Codice Appalti, riforma: anticipazioni di Toninelli e proposte degli architetti

Ampia condivisione sull’esigenza di semplificare le procedure, rivedere il Codice appalti e promuovere la diffusione dei bonus per le ristrutturazioni. Auspicabile il proseguimento delle opere già avviate. Questi sono alcuni temi approfonditi nel corso dell’incontro tenutosi il 31 luglio tra una delegazione dell’Ance condotta dal Presidente, Gabriele Buia, e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli.

Codice Appalti, le parole di Buia al Ministro

Buia ha rammentato al Ministro la grave crisi in cui versa da anni il settore edile che ha perso negli ultimi dieci anni circa 600 mila addetti e oltre 120 mila imprese. Motivo per cui sono indispensabili “scelte importanti per sbloccare i cantieri, come emerso anche dalla recente iniziativa Ance-Anci per modificare il codice appalti e riuscire finalmente a realizzare quegli interventi necessari per la manutenzione e la messa in sicurezza dei territori, delle scuole e delle città”. Buia ha altresì ribadito che è necessario “avviare un reale percorso di rigenerazione urbana, promuovendo interventi di demolizione e ricostruzione”.

Infine ha espresso al Ministro una certa preoccupazione per l’andamento delle opere già in corso, con progetti approvati ormai da anni ma che sono in forte ritardo nell’esecuzione e provocano gravi conseguenze sull’occupazione e lo sviluppo dei territori interessati dalle medesime.

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Codice Appalti, promessa di revisione di Toninelli

La replica di Toninelli su questi temi è stata positiva, il Ministro ha annunciato che presto seguirà un intervento sulla riforma del Codice Appalti e sulla semplificazione delle procedure.

Ha dimostrato inoltre ampia condivisione sull’esigenza di promuovere la diffusione dei bonus per le ristrutturazioni, obiettivo per il quale l’Ance stesso varerà a breve una campagna di diffusione con tutta la filiera degli operatori e dei professionisti. Le parti sono risultate convergenti anche sulla necessità di accelerare la digitalizzazione del settore, in riferimento alla quale l’Ance ha da tempo dato il via al primo progetto in ambito europeo, progetto per il quale si auspica un valido sostegno da parte delle istituzioni.

Codice appalti: le proposte degli Architetti

Il Consiglio Nazionale degli Architetti, in collaborazione alla Rete Professioni Tecniche, ha redatto un documento contenente le proposte che mirano a superare le criticità del Codice dei Contratti Pubblici approvato con Decreto legislativo 18/04/2016 n. 50 e pubblicato sulla GU 19/04/2016 n. 91, in riferimento ai servizi di architettura e ingegneria e lo ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri, Antonio Conte, al Ministro alle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ed alle Commissioni Parlamentari competenti.

Per il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, i punti fondamentali ispiratori della riforma del codice dei contratti in materia di lavori pubblici dovrebbero consistere nel rafforzare la centralità del progetto nei processi di trasformazione del territorio, procedere all’abolizione dell’appalto integrato e all’apertura del mercato agli operatori economici medio-piccoli e nell’assicurare regole semplici e trasparenti negli affidamenti.

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Criticità e elementi positivi del Codice contratti 50/2016

Il Presidente del CNAPPC, Giuseppe Cappochin, puntualizza che “il Codice del 2016 deve essere profondamente rivisto per superare una serie di criticità anche se, alcuni elementi che riguardano servizi di architettura e ingegneria costituiscono punti di riferimento da cui ripartire.” E precisa che uno di questi è l’art. 24, comma 8, dove si stabiliscono le regole per il calcolo dei prezzi base di gara, indispensabili per adottare le diverse procedure di affidamento variabili in relazione all’importo posto a base di gara.

Il Vicepresidente, Rino La Mendola, sostiene che “sono da salvaguardare anche i passi fatti per ridurre il peso dei requisiti economico-finanziari negli affidamenti e per aprire i concorsi di progettazione ai giovani o comunque ai professionisti in grado di garantire prestazioni di qualità anche se non sono in possesso di grandi strutture professionali con grossi fatturati e con un alto numero di dipendenti” e continua ribadendo che sono da confermare anche le nuove regole in base alle quali sono stati ridotti gli affidamenti “in house” nelle concessioni ed eliminati i balzelli come la cauzione provvisoria a carico dei professionisti partecipanti ad una gara per l’affidamento della progettazione.

Per il Consiglio Nazionale, tuttavia, per raggiungere l’obiettivo di consolidare la centralità del progetto e scongiurare il rischio di perdurare a registrare varianti e opere non completate “è necessaria una svolta forte e concreta per abbandonare del tutto procedure, già in parte ridimensionate dal Decreto 50, come l’appalto integrato, stabilendo che l’affidamento dei lavori avvenga solo sulla base di progetti esecutivi”.

Infine, il Consiglio Nazionale auspica che gli addetti ai lavori vengano dotati di un regolamento unico a supporto del Codice, con un testo organico e semplice, e che vengano abolite le norme che tuttora alimentano insuperabili barriere, finendo col riservare il mercato dei lavori pubblici solo alle grandi strutture professionali che hanno avuto l’opportunità di accrescere le proprie esperienze professionali e accumulare fatturati lavorando negli ultimi anni.

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