Home SICUREZZA Collaudo degli idranti: metodologie, norme e contenuti

Collaudo degli idranti: metodologie, norme e contenuti

Il mondo della normativa antincendio è spesso legato agli impianti di rilevazione e spegnimento, che presentano diversi meccanismi di funzionamento. Vediamoli

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sicurezza antincendio

Una delle diverse tipologie di impianto di spegnimento è quello a naspi ed idranti. In materia fa da padrona la norma UNI 10779:2014 e la norma UNI EN 12845. A seconda delle diverse attività previste dal DPR n.151 del 01/08/2011 vi sono specifiche prescrizioni di poortata e di pressione dettate dai vari decreti ministeriali specifici per le diverse attività.

La norma di riferimento per il colluado degli impianti ad idrante è la UNI 10779:2014

La norma prevede una procedura ben definita per l’esecuzione del collaudo. In particlare il punto 9 prevede le seguenti operazioni minime:

  • esame generale dell’intero impianto comprese le alimentazioni, avente come particolare oggetto la capacità e la tipologia delle alimentazioni, le caratteristiche delle pompe, se previste, i diametri delle tubazioni, la spaziatura degli idranti, i sostegni delle tubazioni;
  • prova idrostatica delle tubazioni ad una pressione di almeno 1.5 volte la pressione di esercizio dell’impianto con un minimo di 1.4 MPa (14 bar) per 2 h;
  • prova delle alimentazioni;
  • verifica del regolare flusso nei collettori di alimentazione, aprendo completamente un idrante terminale per ogni ramo principale della rete a servizio di due o più idranti;
  • verifica delle prestazioni di progetto con riferimento alle portate e pressioni minime da garantire, alla contemporaneità delle erogazioni, ed alla durata delle alimentazioni.

Tutte le attività di verifica e collaudo si completano con un verbale di collaudo che riporta al suo interno elementi fondamentali delle operazioni di verifca eseguite e le modalità con cui esse sono state effettuate.

Il verbale di collaudo contiene, come sempre i dati del professionista che ha effettuato il collaudo quali il numero di iscrizione all’albo del Ministero dell’Interno ex legge n.818 del 07/12/1984, la sede dello studio, il nome del committente, la sede dove è ubicato l’impianto con una descrizione dettagliat della tipologia e dei vari componenti che costituiscono lo stesso. In particolare va descritto il numero di idranti e la loro tipologia, il gruppo di pompaggio, se presente, con i riferimenti tecnichi di portata e prevalenza ed indicazione dei metri cubi di riserva irica, il numero di attacchi VVF e di colonne montanti.

Per le colonne montanti ed gli idranti andrà espressamente dichiarato che essi siano correttamente installati in posizione segnalata e facilmente raggiungibile, e tali, per numero, ubicazione e prestazioni, da consentire l’intervento su tutta l’area dell’attività.

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Collaudo idranti: alimentazione idrica

In merito all’alimentazione idrica dell’impianto solitamente è data dalla diretta connessione alla rete idrica dell’acquedotto cittadino, quando vi sono le carattaristiche richieste di portata e di mancata interruzione di funzionamento. In alternativa si provvede a realizzare apposite vasche di accumulo o serbatoi che provvedono aimmettere nella rete idrica antincewdio l’acqua in pressione mediante i gruppi di pompaggio che devono essere azionate da motori elettrici o motori diesel.

Per la realizzazione delle alimentazioni idriche si applica la norma UNI EN 12845 (ex UNI 9490) che definische le modalità di installazione e le prove da eseguire su gruppi di pressione antincendio. In particare la norma prevede le seguenti prove:

