pergolato

Gli argomenti della selezione di sentenze per l’edilizia e l’urbanistica pubblicate la scorsa settimana sono… 1) Pergolato, condizioni per assimilabilità alla tettoia; 2) Distribuzione degli ambienti interni, titolo edilizio necessario; 3) Cambio di destinazione d’uso da deposito agricolo ad abitazione, titolo edilizio necessario; 4) Attività edilizia all’interno di una cava, natura delle costruzioni; 5) Silos, inconfigurabilità volume tecnico.

Pergolato, condizioni per assimilabilità alla tettoia

Estremi della sentenza: TAR Lombardia, Brescia, sez. II, sent. 2 luglio 2018 n. 646
Massima: Il pergolato coperto con una struttura non facilmente amovibile è da considerarsi tettoia

Come indicato dal Consiglio di Stato nella sent. n. 825/2015, “La differenza fra tettoia e pergolato appare riconducibile al linguaggio comune, che individua la tettoia come una struttura pensile, addossata al muro o interamente sorretta da pilastri, di possibile maggiore consistenza e impatto visivo rispetto al pergolato (normalmente costituito, quest’ultimo, da una serie parallela di pali collegati da un’intelaiatura leggera, idonea a sostenere piante rampicanti o a costituire struttura ombreggiante, senza chiusure laterali)”.

Il Consiglio di Stato ha quindi precisato, nella sentenza n. 306/2017, che “Quando il pergolato viene coperto, nella parte superiore (anche per una sola porzione) con una struttura non facilmente amovibile (realizzata con qualsiasi materiale), è assoggettata tuttavia alle regole dettate per la realizzazione delle tettoie.”.

Approfondisci con l’articolo Per costruire una tettoia, serve o no il permesso di costruire?

Progettare e costruire soppalchi, pensiline, parapetti e pergolati

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Distribuzione degli ambienti interni, titolo edilizio necessario

Estremi della sentenza: TAR Campania, Salerno, sez. II, sent. 6 luglio 2018, n. 1042
Massima: La diversa distribuzione degli ambienti interni richiede la CILA o, se vengono interessate parti strutturali, la SCIA

La diversa distribuzione degli ambienti interni non può essere sanzionata con la demolizione, giusta quanto unanimemente rilevato dalla giurisprudenza (cfr., da ultimo, la massima seguente: “La diversa distribuzione degli ambienti interni mediante eliminazione e spostamenti di tramezzature, purché non interessi le parti strutturali dell’edificio, costituisce attività di manutenzione straordinaria soggetta al semplice regime della comunicazione di inizio lavori, originariamente in forza dell’art. 6, comma 2, ed ora dell’art. 6 bis del d. p. r. n. 380/01, che disciplina gli interventi subordinati a c.i.l.a. In tali ipotesi, pertanto, l’omessa comunicazione non può giustificare l’irrogazione della sanzione demolitoria che presuppone il dato formale della realizzazione dell’opera senza il prescritto titolo abilitativo. Quando invece questo stesso intervento interessi parti strutturali del fabbricato, ai sensi dell’art. 22, comma 1, lett. a), del d. p. r. n. 380/2001, la disciplina applicabile è quella della segnalazione certificata di inizio attività, la cui mancanza comporta, parimenti, l’irrogazione della sola sanzione pecuniaria” – T. A. R. Campania – Napoli, Sez. II, 22/08/2017, n. 4098).

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Cambio di destinazione d’uso da deposito agricolo ad abitazione, titolo edilizio necessario

Estremi della sentenza: TAR Abruzzo, Pescara, sent. 5 luglio 2018 n. 224
Massima: Serve il permesso di costruire per il cambio di destinazione d’uso di un immobile da deposito agricolo ad abitazione

La giurisprudenza amministrativa è costante nel ritenere che necessita del previo rilascio del permesso di costruire il cambio di destinazione d’uso che, anche qualora intervenuto tra categorie omogenee, abbia comportato un aumento o un aggravamento del carico urbanistico insistente sull’area (cfr. Consiglio Stato, sez. V, 29 gennaio 2009 n. 498).

Un cambio di destinazione d’uso di un immobile da deposito agricolo ad abitazione, all’evidenza, interviene tra categorie edilizie funzionalmente autonome ma non omogenee e, quindi, integra una modificazione edilizia con effetti incidenti sul carico urbanistico soggetta a regime concessorio onerosa indipendentemente dall’esecuzione di opere edilizie.

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Gli interventi edilizi: definizioni e titoli abilitativi - II edizione

Gli interventi edilizi: definizioni e titoli abilitativi - II edizione

M. Petrulli, A. Mafrica, 2017, Maggioli



Attività edilizia all’interno di una cava, natura delle costruzioni

Estremi della sentenza: TAR Lombardia, Brescia, sez. I, sent. 4 luglio 2018 n. 653
Massima: All’interno di un ambito estrattivo, finché la cava è in esercizio, è sempre possibile realizzare, indipendentemente dalla pianificazione comunale, nuove costruzioni finalizzate all’attività estrattiva o alle attività complementari, ma tali costruzioni sono intrinsecamente provvisorie

La qualificazione delle opere necessarie per realizzare le strutture dove avviene la lavorazione degli inerti risente necessariamente della provvisorietà dell’ambito estrattivo.

Si tratta materialmente di opere stabili, ancorate al terreno, e idonee ad alterare profondamente lo stato dei luoghi, con effetti che per altri tipi di edificazione si potrebbero considerare permanenti. In una cava, qualsiasi attività svolta, dall’estrazione del materiale alla lavorazione dello stesso, comporta una trasformazione radicale del suolo. Tale trasformazione è però reversibile, in quanto con l’esaurimento della cava tutte le strutture presenti devono essere rimosse, per lasciare spazio agli interventi di riassetto ambientale che precedono e rendono possibile la destinazione finale prevista dal piano cave provinciale.

Pertanto, all’interno di un ambito estrattivo, finché la cava è in esercizio, è sempre possibile realizzare, indipendentemente dalla pianificazione comunale, nuove costruzioni finalizzate all’attività estrattiva o alle attività complementari, ma tali costruzioni sono intrinsecamente provvisorie. Come si è visto sopra, il mantenimento sul posto delle strutture di cantiere, o la realizzazione di nuove strutture produttive, è ammissibile solo se la destinazione finale cambia in senso favorevole al titolare dell’ambito estrattivo. Peraltro, una simile evoluzione è una mera aspettativa.

Silos, inconfigurabilità volume tecnico

Estremi della sentenza: TAR Piemonte, sez. II, sent. 5 luglio 2018 n. 821
Massima: Un silos non è un volume tecnico

La definizione di “volume tecnico” rinvenibile al punto n. 31 dell’intesa del 20.10.2016 per la definizione del regolamento edilizio-tipo, raggiunta tra Stato, Regioni e Comuni ai sensi dell’art. 4 comma 1 sexies del d.p.r. n. 380/2001, dispone che “sono volumi tecnici i vani e gli spazi strettamente necessari a contenere ed a consentire l’accesso alle apparecchiature degli impianti tecnici al servizio dell’edificio (idrico, termico, di condizionamento e di climatizzazione, di sollevamento, elettrico, si sicurezza, telefonico..).”

Conseguentemente, un silos non è annoverabile tra i volumi tecnici (in tal senso TAR Brescia, n. 213/2014; Tar Veneto, n. 281/2014).

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In collaborazione con www.studiolegalepetrulli.it


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