muratura antisismica

I precedenti contributi legati al Sisma Bonus e alla Classificazione sismica ci hanno permesso di inquadrare il provvedimento dal punto di vista tecnico e fiscale. Ora, per capire potenzialità e possibilità d’intervento è utile fare alcune considerazioni legate nello specifico al nostro patrimonio edilizio; considerazioni a loro volta che hanno guidato la creazione dello stesso documento sulla classificazione e che saranno importanti per capire le migliori filosofie d’intervento.

Edifici esistenti: come intervenire?

Per farlo, parliamo brevemente degli Stati Limite e dei nostri terremoti. Come ben sanno i tecnici che si occupano di strutture, nelle zone prossime all’epicentro è “lecito” che una costruzione si danneggi e le stesse NTC lo prevedono [1]; purtroppo però vi sono vaste aree a intensità sismica medio bassa (e nelle quali solitamente non vi sono morti o feriti) che sempre circondano le ridotte aree epicentrali dei terremoti violenti e che, tendenzialmente, sono quelle che pesano in maniera maggiore sulla conta dei danni. Il documento FEMA-E74 ha stimato che il 75% del costo di ricostruzione è riconducibile agli elementi non strutturali, e solo il 25% è attribuibile a questi ultimi.

In sintesi, per livelli di danno strutturale assente o molto contenuto, i danni agli elementi non strutturali e agli impianti possono essere già significativi. A fronte di risorse limitate, può essere preferibile intervenire su molte costruzioni in modo limitato (per esempio utilizzando interventi di rafforzamento locale per eliminare alcune gravi carenze strutturali e/o perseguendo con il miglioramento strutturale un livello di sicurezza antisismica pari al 60-80% del livello di sicurezza antisismica previsto dall’adeguamento), piuttosto che intervenire su poche costruzioni adeguandole a quanto previsto per le nuove costruzioni.

Ad esempio. Dopo gli ultimi eventi sismici che hanno colpito la nostra penisola si è formata la consapevolezza che gli edifici in c.a. hanno problemi con i tamponamenti e che questi ultimi [2] vengono espulsi o si danneggiano pesantemente rendendo inagibile la costruzione, nonostante il telaio sia perfettamente integro; inserire qualche ritegno per evitare questo fenomeno (magari mentre si decide di installare un termocappotto) potrebbe rientrare tra gli interventi che fanno diminuire una classe, con una spesa modesta.

Allo stesso modo applicare delle catene per evitare il ribaltamento di un fronte, magari sulla prospiciente viabilità pubblica che è stata individuata quale via di fuga nei piani comunali di Protezione Civile, permette con poche risorse economiche, e con il metodo semplificato, di ridurre la classe e quindi migliorare il comportamento dell’edificio.

Per gli edifici artigianali i concetti sono i medesimi. Il ribaltamento dei tamponamenti potrebbe avere gravi conseguenze sull’interruzione della produzione, nonostante l’elemento in sé abbia un costo esiguo; un costo ancora più esiguo ce l’ha l’intervento per mettere in sicurezza i pannelli e gli elementi secondari, a fronte quindi di grandi benefici.

I casi sopra riportati sono solo alcuni esempi. Come ben sappiamo il patrimonio edilizio italiano è estremamente variegato e ogni bravo professionista saprà valutare al meglio le possibilità; senza fermarsi ai soli calcoli, con una solida analisi costi-benefici sarà in grado di spiegare “numeri alla mano” al proprio committente i vantaggi di un intervento.

Infine è bene non dimenticare che ogni intervento o classificazione devono essere la conseguenza di una valutazione di sicurezza eseguite ai sensi delle Normative Tecniche per le Costruzioni. Ciò significa che un fondamentale ruolo sarà nel professionista, esperto, attento, abituato a lavorare sugli edifici esistenti e a “sentirli”, capace a ipotizzarne il comportamento anche nei cinematismi locali; un bravo medico che sappia diagnosticare al paziente il futuro male, e gli fornisca le giuste cure per la guarigione.

Sisma Bonus: il ruolo del professionista comunicatore

Ragionando comunque in termini pratici, su un qualunque edificio del nostra patrimonio edilizio, dal punto di vista fiscale le possibilità sono ottime e vanno dall’inserimento di una catena alla demolizione con ricostruzione con i più moderni sistemi antisismici. Adesso è necessario che i professionisti diventino buoni comunicatori per spiegare ai cittadini tutte le possibilità tecniche e fiscali, e riuscire finalmente a innescare un sistema virtuoso che funzioni a beneficio di tutti.

Note

[1] È sempre bene precisare che questo aspetto vale anche per le costruzioni appena realizzate: quando un edificio si trova investito dall’azione sismica massima per il quale è stato progettato, si deve verificare lo Stato Limite di Salvaguardia della Vita (SLV) che prevede che l’edificio rimanga in piedi e salvi i suoi occupanti, ma si danneggi pesantemente in quanto deve dissipare energia. Il concetto è simile a quell’automobile che subisce un incidente e il telaio si deforma ma rimane integro.

[2] Occorre precisare che fino ai primi anni 2000 tutti i tamponamenti risultavano scollegati dai telai in c.a. e realizzati molte volte a doppio paramento in laterizio con intercapedine vuota; in sostanza si trattava di elementi che rimanevano in piedi grazie all’equilibrio verticale ma altamente instabili a qualsiasi azione orizzontale.


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