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Ecobonus, tutte le richieste di Finco al Governo Conte

Tra le proposte: abbandonare la possibilità dei tetti di spesa, stabilizzare le detrazioni per un periodo di tempo opportuno e ripristinare il 65% per infissi e schermature solari

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La Federazione Industrie Prodotti Impianti Servizi ed Opere Specialistiche per le Costruzioni e la Manutenzione (Finco), ha chiesto al Governo Conte, in attesa della definizione della Legge di Bilancio 2019, di abbandonare la possibilità dei tetti di spesa, di stabilizzare le detrazioni per un periodo di tempo opportuno e di ripristinare il 65% per infissi e schermature solari.

Ecobonus, il 57% delle abitazioni ha fruito del bonus

Finco ha ricordato che il Servizio Studi della Camera dei Deputati (in collaborazione con il Cresme), a novembre 2018 ha elaborato un dossier che ha palesato l’impatto positivo sull’economia nazionale delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e nello specifico per la riqualificazione energetica.

Negli ultimi 20 anni si sono verificati 17,8 milioni di interventi, vale a dire in più del 57% delle abitazioni italiane (secondo le stime dell’Istat che ne conta complessivamente 31,2 milioni), per degli investimenti di 292,7 miliardi di euro.

Le previsioni che riguardano il 2018, indicano un volume di spesa totale di 28,587 milioni di euro, maggiore dei livelli del 2017 (25,038 milioni per il recupero edilizio e 3,549 milioni per la riqualificazione energetica).

Soprattutto, per Finco, il dato più lampante è il saldo positivo di 23,5 miliardi per il Sistema Paese. Angelo Artale, infatti, afferma: “Molti interventi potevano avere un rapporto costo-beneficio più alto? Alcune sostituzioni di infissi sono state fatte per ragioni più estetiche che di efficienza energetica? Va bene: e allora? Non vogliamo considerare che comunque tali misure hanno sostenuto la filiera industriale italiana e la relativa occupazione ed innovazione tecnologica e che in ogni caso si è certamente prodotto un risultato complessivamente assai favorevole?”

Inoltre, Artale, ha anche affermato: “Vogliamo dire che altre e diverse soluzioni, certamente efficaci sono fattibili in villette mono/pluri familiari e assai meno, talvolta, in litigiosi condomini? E vogliamo dire che queste sono misure pensate soprattutto per i cittadini/contribuenti: sono loro che debbono scegliere, liberamente e in base anche alle proprie disponibilità, quali soluzioni di efficientamento perseguire, senza che si abbia la pretesa di orientarne le scelte, ed il mercato, come attraverso certe campagne, peraltro effettuate con soldi pubblici”.

Ecobonus, Finco: autolesionistico il decremento al 50%

Il Direttore Generale della Finco, Artale, inoltre sostiene che le misure di incentivazione degli interventi sugli edifici: “Hanno nel tempo costituito non solo un volano di sviluppo, ed ancor prima una barriere alla de-industrializzazione di questi settori, ma anche uno stimolo all’innovazione, alla stabile emersione del nero sia fiscale che contributivo, all’abbattimento della bolletta energetica del Paese, oltre che, naturalmente, al miglioramento della qualità ambientale, alla riduzione delle emissioni di CO2 ed all’incremento del valore degli edifici”.

Proprio a causa di questi dati, FINCO ritiene “autolesionistico il decremento dal 65% al 50% per gli ecobonus relativi ai settori dei serramenti e delle schermature solari, (specie ove, malauguratamente, accoppiati a tetti di costi ammissibili per metro quadrato del tutto fuori dal mercato della qualità”.

Perciò, Finco chiede che, considerando questi numeri, il legislatore possa:

Ripristinare il 65% di detrazione fiscale anche per infissi e schermature solari;
Abbandonare la possibilità di applicare i tetti di spesa, che tra l’altro comprendono la posa in opera e che avrebbero l’unica conseguenza di favorire le produzioni extra nazionali;
Stabilizzare queste misure per un periodo consono, senza ritornarci sopra durante ogni manovra di bilancio.

Infine, Artale conclude: “Si tratta di proposte ragionevoli sulle quali ci dovrebbe essere ampio consenso in un Paese dove siamo in procinto di spendere ben altre cifre per misure sociali comprensibili, ma che poco hanno a che fare con lo sviluppo”.

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