Home Ambiente Bicicletta in rotatoria: come sopravvivere nella giungla delle corsie

Bicicletta in rotatoria: come sopravvivere nella giungla delle corsie

In realtà è il tipo di incrocio più sicuro per tutti gli utenti della strada, ciclisti compresi. Riprendiamo oggi il nostro appuntamento con la mobilità lenta, ogni due mercoledì, articoli, approfondimenti e progetti!

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Non è che un giorno i sindaci si sono svegliati e hanno deciso in pompa magna di scialacquare le esigue finanze dei loro comuni per realizzare rotatorie e mini-rotatorie a ogni incrocio (anche i più irrisori).

Il fatto è che si è finalmente diffusa la “notizia”, anche tra i progettisti, che le rotatorie semplici a una sola corsia sono il tipo di incrocio più sicuro per tutti gli utenti della strada – ciclisti compresi – su strade moderatamente trafficate. E sono inoltre usate per ridurre la velocità, in particolare per segnalare l’inizio di un centro urbano.

È con questo tema che si riapre l’appuntamento bisettimanale del mercoledì con la mobilità sostenibile. Oggi ho scelto (notare il passaggio alla prima persona), di firmare l’articolo e svelare chi c’è dietro alla cura di questa piccola sezione di EdilTecnico; per lo meno avrete un nome di riferimento per insulti e precisazioni, e sappiate che le seconde saranno più gradite delle prime − ça va sans dire.

Non vorrei rubare spazio alla mobilità, dirò soltanto che una spiccata curiosità, nonché la facilità con cui mi distraggo, mi hanno spinta a cambiare “i destini” di un labirintico percorso formativo, ma da sempre mi interesso di mobilità. L’editoria è venuta poi di conseguenza, e ne deriva che io, già incline per natura a interessarmi di un’enorme varietà di temi, sia indotta a “strafare”. Perdonerete quindi se talvolta divagherò; mi impegnerò a farlo poco.

Lo scopo della rubrica è quello di proporre contributi di qualità e che siano di supporto a chi (per davvero) si occupa di mobilità e micromobilità urbana. Cercherò anche l’aiuto delle persone che in questi anni mi hanno trasmesso il loro sapere (soprattutto a Venezia e Zurigo): molte delle cose che citerò e suggerirò sono frutto delle loro ricerche. Ah sì anche dei miei amati libri, senza i quali non sarei la persona che sono.

Infine, prima di procedere con l’articolo, un piccolo link-regalo (vi consiglio di provare a cliccare qui!) per chi vorrà seguirmi su EdilTecnico in questa avventura nel mondo della mobilità dolce!

AH, le rotatorie si chiamano rotatorie e non rotonde perché potrebbero avere altre forme, oltre a quella circolare. Ad esempio quella di un “pavesino” − alias un famigerato incrocio padovano che ho attraversato più volte rischiando più di una vita.

Bicicletta in rotatoria, dove si passa?

È sempre aperta la questione se sia meglio realizzare una pista ciclabile in corsia riservata o in sede propria, che si parli di rotatorie o no. Di base una pista ciclabile su corsia riservata è una soluzione più flessibile e rapida, dato che richiede soltanto l’opportuna segnaletica orizzontale, ma è consigliata quando lo spazio necessario a realizzarne una in sede propria non c’è e se il traffico è “moderato”. Quindi vale spesso come soluzione progettuale all’interno della rete locale di base (non sulle arterie principali), se la velocità del traffico è bassa (60 km/h o meno) e l’intensità è contenuta (da 2.000 a 3.000 veicoli/giorno). 

Leggi anche: Perché la Mobilità sostenibile si progetta

Citerò anche la definizione di pista ciclabile su corsia riservata: è una porzione di strada riservata esclusivamente ai ciclisti, contrassegnata dalla segnaletica orizzontale sulla carreggiata, che non può essere percorsa dalle automobili, né essere utilizzata per il parcheggio. Tengo molto a sottolineare questo ultimo punto: non è un parcheggio!

Tornando alle rotatorie, il problema è che spesso non ci sono né piste ciclabili in sede propria né su corsia riservata, e i ciclisti non sanno letteralmente dove passare. Volendole però progettare, tutte le rotatorie, anche le più grandi e con più corsie, possono accogliere la mobilità lenta ed essere “adattate”. 

Rotatorie, quali sono i principali rischi per i ciclisti?

Le rotatorie, lo abbiamo detto, aumentano la sicurezza sulla strada. Non eliminano completamente i rischi per i ciclisti, ma limitano a soli tre tipi le possibilità di scontro (vedi figura sotto).

Il primo tipo causa più incidenti del secondo e il secondo provoca più incidenti del terzo. Vediamoli punto per punto.

