Professionisti: per il 60% va bene il proprio lavoro ma non il guadagno

In Italia, il 60% dei liberi professionisti gradisce il proprio lavoro. Addirittura l’80% di questi si dichiara orgoglioso di far parte della categoria della libera professione. Il sondaggio è stato svolto su tremila professionisti e realizzato dall’Osservatorio delle libere professioni. Solo il 9% dei liberi professionisti afferma di essere insoddisfatto del proprio lavoro. I più insoddisfatti in assoluto, secondo il sondaggio, sono coloro che svolgono attività nel comparto tecnico, che raggiungono un’apice di insoddisfazione pari al 15%. Chi si lamenta di meno, invece, fa parte del settore sanitario: solo il 4% di essi si dichiara insoddisfatto.

Professionisti, soddisfazione economica

La soddisfazione economica, però, non corrisponde all’orgoglio nei confronti della propria professione. Vi è, infatti, un tasso di insoddisfazione economica del 33% nell’area legale e del 39% nell’area tecnica. Nello specifico, i più insoddisfatti economicamente sono gli architetti e i geometri, seguiti nella classifica da ingegneri e da chi svolge professioni tecniche all’interno del mondo informatico e sanitario.

Mentre, per quanto riguarda l’area medica, oltre il 50% afferma di essere soddisfatto dal punto di vista dei guadagni.

Professionisti con dipendenti, tasso di soddisfazione

Nel mondo delle libere professioni la soddisfazione economica dipende anche dalla presenza dei dipendenti. Infatti, hanno un grado di insoddisfazione più alto quei datori di lavoro che non hanno dipendenti (salvo il caso del settore sanitario).

Professionisti, il rapporto con le istituzioni politiche

Per l’85% dei liberi professionisti vi è la convinzione di non essere considerati come macrocategoria professionale dal mondo della politica. Ciò conduce inevitabilmente ad una bassa fiducia nei confronti della politica e delle istituzioni da parte delle categorie dei professionisti. Allo stesso tempo, si rileva che chi mostra una soddisfazione economica, mostra una maggiore fiducia nei confronti delle istituzioni.

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Professionisti, quali sono i rischi percepiti

I rischi che vengono percepiti maggiormente sono indubbiamente:

Elevata tassazione (oltre il 40% lo considera il problema più importante).
Cambiamenti normativi frequenti, poiché causano forte insicurezza e costituiscono un costoso onere aggiuntivo sia per il professionista che per l’impresa.

Altri rischi che appaiono meno importanti, sono:

La concorrenza di multinazionali e franchising (anche se ciò appare rilevante per coloro che operano nelle aree tecnico sanitarie e per i farmacisti). Questa concorrenza diventa un problema quando si parla di concorrenza al ribasso, perché va ad inficiare negativamente la qualità della prestazione e la sicurezza del servizio. E in questo caso, le categorie che rischiano di più sono quelle tecnicosanitarie e quelle socio-assistenziarie.

Inoltre, vi sono altri rischi rappresentati da:

Discontinuità del lavoro (secondo il 22%), che colpirebbe soprattutto il settore del commercio, del turismo e dei servizi alla persona.

Secondo l’indagine, in un settore influenzato dagli ordini professionali, che in tanti casi svolgono le funzioni delle associazioni di rappresentanza, viene evidenziato: “come la prima funzione associativa di chi abbia anche la rappresentanza datoriale – ovvero la gestione del contratto nazionale di lavoro – per definizione è in capo ad associazione volontarie come Confprofessioni. La Confederazione si conferma infatti come il principale soggetto di rappresentanza delle libere professioni”. Mentre per quanto concerne le istanze di rappresentanza, i professionisti italiani piazzano davanti, in ordine di importanza, la capacità di negoziare condizioni più favorevoli su fisco e politiche economiche.

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