Home AMBIENTE Energia accessibile e Green Jobs: un futuro che non arriva mai?

Energia accessibile e Green Jobs: un futuro che non arriva mai?

Il quadro storico e programmatico per le energie rinnovabili è molto impegnativo per il sistema. Ma ci sono vantaggi netti per l’industria e per l’occupazione.

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Con l’arrivo del decreto sulle Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) per il periodo 2018-2020, ritornano gli incentivi al fotovoltaico per taglie superiori ai 20 kW.  Il ritmo della crescita tra 2016 e 2017 è però del tutto inadeguato: infatti, 425 MW installati in 12 mesi per il fotovoltaico e 350 per l’eolico on-shore porterebbero nel 2030 il Paese ben al di sotto degli obiettivi concordati a livello UE. Questo a fronte di potenzialità ben maggiori: secondo Bloomberg (“New Energy Outlook”, 2018), entro il 2030 le fonti di generazione eolica e solare riusciranno a garantire in Italia il 90% del fabbisogno, meglio dell’Europa all’87%, percentuale che salirà al 100% entro il 2050.

L’efficienza energetica ha visto nel 2018 due nuovi dispositivi regolamentari che ottimizzano le esenzioni fiscali, distribuite su un arco che va dal 50% al 65%. Inoltre, i certificati bianchi sono cresciuti del 5% e passati da 250 a 350€ nel 2017. Inoltre, maggiori poteri sono stati conferiti in questo campo al Gestore dei Servizi Energetici (GSE).

L’obiettivo della SEN (Servizio Elettrico Nazionale) è raggiungere nel 2030 il 32% di risparmio energetico rispetto al livello di consumo tendenziale, a fronte del nuovo obiettivo UE del 32,5%, concordato quest’anno.

Gli investimenti aggiuntivi in efficienza energetica attesi su tutto il periodo sono pari a 110 miliardi e dovrebbero portare a una riduzione di consumi di energia finale pari a circa 10 Mtep/anno al 2030, ossia a circa 1 Mtep di risparmio annuale da nuovi interventi. Il totale degli investimenti nel 2017 è stato di 6,7 miliardi, 10% in più rispetto al 2016 e 80% in più rispetto al 2012.

A cosa punta la Strategia UE 2020?

Unire sostenibilità e lavoro

Il cambiamento climatico sta seriamente compromettendo la futura sostenibilità ambientale ed economica a livello globale, comportando, allo stesso tempo, variazioni nel mercato del lavoro. Il ricorso ai cosiddetti green jobs o “lavori verdi”, ovvero tutti quei lavori “che contribuiscono in maniera incisiva a preservare o restaurare la qualità ambientale”, rappresenta una strategia fondamentale per superare la crisi economica ed ecologica.

La Strategia UE 2020 punta, infatti, a fare del binomio sostenibilità-occupazione la carta vincente dell’economia europea del prossimo decennio, prevedendo importanti obiettivi in materia di clima ed energia:
– riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra,
– aumento fino al 20% del risparmio energetico,
– aumento del 20% del consumo di energia da fonti rinnovabili.

Mentre, a livello globale, sono stati realizzati numerosi studi che hanno preso in considerazione vari aspetti della tematica dei green jobs (ad esempio la definizione, quantificazione, impatto economico e occupazionale), persiste invece una certa ambiguità riguardo all’impatto di tale tipologia di lavori sulle condizioni e standard lavorativi.

Green Economy: i numeri

A causa della mancanza di una definizione universalmente condivisa di “lavori verdi”, nonché della difficoltà di individuazione di efficaci metodologie di rilevazione ed elaborazione dei dati, risulta difficile stimare i reali effetti occupazionali della green economy.

Numerosi studi realizzati a livello internazionale e nazionale mostrano come le ricadute occupazionali dell’economia verde siano a saldo positivo e garantiscano, a fronte di investimenti adeguati, un ritorno importante non solo da un punto di vista ambientale, ma anche nella prospettiva di una soluzione duratura della attuale crisi economica. L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ha stimato, al livello globale, quasi 10 milioni di posti di lavoro nel settore delle rinnovabili nell’anno 2016, che diventeranno 24 milioni nel 2030.

Il settore con il maggior numero di occupati è il solare fotovoltaico, che registra oltre 3 milioni di lavoratori impiegati. A seguire troviamo il settore dei biocombustibili liquidi (1,7 milioni di occupati), l’idroelettrico (1,5 milioni di posti di lavoro) e il settore eolico, che occupa 1,1 milioni di lavoratori.

Cina, Brasile, Stati Uniti, India e Giappone sono i Paesi con più lavoratori nel settore rinnovabili. In Europa il settore delle energie rinnovabili ha dato impiego a oltre 1 milione di persone, di cui 80 mila nel nostro Paese.

Green Jobs: nuove competenze, nuove sfide

L’individuazione e la definizione di queste nuove figure professionali oppure dei lavori classici aggiornati in chiave ecologica, implica competenze diverse e maggiormente definite, strettamente collegate alla struttura e alle diverse fasi di sviluppo delle singole filiere produttive. Questo comporta nuove sfide per i lavoratori e i datori di lavoro che richiedono interventi politici, tecnici, normativi per garantire la salute e sicurezza sul lavoro.

Green Jobs, necessaria una valutazione qualitativa

Nel momento in cui tali figure professionali vengono definite, è necessario effettuare una valutazione qualitativa che riguardi tutti quegli aspetti, organizzativi, retributivi, di crescita professionale, e in modo particolare di salute e sicurezza sul lavoro. In primo luogo, trattandosi di settori nuovi, lo start up delle imprese verdi richiede maggiori e/o migliori informazioni circa gli aspetti suddetti, nonché programmi di formazione ad hoc adeguati a sostenere lo sviluppo di profili che stanno emergendo nel settore green. L’obiettivo principale è quello di anticipare nuovi rischi potenziali in questi lavori e di garantire che siano messe in atto misure efficaci per prevenirli.

Green Jobs, la strada verso la sicurezza

Secondo il National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH), la strada verso un lavoro sicuro deve includere i seguenti punti:
– individuare, definire e classificare i “lavori verdi”;
– valutare tutti i pericoli per i lavoratori dovuti ai prodotti e processi “verdi”;
– integrare la salute e sicurezza dei lavoratori, il risparmio energetico e gli sforzi per la protezione ambientale;
– pianificare in anticipo le azioni di prevenzione;
– inserire la tematica della salute e sicurezza dei lavoratori nei corsi di formazione green;
– aggiungere la salute e sicurezza all’analisi di bench-mark nel settore green.


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