 

  1. Gli automobilisti che entrano nella rotatoria non danno la precedenza al ciclista che sta percorrendo il bordo esterno della rotatoria. È un evento che può verificarsi in modo particolare nelle rotatorie più grandi, con diverse corsie, perché gli automobilisti tendono a concentrare lo sguardo sul centro della rotatoria.
  2. Gli automobilisti che escono dalla rotatoria tagliano la strada al ciclista che sta percorrendo il bordo esterno della rotatoria. Anche questo è un caso che si verifica più di frequente sulle rotatorie grandi e quando una pista ciclabile su corsia riservata obbliga il ciclista a rimanere vicino al bordo.
  3. Un ciclista che entra nella rotatoria taglia la strada a un veicolo a motore che sta entrando anch’esso nella rotatoria. Quest’eventualità si verifica quando il ciclista cerca di mantenere una traiettoria rettilinea.

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L’esperienza dimostra che una rotatoria con un’unica corsia a traffico misto è il tipo di incrocio più sicuro in assoluto.

Una rotatoria con due corsie è invece un pericolo per i ciclisti:
– i veicoli si muovono sempre nella stessa direzione, ma alcuni si spostano da una corsia all’altra;
– i ciclisti rischiano di essere urtati da un’auto che vuole uscire dalla rotatoria partendo dalla corsia interna;
– i veicoli che attraversano le corsie con una traiettoria rettilinea si avvicinano ai ciclisti in linea retta. 

Diritto di precedenza a chi?

È giusto dare ai ciclisti il diritto di precedenza sulle rotatorie? Esistono argomenti sia a favore che contro questa opzione, a seconda del luogo in cui le rotatorie sono posizionate. 

Se i ciclisti hanno diritto di precedenza, possono procedere in modo scorrevole e attraversare la rotatoria in meno tempo. Inoltre, dal punto di vista legale, una pista ciclabile in sede propria condivide il diritto di precedenza con la strada a cui è abbinata e lo stesso si applica alle rotatorie (a meno che il codice della strada non stabilisca diversamente). In questo caso, i veicoli che entrano nella rotatoria devono dare la precedenza ai veicoli che sono già nella rotatoria, comprese le biciclette.

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La qualità della progettazione della rotatoria sembra però alla fine il fattore decisivo, e in realtà, molto dipende dal numero di biciclette circolanti e dal livello di “cultura ciclistica“. Capita che siano gli automobilisti stessi che danno spontaneamente la precedenza alle biciclette, anche se non sono tenuti per legge, e rotatorie senza diritto di precedenza per i ciclisti non creano quindi grandi svantaggi. 

Alcune accortezze progettuali

Sono sempre valide, ma soprattutto significative nel caso di piste ciclabili in sede propria e separata.

– Distanziare di almeno 5m la pista ciclabile circolare dalla rotatoria. Questo aiuta a separare e rendere più evidenti i punti di scontro potenziali. Gli automobilisti che stanno per entrare nella rotatoria prima si concentrano sull’attraversamento dei ciclisti e poi possono pensare a inserirsi nella rotatoria. Gli automobilisti che escono dalla rotatoria hanno tempo sufficiente per vedere i ciclisti che stanno attraversando e hanno abbastanza spazio per fermarsi tra la rotatoria e la pista ciclabile.

Restringere il più possibile le corsie delle strade che confluiscono nella rotatoria per ridurre al minimo la distanza che i ciclisti devono attraversare e per rallentare il traffico.

– Limitare le strade in uscita a una corsia su rotatorie a due corsie. Questa soluzione aumenta notevolmente la sicurezza degli attraversamenti più pericolosi per i ciclisti. In presenza di due corsie di uscita un’auto che occupa una corsia può impedire la visuale sull’altra corsia e sul ciclista.

– Utilizzare i dossi anti-velocità per gli attraversamenti.

affiancare l’attraversamento delle biciclette e l’attraversamento pedonale. Questa soluzione rafforza visivamente l’interruzione della carreggiata.

– Utilizzare un materiale solido per separare la pista ciclabile e la carreggiata per le auto. Quest’intervento sottolinea visivamente che la pista fa parte della carreggiata. Si sconsiglia l’uso di piante perché accentuerebbero la separazione e potrebbero ridurre la visibilità. 

E gli aspetti negativi delle rotatorie?

Vale la pena ricordare che le rotatorie sono sconsigliate sulle linee di trasporto pubblico principali (perché rallentano gli autobus). Inoltre sfavoriscono i pedoni, costringendoli spesso a lunghe deviazioni.

Fonti:
Dupriez, Benoît et Vertriest Miguel, IBSR / BIVV – 2009: Aménagements cyclables en giratoires.
B. Montella, «Pianificazione e controllo del traffico urbano: modelli e metodi», Cuen editore, 1996.
Daniels, S, «Injury accidents with bicyclists at roundabouts (Incidenti che coinvolgono le biciclette nelle rotatorie)», 2008.
R. Schnüll, «Sicherung von Radfahrern an städtischen Knotenpunkten (Sicurezza dei ciclisti negli incroci urbani)», 1992.


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1 COMMENTO

  1. …e ai tempi di Renzi sindaco, a Firenze avevamo l’OVONDA, come la chiamavan tutti (non era proprio rotonda… piuttosto era un po’ ovale)

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