ministero promuove da tempo e con forza questo passaggio, e di certo la neo-obbligatorietà ha aiutato il processo.

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Di fatto il BIM è, o meglio sarà, uno strumento fondamentale per la progettazione, la negoziazione, l’esecuzione e il collaudo delle costruzioni. L’iniziativa BIM è stata attuata dal Provveditore anche per il desiderio di formare il proprio personale e per reinterpretare il loro modo di lavorare a servizio della collettività, senza toccare i principi di trasparenza, economicità, efficienza ed efficacia propri della pubblica amministrazione.

Cambia qualcosa per i RUP?

L’obiettivo dell’introduzione del BIM nelle PA è anche quello di coadiuvare e aiutare il lavoro dei RUP, per la gestione delle procedure relative alle opere pubbliche durante le fasi di pianificazione, programmazione, progettazione, realizzazione e manutenzione, sia per nuove opere nonché per interventi di recupero, riqualificazione o varianti.

>> Info dettagliate sul sito del MIT 

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Come gestire il cantiere mediante il BIM

L’utilizzo del BIM per gestire il cantiere sicuramente comporta meno errori e meno tempi morti rispetto alla progettazione classica, perché in esso i modelli architettonico, strutturale, impiantistico, possono essere integrati tra loro in un unico modello virtuale (che li comprende tutti, anche se sviluppati dalle differenti figure professionali) mediante il formato IFC, cioè un formato di testo definito dalla ISO 10303-21 (“STEP-File“), in cui ogni riga consiste tipicamente di un singolo oggetto registrato, per facilitare l’interoperabilità tra le discipline di architettura, ingegneria, agronomia, ecc.

Agli oggetti che costituiscono questo unico modello digitale, come finestre, solai o muri, è possibile associare oltre alle informazioni grafiche (spessore del muro, altezza ecc) anche informazioni come la trasmittanza termica, l’isolamento acustico ecc.

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Oggi sono già in molti i professionisti che si sono aggiornati sull’utilizzo del metodo BIM in quanto vengono richiesti vari modelli (menzionati dalla norma UNI 11337) in base agli obiettivi fissati in ciascuna fase di lavoro. Per questo è diventato di grande utilità il modello del cantiere.

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