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Equo compenso professionisti, dolcetto o scherzetto?

Stop alla revisione della riforma Bersani e degli ISA; sull’equo compenso e il welfare la Camera ha invece dato al Governo indicazioni ormai "certe". Quali?

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Si parla di equiparazione con i lavoratori dipendenti e maggiori tutele per le partite iva. Speranza vana?

Il 29 ottobre la Camera ha approvato, con voto bipartisan, parti di alcune mozioni presentate dalle diverse forze politiche in tema di sostegno alle libere professioni.

Le mozioni sono state presentate da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Gruppo misto e Pd, e riguardano le più rilevanti questioni di interesse del mondo dei professionisti, in primis il diritto a un’adeguata remunerazione.

Ma ci sono novità in merito? Quali altre mozioni erano state presentate?

Equo compenso per i professionisti, quali novità?

Sono tanti i temi cari e specifici alle varie categorie professionali, ma tutti fanno leva su alcuni principi di fondo:
– la corretta applicazione dell’equo compenso;
– la garanzia di tutele di welfare identiche a quelle previste per i lavoratori dipendenti;
– l’elaborazione di iniziative per il sostegno dei liberi professionisti in difficoltà, specie attraverso servizi come consulenze fiscali e normative che li aiutino nei contratti commerciali e nei ritardi dei pagamenti;
– una adeguata formazione professionale;
– la semplificazione del regime tributario e fiscale (ISA compreso).

Fondamentale è la messa a punto di interventi normativi che garantiscano l’effettiva applicazione rispetto alle prestazioni professionali svolte a favore di PA, grandi imprese, banche e assicurazioni.

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La revisione delle norme a sostegno dei professionisti terrà conto delle nuove professioni frutto della rivoluzione tecnologica e digitale, ed è proprio per questo motivo che si prevede anche la revisione dei codici Ateco.

Nei giorni scorsi l’onorevole Di Sarno ha sottolineato che il contributo dei professionisti al PIL italiano è del 12,4%, che le libere professioni coprono il 26% del mercato del lavoro indipendente, e che occupano circa 900 mila dipendenti. Solo in Italia si concentra il 19% dei liberi professionisti censiti nei 28 Paesi dell’Unione Europea.

Sempre Di Sarno ha riferito, citando i dati del Mef, che il volume d’affari è passato da 188 miliardi di euro nel 2011 a 207 miliardi di euro nel 2016 e che «negli ultimi tre anni il mondo delle professioni attraversa una crisi particolarmente difficile». Tra i maggiori rischi percepiti, oltre ad un panorama normativo incerto, ci sono tasse considerate troppo alte.

Equo compenso e decreto parametri, facciamo il punto

Capita spesso che le stazioni appaltanti non applichino il decreto parametri per stimare l’importo a base di gara negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria, e che i RUP facciano confusione tra la disciplina per l’equo compenso e le prescrizioni di cui all’art. 24 comma 8.

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Gli ambiti sono in realtà diversi, perché la disciplina dell’equo compenso è applicabile a tutte le prestazioni professionali per garantirne la qualità e conferire dignità ai professionisti, mentre l’art. 24 comma 8 è applicabile soltanto ai servizi di architettura e ingegneria. Inoltre, quest’ultimo è una norma inderogabile che ha lo scopo di determinare l’importo a base di gara e individuare la procedura di affidamento.

Di conseguenza il RUP, quando calcola i corrispettivi da porre a base di gara senza considerare il decreto parametri (DM 17/6/2016), avvia una procedura illegittima, con il rischio di provocare conseguenze penali e disciplinari. Con una sottostima dei corrispettivi da porre a base di gara, il RUP potrebbe di fatto ricorrere ad un affidamento diretto, operando una procedura aperta. Quando il Consiglio Nazionale degli Architetti individua casi simili, invita il RUP a superare le criticità rilevate. In caso di mancata correzione del bando, procede poi alla segnalazione all’ANAC.

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