  • Verifica della capacità delle vasche di alimentazione;
  • Verifica che siano assicurate le prestazioni di progetto lecaratteristiche delle pompe ed i diametri delle tubazioni;
  • Prova di funzionamenta degli indicatori di livello, del reintegro, dell’eventuale rincalzo, delle valvole a galleggiante e di ogni altra  apparecchiatura ausiliaria delle vasche di alimentazione.
  • Prova di funzionamento delle valvole delle apparecchiature ausiliarie, della strumentazione e di eventuali dispositivi automatici  di segnalazione.
  • Verifica del regolare flusso nei collettori.
  • Prova della pompa, comprendente le seguenti operaziani:
    – l’esame generale dell’intera stazione pompe al fine di verificare la corretta installaziane delle pompe medesime e di tute le  apparecchiature relative;
    – prova di avviamento automatica simulata, mediante l’apposito dispositivo, la caduta minima di pressione prevista: questa  prova è stata ripetuta tre volte cansecutive;
    – prova di funzionamento ininterrotta alla portata nominale, prolungata per un tempo pari alla durata di scarica richiesta; non  sono stati riscontrati surriscaldamenti e sovraccarichi nelle pompe e nei motori;
    – prova di riavviamento manuale (con valvala di prova completamente aperta) immediatamente dopo l’arresto del motore al termine della prova di funzionamenta di cui sopra.

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Esercizio dell’impianto

Le responsabilità in merito alla corretta gestione e tenuta degli impianti ricade in capo all’utente il quale responsabile del mantenimento delle condizioni di efficienza dell’impianto, che rimangono sotto la sua responsabilità anche esistendo il servizio di ispezione periodica da parte della ditta installatrice o di altro organismo autorizzato.

Il responsabile dell’attività, secondo quanro previsto dallan ormativa di settore deve provvede:

  • alla sorveglianza dell’impianto;
  • alla manutenzione dell’impianto secondo la specifica normativa tecnica e/o attenendosi alle istruzioni fornite dalla ditta installatrice;
  • alla verifica periodica dell’impianto, almeno due volte all’anno, da parte di ditta o personale specializzato, allo scopo di accertare la funzionalità dell’impianto e la sua conformità alla presente norma.

Il responsabile dell’attività o persona da lui delegata tiene un apposito registro, firmato dai responsabili, costantemente aggiornato, su cui annota:

  • i lavori svolti sull’impianto o le modifiche apportate alle aree protette (ristrutturazioni, variazioni di attività, modifiche strutturali, ecc.) qualora questi possano influire sulla efficacia della protezione;
  • le prove eseguite;
  • i guasti e, se possibile, le relative cause;
  • l’esito delle verifiche periodiche dell’impianto;

Attività normate

La normativa antincendio in particolare il D.P.R. 151/2011 prevede diverse attività che sono soggette all’installazione di naspi ed idranti. Vediamo di seguito una breve disamina delle stesse.

Autorimesse

Il D.M. 1/2/1986 al punto 6.1.4. prevede che:
– l’impianto ha caratteristiche idrauliche tali da consentire al bocchello della lancia, nelle condizioni più sfavorevoli di altimetria e di distanza, una portata non inferiore a 120 litri al minuto e una pressione di almeno 2 bar;
– l’impianto è dimensionato per una portata totale determinata considerando la probabilità di contemporaneo funzionamento del 50% degli idranti e, per ogni montante, degli idranti di almeno due piani;
– la riserva idrica ha una capacità tale da assicurare il funzionamento dell’impianto per un periodo non inferiore a 30 minuti primi alle condizioni di portata e di pressione prescritte in precedenza.

Edifici civili

Gli edifici civili sono normati dal D.M. n° 246 del 16/5/1987 che al punto 7 prevede che:

L’impianto è dimensionato per garantire una portata minima di 360 litri/minuto per ogni colonna montante e, nel caso di più colonne, il funzionamento contemporaneo di 2.

L’alimentazione idrica è in grado di assicurare l’erogazione, ai 3 idranti idraulicamente più sfavoriti, di 120 litri/minuto cadauno, con una pressione residua al bocchello di bar 1,5 per un tempo di almeno 60 min.

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Alberghi

Gli alberghi hanno anche loro una norma antincendio dedicata che è il D.M. 9/4/1994 il quale al punto 11 prevede che l’impianto antincendio può essere del tipo a naspi oppure ad idranti, in particolare si ha:

Naspi

L’impianto è dimensionato per garantire una portata minima di 35 litri/minuto ai due Naspi posti in posizione idraulicamente più sfavorevole, assicurando una pressione non inferiore a 1,5 bar, quando sono entrambi in fase di scarica. L’alimentazione assicura una autonomia non inferiore a 60 minuti.

