Codice Appalti, riforma: cosa cambia con le novità del DEF?

All’interno del DEF (Documento di Economia e finanza 2018) è contenuta anche la riforma del Codice Appalti. Il Governo conte intende attuare delle semplificazioni, oltre a prevedere nel documento un piano per le infrastrutture fondato sulle piccole opere diffuse e una task force sugli investimenti pubblici. La Commissione Europea nel frattempo manda segnali contro la manovra, considerata rischiosa dal momento in cui si prevede di alzare il deficit al 2,4%.

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Dall’Unione Europea arrivano critiche sul DEF

Non sono bastate le parole confortanti del Governo italiano, perché l’Unione Europea continua a non gradire questa manovra. Ci ha provato anche Tria a convincere la Commissione Europea, cercando di spiegare che il deficit nel corso degli anni passerà dal 2,4% del 2019 al 2,1% del 2020 fino a giungere all’1,8% nel 2021. Ma dal canto suo, la Commissione Europea ha fatto sapere che attraverso il deficit al 2,4%, peggiorerà il saldo strutturale di ben 0,8 punti al posto di migliorare. L’UE, quindi, continua a chiedere all’Italia di rispettare gli accordi poiché si era impegnata “ad assicurare che il tasso di crescita nominale della spesa netta primaria non superi lo 0,1% nel 2019, che corrisponde ad un aggiustamento strutturale di 0,6% di Pil nel 2019”. Ma tramite il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio il Governo conferma la posizione: “non arretriamo”.

Codice Appalti, cosa riguarda la riforma

A causa dei problemi interpretativi sorti in fase di applicazione delle norme, la riforma del Codice Appalti era diventata indispensabile. Questa riforma mira a semplificare le procedure ed a garantire la trasparenza dell’amministrazione.

La semplificazione delle procedure si occuperò anche della fase della programmazione, inerente alle delibere del Cipe, attraverso un collegamento più forte con il lavoro progettuale delle Stazioni Appaltanti. Inoltre, l’accesso delle Piccole-Medie imprese al mercato degli appalti risulterà molto più facilitato. Ciò determinerà anche una limitazione, secondo il Governo, del fenomeno del subappalto. Il Governo si propone di diminuire la facoltà di deroga al Codice Appalti ed inserire il principio della territorialità che si traduce negli “appalti a chilometro zero”.

La riforma del Codice Appalti cercherà di migliorare l’efficienza dei pagamenti della PA e di rendere più semplice l’estensione della compensazione tra crediti e debiti della medesima.

Rilancio investimenti e infrastrutture

La riforma del Codice Appalti e solo uno degli strumenti utili per il rilancio degli investimenti. Infatti, ce ne sono anche altri, tra cui l’abolizione del patto di stabilità interno e l’attivazione di un fondo da 150 miliardi di euro (118 immediatamente attivabili) per rilanciare gli investimenti infrastrutturali in 15 anni.

 

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