Home Fiscale Regime forfettario, con la legge di bilancio 2020 converrà ancora?

Regime forfettario, con la legge di bilancio 2020 converrà ancora?

Serviranno le marche da bollo? Ad esempio sulle fatture con importo inferiore ai 77,47 euro? Ecco le novità e alcuni chiarimenti utili

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Ancora reduci delle ultime novità sul regime forfettario della legge di Bilancio 2020, dato che non potranno accedere, o dovranno lasciarlo, tutti coloro che hanno sostenuto spese per un ammontare superiore a 20.000 euro lordi l’anno per dipendente, collaboratori o personale comunque assunto a progetto, chiariamo alcuni punti che spesso commercialisti e consulenti “dimenticano” di precisare ai detentori di p.iva.

Ad esempio: per i forfettari, serve apporre la marca da bollo in fattura? E la regola vale sempre o ci sono casi particolari?

Regime forfettario, ecco quando serve la marca da bollo

Agenzia delle Entrate chiarisce che in generale, sulle fatture riguardanti operazioni effettuate dai soggetti passivi che usufruiscono del regime forfettario, si applica una marca da bollo di 2 euro, in quanto queste operazioni non sono soggette a Iva.

La marca da bollo è infatti un tributo alternativo all’Iva e i forfettari non addebitano l’Iva in rivalsa né esercitano il diritto alla detrazione dell’imposta assolta.

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L’unica eccezione alla regola

Se la fattura ha un importo totale inferiore a 77,47 euro, allora la marca da bollo non va apposta.

Emettere fattura prima o dopo il pagamento?

Il professionista emette fattura al momento del pagamento per cui la precisazione che nel regime forfettario si tengono in considerazione solo i ricavi e i compensi effettivamente incassati potrebbe essere superflua, ma non nessuno vieta a un professionista di emettere fattura anche prima del pagamento, per cui se così fosse e se quella fattura non la avesse incassata prima della chiusura dell’esercizio (31 dicembre nel comune caso di esercizio coincidente con l’anno solare), la somma corrispondente ai ricavi di quella fattura non incassata non andrebbe considerata per la determinazione del reddito imponibile.

Deduzioni e detrazioni, quando sono riconosciute?

Come non sono riconosciute deduzioni, non sono riconosciute anche le detrazioni, di alcun tipo.

Questo significa che il professionista che sceglie di restare in questo regime perché ne ha i requisiti (che trovi insieme a tutte le novità sul forfettario nell’ebook Guida fiscale per il professionista tecnico di Renzo Semprini Cesari) non potrà usufruire, per esempio, di detrazioni per interventi di recupero del patrimonio edilizio su un eventuale unità abitativa, né di quelle per interventi finalizzati al risparmio energetico (neanche se relativi all’unità produttiva ove esercita la propria attività), né di detrazioni per spese mediche ecc.

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Quando conviene il forfettario?

È giusto il caso di far notare che adottare il regime forfettario non sempre risulta conveniente anche in presenza di un’aliquota sostitutiva sicuramente appetibile.

Laddove vi siano:
– una marginalità esigua, o per la presenza di ricavi bassi, o per la presenza di costi elevati,
consistenti detrazioni da far valere in sede di dichiarazione dei redditi,

la tassazione secondo il regime forfettario potrebbe determinare un aggravio di tassazione rispetto alla normale tassazione IRPEF.

Articolo tratto da

Guida fiscale per il professionista tecnico

Guida fiscale per il professionista tecnico

Renzo Semprini Cesari, 2019, Maggioli Editore

Questo ebook nasce con l’intento di fornire al tecnico libero professionista una sorta di mini guida in ambito fiscale. La prima parte costituisce una panoramica generale sulle voci di spesa che possono ricorrere nello svolgere la professione soggette a deducibilità ridotta ai fini...




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