Idranti

L’impianto ha caratteristiche idrauliche tali da garantire una portata minima di 360 litri/minuto per ogni colonna montante e nel caso di più colonne il funzionamento contemporaneo di almeno due. Garantisce l’erogazione ai 3 idranti in posizione idraulica più sfavorita, assicurando a ciascuno di essi una portata non inferiore a 120 litri/minuto con una pressione residua al bocchello in posizione idraulicamente più sfavorita di 2 bar. L’alimentazione assicura una autonomia non inferiore a 60 minuti.

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Scuole

Oggi la normativa antincendio in materia di edilizia scolastica è in continuo mutamento, questo perché gli attuali governi hanno dato una forte spinta sulla riqualificazione deli edifici di edilizia scolastica. In particolare le scuole sono disciplinate dal D.M. 26/8/1992 in cui al punto 9 prevede che:

L’impianto è dimensionato per garantire una portata minima di 360 litri/minuto per ogni colonna montante e, nel caso di più colonne, il funzionamento contemporaneo di almeno 2 colonne.

L’alimentazione idrica è in grado di assicurare l’erogazione ai 3 idranti idraulicamente più sfavoriti, di 120 litri/minuto cadauno con una pressione residua al bocchello di 1,5 bar per un tempo non inferiore a 60 min.

Impianti sportivi

Con il D.M. 18/3/1996 (art.17), gli impianti sportivi hanno trovato una completezza normativa in materia antincendio. Infatti il DM sopracitato fornisce utilissimi elementi in merito alla progettazione degli impianti sportivi sia al chiuso che all’aperto. In merito agli impianti di spegnimento ad idranti l’art.17 prevede che:

Naspi

L’impianto è dimensionato per garantire una portata minima di 35 litri/minuto ai due Naspi posti in posizione idraulicamente più sfavorevole, assicurando una pressione non inferiore a  1,5 bar, quando sono entrambi in fase di scarica. L’alimentazione assicura una autonomia non inferiore a 60 minuti.

Idranti

L’impianto ha caratteristiche idrauliche tali da garantire una portata minima di 360 litri/minuto per ogni colonna montante e nel caso di più colonne il funzionamento contemporaneo di almeno due. Garantisce l’erogazione ai 3 idranti in posizione idraulica più sfavorita, assicurando a ciascuno di essi una portata non inferiore a 120 litri/minuto con una pressione residua al bocchello in posizione idraulicamente più sfavorita di 2 bar. L’alimentazione assicura una autonomia non inferiore a 60 minuti.

Edifici storici destinati a biblioteche o archivi

Gli edifici storici sono caratterizzati da una difficoltà di adeguamento alla normativa antincendio per le caratteristiche intrinseche che hanno gli edifici, dove la forma geometrica e la distribuzione interna non può essere variata in quanto tutelate da specifiche norme di riferimento in materi di tutela dei beni culturali. Il legislatore in tale ambito, ha voluto fornite ai professionisti antincendio un valido strumento di supporto che è il D.M. 30/6/1995. In particolare per gli impianti di estinzione incendi caratterizzati da naspi ed idranti prescrive valori di pressione e portata che di seguito si riportano:

Naspi

L’impianto è dimensionato per garantire una portata minima di 35 litri/minuto ai due Naspi posti in posizione idraulicamente più sfavorevole, assicurando una pressione non inferiore a  1,5 bar, quando sono entrambi in fase di scarica. L’alimentazione assicura una autonomia non inferiore a 60 minuti.

Idranti

L’impianto è dimensionato per garantire una portata minima di 240 litri/minuto per ogni colonna montante e, nel caso di più colonne, il funzionamento contemporaneo di almeno 2 colonne.

L’alimentazione idrica è in grado di assicurare l’erogazione ai 2 idranti idraulicamente più sfavoriti, di 120 litri/minuto cadauno con una pressione residua al bocchello di 1,5 bar per un tempo non inferiore a 60 min.

