Home Edilizia Decreto crescita, odor di incentivi per chi demolisce e poi ricostruisce

Decreto crescita, odor di incentivi per chi demolisce e poi ricostruisce

La misura prevista all'interno della bozza di decreto prevede incentivi fiscali alla sostituzione edilizia gestita dai costruttori

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Il Decreto Crescita non smette mai di stupire! La nuova bozza, in questi giorni al vaglio, prevede l’abbattimento degli oneri legati all’imposta di registro che sono momentaneamente fissati al 9% del valore dell’immobile più le ipotecarie e catastali, pari invece a 100 euro. La conseguenza principale di questa misura è che le percentuali e l’ammontare totale delle tasse subirebbero una evidente riduzione. Vediamo in dettaglio la questione.

Decreto crescita, cosa serve per il trattamento fiscale agevolato?

Abbiamo parlato di riduzione evidente data dalla rimodulazione delle imposte. Nello specifico, l’imposta di registro, quella ipotecaria e quella catastale verrebbero applicate in maniera fissa e sarebbero pari a 200 euro l’una. Il totale ammonterebbe pertanto a 600 euro. Questo quanto l’impresa di costruzione dovrebbe sborsare.

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I vincoli che la misura prevede  per godere del trattamento fiscale agevolato quando si acquista l’immobile sono ben quattro:
– quello temporale, ossia la portata pari a due anni della misura (limite fissato al 31 dicembre 2021);
– quello relativo ai destinatari della norma, che specifica come i trasferimenti di interi immobili siano a favore di imprese di costruzione e ristrutturazione immobiliare;
– quello in merito alle finalità dell’agevolazione, che obbligatoriamente dovranno riguardare operazioni di demolizione e ricostruzione per l’immissione sul mercato di edifici modificati e riqualificati da un punto di vista costruttivo ed energetico/tecnologico;
– quello della procedura dell’intera operazione, ossia demolizione, ricostruzione e vendita, che dovrà perentoriamente concludersi entro dieci anni.

Qualora una delle condizioni sopra citate non sia rispettata, è previsto il pagamento delle imposte ordinarie in aggiunta a una sanzione del 30%. In più, si aggiungeranno gli interessi di mora calcolati dalla data di acquisto dell’edificio.

A livello teorico con questo provvedimento si riuscirà a smuovere il mercato immobiliare, anche intervenendo su un patrimonio in larga parte datato e che potrebbe godere di una bella rimessa in sesto. Altro incentivo, in aggiunta a quello fiscale, sarebbe quello volumetrico, in quanto nel caso in cui le norme urbanistiche lo prevedono sarebbe consentita la variazione volumetrica rispetto al fabbricato preesistente.

Quali sono i primi commenti?

L’intervento sembra soddisfacente e non sembra pesante nemmeno per le casse dell’erario, che vedrebbero un mancato gettito pari al massimo a 13 milioni di euro per il triennio 2019-2022. Citando le parole a latere della bozza, l’intervento mira a innescare un circolo virtuoso di scambi immobiliari diretti a prodotti sempre più performanti e innovativi.

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