Case popolari, pubblicato il decreto del riparto di 321 milioni di euro

Il Decreto Ministeriale 3 ottobre 2018 che ha per oggetto il programma di recupero e la razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica di proprietà dei Comuni e degli Istituti autonomi per le case popolari e dispone lo sblocco di euro 321.116.384,00, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 novembre 2018, n. 277. Tali risorse verranno ripartite tra le Regioni e destinate al recupero degli alloggi popolari tramite la realizzazione di interventi di manutenzione straordinaria che potranno raggiungere la quota di 50 mila euro per ogni alloggio.

Case popolari, i tempi di realizzazione previsti

Il Decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti definisce termini di esecuzione dei lavori ben precisi: le Regioni dovranno assumere i provvedimenti di concessione dei contributi entro la scadenza di novanta giorni calcolati a decorrere dalla comunicazione del Ministero dell’avvenuta validazione del decreto che sancisce il trasferimento delle risorse. Il termine indicato, invece, per i comuni capoluogo di Regione, è di centoventi giorni. Entro la scadenza di un anno a partire dalla data del provvedimento di concessione del contributo emesso dalla Regione, gli interventi oggetto del finanziamento dovranno prendere il via ed essere ultimati entro il termine di due anni calcolati dalla data di avvio dei lavori.  In caso di mancato rispetto delle scadenze previste, si incorrerà nella revoca dei finanziamenti. Le risorse revocate saranno riassegnate annualmente, in base ad un criterio di proporzionalità, alle Regioni maggiormente virtuose che dimostreranno avere uno stato di avanzamento lavori superiore alla media nazionale.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti si impegna, entro la scadenza del 3 marzo 2019, ovvero entro sei mesi dalla data di approvazione del provvedimento avvenuta il 3 ottobre scorso, a predisporre un adeguato sistema di monitoraggio, attraverso l’istituzione di un Comitato tecnico che coinvolgerà le Regioni e l’Anci e sarà incaricato di vigilare sul rispetto delle nuove norme e sullo stato di avanzamento dei programmi.

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Case popolari, provenienza delle risorse

L’afflusso delle risorse è determinato dalla Legge di Bilancio 2017 che prevedeva l’istituzione del Fondo investimenti e concorre al completamento del “Piano casa Renzi” attraverso il quale era stato lanciato il programma che prevedeva la realizzazione di case popolari ed il recupero degli alloggi popolari già esistenti, suddivisa in due sezioni. La prima sezione consisteva nell’esecuzione dei lavori di entità ridotta fino a 15 mila euro, mentre l’altra nella realizzazione degli interventi più ingenti di manutenzione straordinaria fino ad arrivare a 50 mila euro.

Il DM 3 ottobre 2018, sbloccando 321 milioni di euro, interviene a colmare la lacuna che si era venuta a creare, perché la carenza di risorse aveva impedito la realizzazione dei lavori di manutenzione straordinaria ed erano stati eseguiti finora solo i piccoli interventi.

Case popolari, ripartizione dei contributi

Il DM pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale fissa nuovi criteri per la ripartizione. Come già precisato, le risorse saranno dedicate ai lavori di manutenzione straordinaria per importi fino a 50 mila euro per alloggio. La ripartizione delle risorse è dettata per il 65% in base al fabbisogno delle Regioni, decretato dal Ministero delle Infrastrutture tramite il DM 21 dicembre 2017, mentre per il 35% risultano applicati i criteri fissati dal DM 16 marzo 2015 ovvero numero di alloggi di risulta, di sfratti e di Comuni ad alta tensione abitativa.

La quota più alta di contributi è toccata alla Puglia, a cui sono stati destinati quasi 62 milioni di euro, a seguire è la Campania con 55 milioni di euro, poi il Piemonte con circa 33 milioni e la Lombardia con 24 milioni di euro.

Infine, uno stanziamento speciale di 6,4 milioni di euro è stato deliberato a favore di Genova, in seguito all’emergenza abitativa sorta improvvisamente per il tragico crollo del ponte Morandi. Il capoluogo ligure potrà così disporre di circa 18 milioni anziché degli 11,6 che erano previsti inizialmente dalla bozza di decreto.


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