Home AMBIENTE Climate change. Ma Greta Thunberg ce l’ha un piano B?

Climate change. Ma Greta Thunberg ce l’ha un piano B?

Ripercorriamo insieme i momenti cruciali che hanno portato dalla convenzione Århus del '98 ai movimenti attuali. Ricordando che nel 2050 saremo quasi 9 miliardi su un unico pianeta

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La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante un’adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, dei danni causati all’ambiente, ovvero al principio «chi inquina paga» che, ai sensi dell’art. 174, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale.

Ogni attività umana giuridicamente rilevante deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future.

Data la complessità delle relazioni e delle interferenze tra natura e attività umane, il principio dello sviluppo sostenibile deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell’ambito delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da trasmettere, affinché nell’ambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca altresì il principio di solidarietà per salvaguardare e per migliorare la qualità dell’ambiente anche futuro.

Il 25 giugno 1998 la Comunità ha sottoscritto la convenzione UNECE sull’accesso alle informazioni, sulla partecipazione del pubblico ai processi decisionali e sull’accesso alla giustizia in materia ambientale («convenzione di Århus»).

Fra gli obiettivi della convenzione Århus vi è il desiderio di garantire il diritto di partecipazione del pubblico alle attività decisionali in materia ambientale, per contribuire a tutelare il diritto di vivere in un ambiente adeguato ad assicurare la salute e il benessere delle persone.

Una partecipazione effettiva del pubblico al processo decisionale dovrebbe, da un lato, consentire che vengano espressi punti di vista e preoccupazioni che possono utilmente influire sulle decisioni, dall’altro, consentire ai responsabili di tener conto di tali rilievi, il che accresce la responsabilità e la trasparenza del processo decisionale, oltre a favorire la consapevolezza del pubblico sui problemi ambientali e l’adesione alle decisioni adottate.

In particolare, il pubblico dovrebbe avere accesso alle informazioni sul funzionamento degli impianti e ai loro potenziali effetti sull’ambiente e, prima di qualsiasi decisione, alle informazioni relative alle domande di autorizzazione di nuovi impianti o di modifiche sostanziali e alle autorizzazioni stesse ed ai relativi aggiornamenti e dati di controllo.

La partecipazione, compresa quella di associazioni, organizzazioni e gruppi, e in particolare di organizzazioni non governative di difesa dell’ambiente, deve essere incentivata, promuovendo l’educazione ambientale del pubblico. L’attuazione di un approccio integrato per ridurre l’inquinamento richiede un’azione a livello comunitario per modificare e completare l’attuale normativa comunitaria in materia di prevenzione e riduzione dell’inquinamento dovuto a impianti industriali.

Data la complessità delle relazioni e delle interferenze tra natura e attività umane, il principio dello sviluppo sostenibile deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell’ambito delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da trasmettere, affinché nell’ambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca altresì il principio di solidarietà per salvaguardare e per migliorare la qualità dell’ambiente anche futuro.

Secondo l’ONU, nel 2050 saremo 8,9 miliardi, ma la stima, se non interverranno drastici mutamenti a favore di una decisa politica di sostegno della pianificazione familiare, appare fondata su presupposti irragionevolmente ottimisti. Le conoscenze più precise di cui disponiamo sulla sensibilità del clima si basano sui dati storici, che rivelano come forze anche piccole, ma che agiscono per tempi lunghi, possono causare grandi mutamenti climatici.

Oggi le conseguenze dell’attività umana stanno avendo il sopravvento sui fattori naturali, ed il pianeta ha iniziato a riscaldarsi al ritmo previsto dai modelli. La stabilità delle coltri glaciali della Groenlandia e dell’Antartide e la salvaguardia delle linee di costa segnano il limite inferiore del riscaldamento globale, superato il quale saremo di fronte a un’interferenza pericolosa per il clima.

Parigi e la genesi del movimento contro il Climate Change

L’accordo elaborato al termine dei negoziati venne accolto in maniera soddisfacente dai manifestanti. Molti osservatori considerarono gli accordi di Parigi (2015) come il primo e deciso passo verso una gestione unitaria del fenomeno “riscaldamento globale”. Sebbene gli accordi rappresentino una pietra miliare nella lotta ai cambiamenti climatici alcuni grandi attori globali stanno progressivamente venendo meno agli impegni sottoscritti. Nel Dicembre 2018 si è tenuta, a Katowice, la Cop 24.

