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Consolidamento fondazioni: si può considerare un intervento locale?

Alla domanda rispondono le Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, che riportano la definizione di “riparazione o intervento locale”, e la Circolare 2019

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consolidamento

Il consolidamento delle fondazioni è classificabile come intervento locale o si tratta di un intervento più complesso? La risposta implica alcuni ragionamenti interessanti, che faremo qui di seguito. Partiamo dal capitolo 8.4.1 delle Norme Tecniche per le Costruzioni, che riporta la definizione di “riparazione o intervento locale”. Innanzitutto, bisogna precisare che gli interventi di questo tipo riguardanao singole parti e/o elementi della struttura. Essi non devono cambiare significativamente il comportamento globale della costruzione e sono volti a conseguire una o più delle seguenti finalità:
– ripristinare, rispetto alla configurazione precedente al danno, le caratteristiche iniziali di elementi o parti danneggiate;
– migliorare le caratteristiche di resistenza e/o di duttilità di elementi o parti, anche non danneggiati;
– impedire meccanismi di collasso locale;
– modificare un elemento o una porzione limitata della struttura.

Interventi locali: come li definiscono le NTC?

<<Il progetto e la valutazione della sicurezza potranno essere riferiti alle sole parti e/o elementi interessati, documentando le carenze strutturali riscontrate e dimostrando che, rispetto alla configurazione precedente al danno, al degrado o alla variante, non vengano prodotte sostanziali modifiche al comportamento delle altre parti e della struttura nel suo insieme e che gli interventi non comportino una riduzione dei livelli di sicurezza preesistenti.

La relazione di cui al §8.3 che, in questi casi, potrà essere limitata alle sole parti interessate dall’intervento e a quelle con esse interagenti, dovrà documentare le carenze strutturali riscontrate, risolte e/o persistenti, e indicare le eventuali conseguenti limitazioni all’uso della costruzione.

Nel caso di interventi di rafforzamento locale, volti a migliorare le caratteristiche meccaniche di elementi strutturali o a limitare la possibilità di meccanismi di collasso locale, è necessario valutare l’incremento del livello di sicurezza locale”.

In sintesi, la norma definisce come “Riparazione o intervento locale” tutte quelle modifiche che il progettista apporta alla struttura senza snaturarne il funzionamento. Per funzionamento si intende la modalità con cui gli elementi sismo-resistenti (pilastri, setti, ecc.) reagiscono alla eventuale sollecitazione orizzontale.

Che compiti ha il progettista?

Al fine di non modificare il comportamento strutturale del fabbricato, il progettista, nella prima fase, ha il compito di comprendere a pieno l’oggetto dell’intervento. In questa fase preliminare di analisi e conoscenza, il progettista dovrà procedere secondo l’iter conoscitivo che è stato descritto nello specifico al capitolo 4 del presente testo. È comunque chiaro che i saggi e le indagini dovranno concentrarsi, in particolar modo, sugli elementi che possono risentire delle possibili modificazioni che il progetto comporta.

Nel corso della fase di acquisizione dati del fabbricato, il progettista si trova ad osservare anche le carenze strutturali dell’intero fabbricato che possono configurarsi come problematiche puntuali oppure vulnerabilità diffuse. È importante comprendere le problematiche che caratterizzano un edificio perché l’intervento locale può essere l’occasione per modificare e correggere situazioni che possono, a lungo termine, essere pericolose in condizione sia statica sia dinamica. Nel corso della “vita” dei fabbricati spesso gli interventi di manutenzione non sono frequenti quanto dovrebbero; avere quindi a disposizione le opere provvisionali per realizzare un intervento può configurarsi come un risparmio economico per la committenza.

La norma fornisce un chiaro elenco delle finalità che devono perseguire gli interventi rientranti nella categoria di “Riparazione o intervento locale”; nei paragrafi successivi si descriveranno le varie finalità dichiarate dalla norma e si riporteranno alcuni casi tipici ricadenti nelle singole finalità di intervento>>.

Interventi locali, cosa dice la Circolare NTC 2019?

A ulteriore chiarimento delle NTC interviene la Circolare 2019, al Capitolo 8.4.1 “Riparazione o intervento locale” di cui riportiamo un estratto:

<<In tale categoria rientrano gli interventi di ripristino, rinforzo o sostituzione di elementi strutturali o di parti di essi non adeguati alla funzione che devono svolgere (ad esempio travi, architravi, coperture, impalcati o porzioni di impalcato, pilastri, pannelli murari). In particolare gli interventi di rinforzo devono privilegiare lo sviluppo di meccanismi duttili o comunque migliorare la duttilità locale, così da favorire lo sviluppo della duttilità di insieme della struttura>>.

Leggi anche Circolare NTC, interventi sull’esistente: cosa cambia?

Consolidamento delle fondazioni: è un intervento locale?

Il consolidamento delle fondazioni potrebbe sembrare un intervento di piccola entità e sembrerebbe quindi rientrare tra gli interventi locali. Tuttavia si tratta di un intervento che modifica il comportamento globale del fabbricato e, di conseguenza, necessita della valutazione globale da parte del progettista, che dovrà redigere modelli di calcolo dell’intera unità strutturale che simulino la condizione ante operam e post operam. In questo modo è possibile determinare se l’intervento comportino o meno una riduzione dei livelli di sicurezza preesistenti.

Il consolidamento delle fondazioni realizzato in maniera non diffusa, sia esso conseguito tramite allargamento della sezione delle fondazioni oppure con l’inserimento di micropali, non è dunque un intervento locale. Esso infatti può comportare una modifica sensibile del comportamento della struttura in quanto localmente viene a modificarsi il coefficiente di sottosuolo che simula l’interazione struttura-terreno.

La variazione del coefficiente del sottosuolo incide sensibilmente sulla ripartizione delle azioni verticali delle strutture; anche in questo caso un intervento che di per sé risolve una vulnerabilità potrebbe comportare un peggioramento del funzionamento globale della struttura. Nella figura di seguito si riporta la deformata di un modello di calcolo che tiene in conto del consolidamento della fondazione tramite l’inserimento di micropali: si noti come, proprio in corrispondenza dell’intervento di consolidamento, vi siano minori cedimenti e, conseguentemente, maggiori sollecitazioni sugli elementi coinvolti.

Deformazioni statiche (in verde) di una struttura muraria consolidata localmente; si noti la riduzione di cedimenti nella zona cerchiata in rosso che individua l’intervento

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