Abusivismo edilizio, Legambiente: demoliti solo il 19,6% degli immobili abusivi

Sulla base ad uno studio sull’abusivismo edilizio di Legambiente risulta che, nel nostro Paese, gli ordini di abbattimento riguardano 71.450 immobili ma solo il 19,6% risultano eseguiti, il restante 80% degli immobili abusivi, concentrati soprattutto nelle aree costiere, mancano all’appello e risultano ancora in piedi. Ogni comune localizzato sulla costa conta in media 247 ordinanze di demolizione, di gran lunga superiore alla media registrata nei comuni dell’entroterra, pari a 23,3. I dati scaturiscono da un’analisi statistica realizzata da Legambiente a partire dal 2004 fino ad oggi, ovvero dall’anno seguente l’ultimo condono edilizio.

Abusivismo edilizio: i dati numerici relativi alle omesse demolizioni

Sulla base della relazione di Legambiente, solo 14.018 immobili su un totale di 71.450 immobili dichiarati abusivi sono state demoliti in Italia negli ultimi quindici anni. Se si prende in esame il rapporto esistente tra ordinanze di demolizione ed esecuzioni, tra le regioni primeggia il Friuli Venezia Giulia con il 65,1%, mentre il fanalino di coda è rappresentato dalla Campania con il 3% di abbattimenti. Valutando il numero assoluto di ordini di abbattimento in ogni regione confrontato al dato nazionale, la valenza assume connotati diversi: il Friuli Venezia Giulia ha un numero basso di ordinanze (l’1,1% rispetto al dato nazionale) a fronte del quale vanta l’alto tasso di demolizioni, mentre la Campania detiene il record nazionale in termini di ordinanze di demolizione raggiungendo il 23% del totale nazionale. Buoni i dati della Lombardia che detiene il 6,9% degli ordini di abbattimento nazionali e ne ha realizzati il 37,3%, del Veneto che conta il 9,5% delle ordinanze nazionali delle quali ne ha attuate il 31,5% e della Toscana dove, delle 7,1% delle ordinanze su base nazionale, ne sono state eseguite il 24,8%. I dati più allarmanti sono registrati in Sicilia, dove sono state eseguite solo il 16,4% delle ordinanze che rappresentano il 9,3% del dato nazionale, a seguire in Puglia e in Calabria ovvero nelle regioni storicamente più esposte al fenomeno dell’abusivismo.

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Abusivismo edilizio, acquisizione nel patrimonio pubblico

Per legge il patrimonio edilizio abusivo interessato da ordinanze di demolizione, non attuate entro i termini di legge, diventa proprietà del comune incaricato della demolizione, a sfavore dell’ex proprietario e può essere riservato ad utilizzo di interessa pubblico.

Eppure, su 57.432 immobili abusivi non abbattuti, risultati dal censimento di Legambiente, appena il 3%, pari a 1.850, appaiono acquisiti al patrimonio comunale.

Legambiente critica il fatto che “le case restano nella disponibilità degli abusivi che ne godono senza alcun titolo e senza oneri, nell’indifferenza più totale. Una prassi consolidata, purtroppo, che però si scontra con l’applicazione della legge”.

Abusivismo edilizio, contrasto ad abusi scelta impopolare?

Nonostante gli abbattimenti siano un obbligo previsto dalla legge, nella realtà pare rappresentino una semplice facoltà per i comuni. Infatti, Legambiente sottolinea che: “abbattere una casa è, ancora oggi, politicamente e socialmente impopolare, per questo la giustizia stenta ad affermarsi in questo ambito” e chiede l’intervento del Parlamento attraverso una proposta legislativa in grado di snellire, velocizzare e rendere efficace l’istituto degli abbattimenti dei fabbricati abusivi.

La proposta di Legambiente consiste nell’istituzione di un fondo da 100 milioni di euro per ogni anno a partire dal 2019 fino al 2025, destinati all’evasione delle pratiche di condono edilizio ancora incomplete e all’emersione degli immobili che risultano ancora non accatastati, definiti “case fantasma”.

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