Edifici storici destinati a gallerie e/o mostre

Sulla stessa linee degli edifici storici destinati a biblioteche e archivi, il legislatore ha dato direttive precise in materia di edifici storici destinati a gallerie e mostre. In questo caso la norma di riferimento è il D.M. 20/5/1992 il quale all’art. 9 prevede le stesse prescrizioni normative in merito alla portata e alla pressione sia per i naspi che per gli idranti, perfettamente uguali a quelle previste per gli edifici storici destinati a biblioteche o archivi.

Naspi

L’impianto è dimensionato per garantire una portata minima di 35 litri/minuto ai due Naspi posti in posizione idraulicamente più sfavorevole, assicurando una pressione non inferiore a  1,5 bar, quando sono entrambi in fase di scarica. L’alimentazione assicura una autonomia non inferiore a 60 minuti.

Idranti

L’impianto è dimensionato per garantire una portata minima di 240 litri/minuto per ogni colonna montante e, nel caso di più colonne, il funzionamento contemporaneo di almeno 2 colonne.

L’alimentazione idrica è in grado di assicurare l’erogazione ai 2 idranti idraulicamente più sfavoriti, di 120 litri/minuto cadauno con una pressione residua al bocchello di 1,5 bar per un tempo non inferiore a 60 min.

Deposito di soluzioni idroalcoliche

I depositi di soluzioni idroalcoliche sono caratterizzati da una elevata infiammabilità legata alla tipologia di prodotto che il deposito contiene. In quanto caso il tecnico può affidarsi al D.M. 18/5/1995 che disciplina tale attività. In particolare per la rete di spegnimento idranti prevede:

Idranti DN 45

L’alimentazione idrica è in grado di garantire la contemporaneità di funzionamento di almeno 2 idranti per non meno di 2 ore. La pressione è non inferiore a 2 bar e portata non inferiore a 120 litri/minuto, all’idrante nelle condizioni idraulicamente più sfavorite. La distribuzione degli idranti è tale da permettere l’intervento in ogni punto del deposito

Idranti DN 70

L’alimentazione idrica è in grado di garantire la contemporaneità di funzionamento di almeno 4 idranti per non meno di 2 ore. La pressione è non inferiore a 3 bar e portata non inferiore a 400 litri/minuto, all’idrante nelle condizioni idraulicamente più sfavorite. La distribuzione degli idranti è tale da permettere l’intervento in ogni punto del deposito. Le lance in dotazione sono di tipo a getto variabile.

Locali di pubblico spettacolo

Il D.M. 19/8/1996 disciplina una serie di attività che vanno dalle sale da ballo, discoteche ai cinema teatri e locali di trattenimento in genere. La norma è destinata ad essere applicata sia per le nuove strutture che per quelle esistenti, definendo una serie di requisiti sia costruttivi che funzionali tali da limitare la produzione e la propagazione di un incendio all’interno del locale e garantire la possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza. In particolare al Titolo XV Punto 15.3 prevede che:

Naspi

Ogni naspo deve essere corredato da una tubazione semirigida lunga 20 m, realizzata a regola d’arte. Il numero e la posizione dei naspi devono essere prescelti in modo da consentire il raggiungimento, con il getto, di ogni punto dell’area protetta.

L’impianto è dimensionato per garantire una portata minima di 35 litri/minuto ai due Naspi posti in posizione idraulicamente più sfavorevole, assicurando una pressione non inferiore a  1,5 bar, quando sono entrambi in fase di scarica.

L’alimentazione assicura una autonomia non inferiore a 60 minuti.

Idranti

L’impianto è dimensionato per garantire le seguenti caratteristiche idrauliche:

  1. al bocchello della lancia dell’idrante posizionato nelle condizioni più sfavorevoli di altimetria e distanza è assicurata una portata non inferiore a 120 litri/minuto ed una pressione residua di almeno 2 bar;
  2. il numero e la posizione degli idranti sono stati determinati in modo da consentire il raggiungimento con il getto, di ogni punto dell’area protetta, con un minimo di due idranti;
  3. l’impianto idraulico è dimensionato in relazione al contemporaneo funzionamento del seguente numero di idranti:

– n° 2 idranti per locali di superficie complessiva fino a 5000 m2;
– n° 4 idranti per locali di superficie complessiva fino a 10.000 m2;
– n° 6 idranti per locali di superficie complessiva superiore a 10.000 m2;

Gli idranti sono ubicati in posizioni utili all’accessibilità ed all’operatività in caso d’incendio;

Gli impianti di questa tipologia devono essere costituiti da una rete di tubazioni preferibilmente ad anello, con montanti disposti nel vano scala o comunque in posizione protetta e dai montanti devono essere derivati gli idranti DN 45.

