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Corretto utilizzo di stufe e camini: norme nazionali e regionali

La normativa nazionale recepisce anche quella europea. Alcune regioni italiane hanno approvato una loro direttiva. Vediamo.

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stufe

L’estate è finita e le temperature stanno (molto lentamente e irregolarmente) scendendo, ma siamo già preparati per l’accensione o l’installazione di nuove stufe e caldaie? Siamo al corrente di cosa prevede la normativa regionale e nazionale?

Facciamo un po’ il punto della situazione, è importante sapere quali normative ci riguardano, in modo da non incorrere in sorprese.

Normativa stufe e camini, la normativa nazionale

Obbligo dello scarico al tetto

A livello nazionale, già a partire dal 31 Agosto 2013 con la Legge 90/2013, al fine di migliorare la qualità dell’aria, è obbligatorio che lo scarico di tutti i nuovi impianti termici vada a tetto tramite apposite canne fumarie, sia per edifici monofamiliari che plurifamiliari. Lo scarico a parete è permesso solo in sostituzione di caldaie a condensazione, apparecchi convenzionali di classe 5 NOx, cioè a basse emissioni di ossidi di azoto, o apparecchi tradizionali a camera stagna di rendimento adeguato alla normativa europea EcoDesign (Direttiva Europea 2005/32/CE).

Si possono inoltre installare caldaie convenzionali a camera aperta (classe B1) solo se è disponibile uno scarico dei fumi in canne collettive ramificate (CCR) come nel caso di condomini o unità abitative plurifamiliari. Anche nel caso di distacco da un impianto centralizzato lo scarico va effettuato in canna fumaria fino al tetto in quanto considerata una nuova installazione, mentre le eccezioni riguardano solamente:

  • sostituzione di apparecchi installati prima del 31 Agosto 2013 che scaricano già a parete o in CCR in cui il posizionamento del terminale deve comunque effettuarsi secondo le norme UNI 7129;
  • sostituzione di un apparecchio a camera aperta e tiraggio naturale, che scarica in una canna fumaria collettiva ramificata;
  • nei centri storici, dove lo scarico a tetto è incompatibile con le norme di tutela dell’edificio o in qualsiasi abitazione in cui lo stesso progettista abilitato ne attesti l’impossibilità di scaricare a tetto;
  • montaggio di apparecchi a condensazione, nell’ambito di ristrutturazioni di impianti termoautonomi esistenti in condomini o abitazioni plurifamiliari, qualora l’installazione precedente non disponesse di camini, canne fumarie o altri sistemi di evacuazione dei fumi con sbocco sopra il tetto;
  • installazione di generatori ibridi compatti, composti almeno da una caldaia a gas a condensazione e da una pompa di calore forniti di apposita certificazione di prodotto.

Indipendentemente dalla normativa è bene dotarsi di sistemi efficienti e poco inquinanti per migliorare anche la nostra salute ed è bene sostituire i vecchi impianti, usufruendo dei vari incentivi presenti a livello nazionale o regionale, se esistenti.

Normativa stufe e camini, le leggi regionali

Negli ultimi anni alcune regioni, quelle con aree densamente popolate e intensamente industrializzate, hanno introdotto maggiori restrizioni a livello locale al fine di diminuire le emissioni degli inquinanti più critici (PM10, biossido di azoto e ozono) e quindi rientrare nei valori limite fissati sia dalla direttiva europea 2008/50/CE che dal decreto legislativo che la recepisce (155/2010) e consentire il risanamento della qualità dell’aria.

In particolare le regioni maggiormente esposte all’inquinamento atmosferico, quelle che formano il cosiddetto bacino padano, Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, già nel giugno del 2017 hanno firmato il Nuovo Accordo per l’attuazione di misure congiunte per il miglioramento della qualità dell’aria che prevede di attuare una serie di contromisure per combattere le emissioni e le polveri sottili a partire dal 1 ottobre 2018 e con indicazioni per il 2019 e 2020.

Queste Regioni hanno preso parte a un Progetto di durata di 7 anni (1 febbraio 2017 – 31 gennaio 2024), il progetto PREPAIR, che mira a implementare le misure previste dai piani regionali e dall’Accordo di Bacino su scala maggiore. Il progetto include tutta la Valle del Po, raggruppando le regioni e le città che influenzano maggiormente la qualità dell’aria nel bacino, inoltre il progetto si estende anche alla Slovenia in modo da valutare e ridurre il trasporto di inquinanti anche oltre il mare Adriatico.

