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Decreto fiscale, scompare il conto corrente per i professionisti

L'obbligo di aprire il conto corrente dedicato all'attività professionale ERA presente nel Decreto fiscale, ma ora è scomparso.

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Aggiornamento del 18 ottobre 2019. A oggi, nell’ultima bozza del Decreto fiscale, è scomparso l’obbligo di aprire il conto corrente dedicato all’attività professionale da utilizzare solo per le somme da riscuotere nell’esercizio dell’attività e per i prelevamenti per il pagamento delle spese. Nella bozza precedente del Decreto, l’obbligo era presente anche per i contribuenti forfettari. Erano stati “graziati”, però, tutti coloro che iniziano l’attività in quanto l’obbligo di apertura del conto scatta dal secondo anno in poi. Ora però l’obbligo è saltato. (Sotto, i contenuti dell’articolo pubblicato prima della cancellazione dell’obbligo dal Decreto fiscale).

Decreto fiscale: ancora il conto corrente. Perchè?

Ritorno al passato in chiave antievasione

Sicuramente saranno felici di questa novità le banche Poste spa, un po’ meno chi dovrà sostenere anche questo costo aggiuntivo. L’obbiettivo dichiarato del governo è però quello di incrementare il gettito fiscale evitando fenomeni di elusione. Si tratta a tutti gli effetti di un ritorno al passato, perché il conto corrente dedicato all’attività professionale era stato introdotto nel 2006 dal cosiddetto “Decreto Bersani”, obbligo cancellato due anni dopo dal decreto 112/2008 in materia di semplificazioni e competitività.

Ora però il governo ha deciso di adottare di nuovo questa misura puntando sul fatto che l’apertura del conto possa avere un effetto di trasparenza in quanto contribuisce a rendere più chiaro il collegamento tra i proventi dell’attività professionale e i conseguenti flussi di cassa. Un obbligo che si va ad aggiungere alle altre a misure sulla tracciabilità dell’attività quali l’obbligo di trasmissione telematica delle fatture e l’invio telematico dei corrispettivi.

Oltre 70 milioni di gettito in più all’anno

Secondo i calcoli del governo la platea dei soggetti interessati alle nuove disposizioni si compone di 1,4 milioni di contribuenti forfetari e 2,2 milioni di contribuenti assoggettati a tassazione ordinaria.

Attualmente le persone fisiche titolati di partita IVA assicurano al bilancio pubblico 2,6 miliardi di imposta sostitutiva, 19.1 miliardi di IRPEF, 12.3 miliardi di IVA di competenza e 1.3 miliardi di IRAP. Applicando a tali importi l’incremento di compliance ipotizzato si ottengono la seguenti cifre: 5.2 milioni di imposta sostitutiva, 38.2 milioni di IRPEF, 24.6 milioni di IVA e 2.7 di IRAP, per un totale di 70.7 milioni.

Niente obblighi per le start-up

Potranno comunque evitare le spese in più per il conto dedicato i giovani o comunque coloro che iniziano la professione. Secondo il testo, infatti, l’obbligo dell’apertura scatta solo a partire dal secondo anno di attività.

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