crollo ponte morandi genova © Copyright ANSA

Lo scorso 14 agosto, alle ore 11.50, è crollato il Ponte Morandi di Genova. Il crollo del viadotto ha causato un bilancio di vittime gravissimo: dagli ultimi aggiornamenti risultano 38 morti accertati e 15 feriti – di cui 9 in codice rosso – ma ci potrebbero ancora essere dalle 10 alle 20 persone disperse, come ha dichiarato in giornata il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi.

La vicenda, come normale, ha riacceso il dibattito sulla tenuta del patrimonio strutturale ed infrastrutturale italiano. In questo momento di lutto e di ricerca dei più diretti responsabili della tragedia, l’opinione più diffusa e condivisa è l’urgenza dei controlli sulle strutture.Il Comitato per la Diagnostica e la Sicurezza delle Costruzioni e dei Beni Culturali (CO.Di.S), però, ha subito messo in evidenza un problema, specificando come, “a causa di alcune discutibili scelte operate nelle NTC 2018, esistono in Italia appena 120 soggetti, i cosiddetti Laboratori ex art. 59 DPR 380/01, autorizzati dal Ministero Infrastrutture e Trasporti a poter effettuare campionamenti sulle strutture“, quindi a poter effettuare un prelievo di calcestruzzo, malta o altro materiale da costruzione su di una qualsiasi struttura esistente nel Paese (dalla semplice casa per civile abitazione, al ponte di grandi dimensioni).

Altre 400 aziende esperte di ispezioni, controlli e diagnostica sulle strutture, e perfettamente operative fino all’entrata in vigore delle NTC2018 il 22 marzo – continua il Comitato – “sono state poste di fatto in condizione di non poter più operare ed ora rischiano la chiusura entro fine anno. E tutto questo, paradossalmente, mentre il Paese vive una vera e propria emergenza”, in cui si hanno più di 60 mila opere infrastrutturali (ponti, viadotti, gallerie, ecc.) da controllare, oltre al lavoro “ordinario” sull’edilizia scolastica, gli ospedali, gli edifici pubblici e privati sparsi per la Penisola.

Sarebbe stato, secondo il CO.Di.S, un semplice comma integrativo posto al Capitolo 8, paragrafo 5.3 delle NTC 2018 ad impedire a queste 400 aziende (alcune con esperienza trentennale) fondate da ingegneri, architetti e geologi, di poter prelevare dei campioni dalle strutture per poterli sottoporre ai necessari test. E tutto questo in un momento in cui, invece, “urge un piano nazionale per i controlli sulle strutture del Paese, ma soprattutto urge affidare tali controlli a figure di elevata professionalità”.

Ennesimo paradosso di un Paese che invoca terzietà nei controlli sulle opere di ingegneria ed invece attraverso procedure oscure abilita ad operare nello stesso campo solo 120 società (mandando altre 400 eccellenze italiane alla chiusura)”.

Conclude il Comitato: “Ci domandiamo se sia pensabile, nelle condizioni in cui versa il Paese, che ad oggi possano esistere in Italia solo 120 direttori tecnici (ingegneri o architetti) che dovranno effettuare oltre all’ordinario lavoro di controllo sulla qualità degli impasti dei calcestruzzi freschi in laboratorio (ruolo per il quale i laboratori vennero istituiti nel 1971) anche il ruolo di controllore di tutto il patrimonio storico, artistico, monumentale, strategico ed edilizio del Paese, mentre altre 400 aziende che sono considerate un’eccellenza italiana all’estero e dotate di strumentazioni e know how adeguato ad eseguire ispezioni, controlli e diagnostica strutturale debbano chiudere i battenti”.

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Metodi pratici per il rinforzo di elementi strutturali

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Santino Ferretti, 2018, Maggioli Editore

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1 COMMENTO

  1. Senza voler accusare nessuno, credo proprio che l’intenzione fosse quella di limitare i soggetti alle universitá e affini proprio per evitare conflitti di interesse tra committenza (che tante volte come nel caso in questione ha tutto l’interesse che non si sollevi un polverone sulla qualità dei materiali) e laboratorio che svolge le analisi

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