Poiché una non corretta combustione della legna costituisce una delle cause principali di inquinamento dell’aria, le restrizioni riguardano in particolar modo i caminetti, le caldaie e le stufe a pellet in particolare, il cui riferimento legislativo nazionale è il DM n. 186 del 7/11/2017 (Regolamento recante la disciplina dei requisiti, delle procedure e delle competenze per il rilascio di una certificazione dei generatori di calore alimentati a biomasse combustibili solide).

Normativa stufe e camini, leggi regionali: Piemonte

La Regione Piemonte attraverso una delibera della Giunta Regionale 14 settembre 2018 ha autorizzato il divieto a partire dal 1 ottobre 2018 (previsto dall’Accordo) in tutti comuni appartenenti alle zone “Agglomerato di Torino”, “Pianura” e “Collina” (escluse le zone montane) di installare generatori di calore alimentati a biomassa legnosa, aventi una potenza nominale inferiore a 35 kW con classe di prestazione emissiva inferiore alla classe “3 stelle” e a partire dal 1 ottobre 2019 il divieto viene esteso ai generatori di calore alimentati a biomassa legnosa aventi una potenza nominale inferiore a 35 kW con classe di prestazione emissiva inferiore alla classe “4 stelle”, sarà possibile utilizzare generatori solo pari o superiori alle “3 stelle”; inoltre nei generatori di calore a pellet è necessario utilizzare pellet certificato (conforme alla classe A1 della norma UNI EN ISO 17225-2) e la classe di appartenenza (stelle) deve essere indicata dal costruttore dell’impianto; il tutto viene accuratamente ispezionato dalle autorità competenti.

Normativa stufe e camini, leggi regionali: Emilia Romagna

In Emilia Romagna le restrizioni per l’utilizzo di caminetti e stufe a biomassa legnosa si applicano solo nelle zone sotto i 300 metri di altitudine, escludendo come in Piemonte le aree montane. Anche qui con Delibera Giunta Regionale n. 1412/2017, Legge Regionale n. 14/2018, è stato autorizzato il divieto a partire dal 1 ottobre 2018 di installare apparecchi inferiori alla classe “3 stelle” mentre sarà possibile l’utilizzo e l’accensione soltanto degli apparecchi uguali o superiori alle “2 stelle”. Dal 1 ottobre 2020 sarà consentito installare soltanto apparecchi superiori o uguali alle “4 stelle”, mentre dal 1 ottobre 2019 si potranno utilizzare solo stufe e caminetti dalle “3 stelle” in su. Sarà comunque sempre consentito l’uso di apparecchi con classi di qualità inferiori solo nel caso in cui costituiscano l’unica forte di riscaldamento dell’abitazione.

Approfondisci il contenuto della norma in Emilia Romagna – Stufe a pellet e camini: entra in vigore la legge anti-inquinamento

Normativa stufe e camini, leggi regionali: Lombardia e Veneto

In Lombardia e Veneto il divieto di una nuova installazione di generatori di calore alimentati da biomassa legnosa con prestazioni emissive inferiori alla classe “4 stelle” sarà in vigore a partire dal primo gennaio 2020, data da cui si potranno solo utilizzare apparecchi pari o superiori alle “3 stelle” ed accendere apparecchi con classi di qualità inferiori solo se costituiscono l’unica fonte di riscaldamento dell’abitazione; questi divieti per entrambe le Regioni sono estesi a tutto il territorio regionale senza alcuna eccezione.

Approfondisci la norma in Lombardia – Stufe e caldaie: le nuove restrizioni arrivano anche in Lombardia

Normativa stufe e camini, leggi regionali: Toscana

In Toscana invece il Piano Regionale per la qualità dell’aria ha ristretto l’obbligo di efficienza minima pari a “4 stelle” solo per gli apparecchi a pellet e legna installati in nuove costruzioni o ristrutturazioni, mentre nelle costruzioni esistenti è possibile installare qualsiasi tipo di stufa o camino nei Comuni salubri, con alcune restrizioni solo nei Comuni critici, cioè le zone di fondovalle fino ad un’altezza di 200 metri in cui si verificano concentrazioni di particolato fine PM10, la cui lista viene aggiornata ogni 5 anni sul sito della Regione Toscana.

Periodi di allerta inquinamento

Nei periodi di allerta inquinamento, quando il limite di PM10 viene superato per 3 giorni consecutivi, vengono adottate delle misure temporanee il cui ambito e modalità di applicazione varia da regione a regione.


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