Quest’importante convegno sul clima si è concluso con la riaffermazione degli obiettivi di Parigi, e con l’elaborazione di un’agenda adeguata alle esigenze dei paesi più ricchi come di quelli più poveri, affinché una vera transizione energetica sia possibile, tenendo conto delle difficoltà da superare. Katowice non è stata una Cop di nuove ambizioni o di decisioni, ma una conferenza nella quale si è finalmente stabilito un chiaro piano di attuazione per raggiungere gli obiettivi fissati nel 2015.

Per questo motivo ha suscitato le critiche di chi crede che basti volere e non considera, pragmaticamente, gli svariati interessi in gioco e le complessità negoziali per agire tutti, allo stesso modo, per  il bene comune globale.  Fare implica programmare l’impegno ed il tempo per raggiungere obiettivi reali, non ideali.

Katowice e l’inizio della protesta globale

Se Parigi nel 2015 ha rappresentato il primo passo fatto dai governi di tutto il mondo verso la lotta comune al cambiamento climatico, Katowice ha segnato l’inizio del movimento ambientalista globale.

Infatti, in concomitanza con le riunioni della Cop, migliaia di cittadini “globali”, preoccupati dal cambiamento climatico si sono riversati in piazza. L’epicentro delle manifestazioni ambientaliste è stata Bruxelles, cuore dell’Unione Europea. Nei giorni iniziali della conferenza, nella capitale belga, sono scesi in piazza circa 65 mila manifestanti, se si considera il periodo e il fatto che inizialmente fosse stata prevista la presenza di 20 mila persone. Le strade si sono riempite di manifestanti di ogni età, colorati, variegati e pacifici che hanno intonato canti ed elevato slogan come: “reclama il clima” o “non esiste un pianeta di riserva”.

Oltre alla capitale belga, però, nello stesso periodo si è ha assistito a un proliferare di manifestazioni in tutto il mondo, omologhe e inizialmente non coordinate tra loro.

Si è manifestato in Australia, che è alle prese con l’estate più calda della  storia e con una serie di catastrofici incendi; i manifestanti sono scesi a migliaia anche a Londra e Berlino, senza contare la Francia, dove, in gennaio è stata lanciata una petizione per una migliore gestione dei cambiamenti climatici, che in pochi giorni ha raggiunto 2 milioni di firme.

Insomma, è in moto un movimento ambientalista globale che si compone di una costellazione di associazioni, piccole e grandi, come ad esempio student for climate, ma anche di liberi cittadini semplicemente.

La sedicenne attivista svedese, Greta Thunberg, con la sua persistente azione di protesta,  ogni venerdì dal 23 agosto del 2018 sta davanti all’ingresso del parlamento svedese, armata di cartelli, in ogni condizione climatica, chiedendo al proprio governo di fare di più per contrastare il cambiamento climatico è diventata il collante delle  manifestazioni che dilagano nelle città più importanti dell’Occidente.

La sua straordinaria caparbietà l’ha portata a parlare di fronte ai grandi del pianeta riuniti a Katowice, che ha raggiunto in treno. Il discorso duro e accusatorio non ha lasciato spazio a interpretazioni. Queste le lapidarie parole di chiusura del suo discorso:“Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo. Grazie”. Dopo il suo discorso, la giovane è diventata un’icona, soprattutto per i suoi coetanei di tutto il mondo, che hanno rilanciato la sua protesta, creando l’hashtag su Instagram, Twitter e Facebook : #fridaysforthefuture (FFF).

Per fermare il riscaldamento globale serve una cooperazione internazionale urgente, ma gli interventi porteranno benefici anche per la salute, l’agricoltura e l’ambiente. Si sta diffondendo una nuova sensibilità, tuttavia le azioni non saranno efficaci se non verranno intraprese sia a livello individuale sia collettivo.

“Rispetta la terra, poiché non ti è stata lasciata in eredità dai genitori, ma l’hai avuta in prestito dai tuoi figli” (antico detto MASAI)

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