abilitazione professionale

La libera professione è un’opportunità da cogliere in un secondo momento. Sembra questa, in base a quanto rilevato dal Rapporto del Centro Studi del CNI “L’accesso alle professioni di ingegnere e architetto”, la motivazione del lieve calo delle abilitazioni professionali dei laureati in ingegneria e architettura.

Partiamo dagli ingegeneri. Nel 2017 hanno conseguito l’abilitazione alla professione di ingegnere iunior 9.163 laureati, il 3% circa in meno rispetto all’anno precedente. Tralasciando i laureati di primo livello che solo in minima parte accedono alla professione, va sottolineato come gli 8.446 abilitati alla sezione A costituiscono solo un terzo circa dell’universo potenziale di riferimento (stimato intorno ai 25mila laureati). Di questi, poi, il numero di coloro i quali hanno optato per l’iscrizione all’albo è pari a 3.746.

A dispetto di quest’ultimo dato, però, il numero degli iscritti all’Albo risulta in crescita. I dati della ricerca evidenziano anche come l’abilitazione professionale non venga ritenuta indispensabile per i laureati di primo livello, tanto che il titolo è conseguito appena dal 2,4% dell’universo potenziale.

Ecco, questo è quanto emerge dal monitoraggio annuale effettuato dal Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri.

Abilitazione professionale: ingegneri sempre meno

“Sono due i fenomeni concomitanti che contribuiscono all’assottigliamento del numero di neo ingegneri iscritti all’Albo” dice Giuseppe Margiotta, Presidente del Centro Studi CNI. “Da un lato si sta contraendo di anno in anno il numero di ingegneri che decide di abilitarsi, soprattutto a causa della crisi che ha colpito prevalentemente il settore civile. Dall’altro, tra coloro che conseguono il titolo abilitante, un numero non trascurabile decide di non iscriversi all’albo, assegnando alla libera professione un ruolo di seconda opportunità da cogliere solo in caso di necessità, magari in un secondo momento”.

“Molto significativo – afferma Armando Zambrano, Presidente del CNI – il fatto che nell’ultimo anno si sia registrata l’iscrizione di numerosi “vecchi” abilitati, sicché il numero complessivo degli iscritti al nostro albo risulta in aumento. Questo accade perché negli ultimi anni come categoria ci siamo sforzati di trasformare l’Ordine in un organismo attivo, capace anche di erogare servizi. In questa direzione, ad esempio, stanno andando due progetti in cui crediamo molto, come CERTIng e WorkIng, dedicati alla certificazione delle competenze e alle opportunità professionali per gli ingegneri iscritti”.

Abilitazione professionale ingegneri in calo: i motivi

Difficile sostenere che tra le cause di questo progressivo distacco vi sia la difficoltà delle prove d’esame, visto che il tasso di successo si mantiene, così come nel passato, su valori elevati attestandosi, per il 2017, all’87,4%. Un fattore determinante va individuato invece nella distinzione in settori dell’Albo professionale che, di fatto, ha indotto diverse categorie di laureati in ingegneria a dubitare dell’utilità dell’iscrizione all’albo professionale. Il titolo abilitante, infatti, non costituisce un requisito “necessario” per un numero crescente di laureati in ingegneria. L’effetto di questo dato di fatto è evidente: quasi il 60% degli abilitati appartiene al settore civile e ambientale (dove l’abilitazione è requisito necessario per lo svolgimento dell’attività professionale), mentre si riduce il gruppo di abilitati appartenenti al settore dell’informazione: nel 2017 appena il 6,1% del totale degli abilitati, laddove nel 2013 la quota era più che doppia.

Ingegneri, quale Ateneo è in testa?

L’Università di Padova risulta ancora una volta l’ateneo con più abilitati (685, qualcuno in
meno rispetto ai 693 del 2016), seguita dal Politecnico di Bari (605 abilitati) e dalla Federico II di Napoli (577 abilitati). Il quadro cambia sensibilmente analizzando i dati relativi agli ingegneri iuniores, particolarmente numerosi negli atenei del meridione: i due atenei di Napoli (Federico II e Campania Vanvitelli) e il Politecnico di Bari risultano i tre atenei con il maggior numero di abilitati di primo livello: complessivamente 200, pari al 28% di tutti gli abilitati iuniores.

E gli Architetti?

Dopo il lieve aumento rilevato nel 2016, torna a ridursi anche il numero di abilitati
tra gli architetti e le altre figure attinenti alla ex facoltà di Architettura (conservatore dei beni architettonici ed ambientali, paesaggista e pianificatore territoriale1): nel 2017 hanno infatti superato le prove dell’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione di architetto, conservatore dei beni architettonici ed ambientali, paesaggista e pianificatore territoriale (e relative figure iuniores laddove esistenti) 4.334 laureati, circa 350 in meno rispetto all’anno precedente.

A differenza di quanto avviene tra gli ingegneri, tuttavia, è necessario evidenziare che, per
questa tipologia di laureati, le probabilità di esito positivo alle prove per l’abilitazione professionale sono decisamente inferiori, tanto che nel 2017 si è abilitato solo il 60% dei candidati. Più specificatamente, nell’anno in esame hanno conseguito il titolo abilitante 3.893 Architetti, 248 Architetti iuniores, 106 Pianificatori, 20 Pianificatori iuniores, 2 Conservatori dei beni architettonici e ambientali e 65 Paesaggisti.

Quale Ateneo è in testa?

Limitando l’analisi dei dati ai soli Architetti, l’Università degli studi della Campania Luigi
Vanvitelli si conferma ancora una volta l’Ateneo con il maggior numero di abilitati (864, 123
in meno rispetto al 2016) e, allo stesso tempo, l’ateneo con le migliori performances, dal
momento che ha superato l’Esame il 77% dei candidati a fronte di una media tra tutti gli
atenei pari, come evidenziato, al 60%.

Per leggere tutto il rapporto clicca qui.


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