Fondamentale inoltre è l’installazione di idranti tipo DN70 da collocare nelle aree esterne, utili per il rifornimento dei mezzi dei Vigili del Fuoco.

Attività non normate

Spesso capita di imbattersi in attività che non sono normate da particolari Decreti Ministeriali e pertanto, il progettista antincendio affronta il problema con una logica differente. Infatti occorre come prima cosa individuare il livello di rischio se di tipo basso, medio, alto, ed a seconda del livello di rischio individuato si avvia successivamente la progettazione antincendio che nel caso di impianto ad idranti è basato sulla norma UNI 10779. Vediamo di seguito come in base al diverso livello di rischio, come cambia le prestazioni dell’’impianto di spegnimento.

Aree di livello 1 (rischio basso)

La norma UNI 10779 al punto B. 2.2.1 prevede che l’impianto è in grado di garantire una portata, per ciascun idrante DN 45 o naspo, non minore di 120 litri/minuto ad una pressione residua non minore di 0.2 MPa (2 bar) considerando simultaneamente operativi non meno di 2 idranti nella posizione idraulicamente più sfavorevole.

In presenza di più colonne montanti, l’impianto ha caratteristiche tali da garantire per ogni montante le condizioni idrauliche e di contemporaneità sopra indicate, nonché di assicurare il funzionamento contemporaneo di almeno 2 colonne montanti.

L’alimentazione idrica è in grado di garantire l’erogazione prevista per almeno 30 minuti.

Aree di livello 2 (rischio medio)

Per il rischio medio la norma UNI 10779 al punto B. 2.2.2 prevede due tipi di protezione, interna ed esterna.

Protezione Interna

L’impianto è in grado di garantire una portata, per ciascun idrante DN 45, non minore di 120 litri/minuto ad una pressione residua non minore di 0.2 MPa  (2 bar) considerando simultaneamente operativi non meno di 3 idranti nella posizione idraulicamente più sfavorevole.

In presenza di più colonne montanti, l’impianto ha caratteristiche tali da garantire per ogni montante le condizioni idrauliche e di contemporaneità sopra indicate, nonché di assicurare il funzionamento contemporaneo di almeno 2 colonne montanti.

Protezione Esterna

Senza contemporaneità con la protezione interna. L’impianto è in grado di garantire una portata, per ciascun idrante DN 70, non minore di 300 litri/minuto ad una pressione residua non minore di 0.4 MPa (4 bar) considerando simultaneamente operativi non meno di 4 idranti nella posizione idraulicamente più sfavorevole.

L’alimentazione idrica è in grado di garantire l’erogazione prevista per almeno 60 minuti.

Aree di livello 3 (rischio alto)

Similmente a quanto visto per le aree di livello 2 a rischio medio, la norma UNI 10779 prevede:

Protezione Interna

L’impianto è in grado di garantire una portata, per ciascun idrante DN 45, non minore di 120 litri/minuto ad una pressione residua non minore di 0.2 MPa  (2 bar) considerando simultaneamente operativi non meno di 4 idranti nella posizione idraulicamente più sfavorevole.

In presenza di più colonne montanti, l’impianto ha caratteristiche tali da garantire per ogni montante le condizioni idrauliche e di contemporaneità sopra indicate, nonché di assicurare il funzionamento contemporaneo di almeno 2 colonne montanti.

Protezione Esterna

(Senza contemporaneità con la protezione interna). L’impianto è in grado di garantire una portata, per ciascun idrante DN 70, non minore di 300 litri/minuto ad una pressione residua non minore di 0.4 MPa (4 bar) considerando simultaneamente operativi non meno di 6 idranti nella posizione idraulicamente più sfavorevole.

L’alimentazione idrica è in grado di garantire l’erogazione prevista per almeno 120 minuti.

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