È scontato collegarli in edilizia al campo “cantieristico”, molto meno quando veniamo in contatto con situazioni di “insalubrità di un edificio” o di “inquinamento indoor”, per salvaguardare la salute dall’esposizione continuativa ad inquinanti ambientali di natura chimica, fisica o biologica (come nel caso studio di muffe, funghi , spore, ecc). I DPI possono essere di due tipi:
– usa e getta
– riutilizzabili.

I primi sono utilizzabili solo una volta e i secondi rimpiegabili. Nel loro ciclo di vita devono essere necessariamente sottoposti alla convalidazione da un organismo notificato, sia per la loro manutenzione, visto che sono chiamati a mantenere nel tempo le caratteristiche normative per cui sono stati prescritti, ma anche a un ripristino igienico che deve garantire un processo di lavaggio tale da determinare una riduzione del livello di biocontaminazione entro i limiti previsti dalla norma UNI/EN 14065 (sistema di controllo della biocontaminazione).

Inquinamento indoor: le fase operative

È intuitivo perché il lavaggio degli indumenti da lavoro (DPI) in proprio sia a mano, che nelle lavatrici domestiche è vietato dalla normativa vigente per la sicurezza e la salute. Tale operazione oltre a poter ridurre la capacità protettiva degli indumenti di protezione per la mancata riduzione di biocontaminazione, può esporre a un rischio potenziale anche le famiglie dei lavoratori e su ampia scala l’intera collettività tenendo presente che le acque di scarico non sono adeguatamente trattate per eventuali inquinanti. Per fare un esempio pensiamo alle mogli degli operari che mettevano ogni sera in ammollo le tute venute in contatto con l’amianto, molte di esse sono morte o si sono ammalate di mesotelioma pleurico, alla stregua di chi era esposto in cantiere.

Il personale coinvolto durante ogni fase operativa, l’esecuzione delle indagini, dei sopralluoghi, del monitoraggio e rilevazione ambientale deve pertanto essere garantito dall’eventuale esposizione, a breve e/o lungo tempo, di sostanze nocive che possono presentarsi per ogni intervento. Occorre prevedere un piano di protezione con lo scopo di indicare i pericoli per la sicurezza e la salute che possono verificarsi in ogni fase operativa ed identificare le procedure per la protezione delle persone coinvolte.

Di notevole importanza è la fase valutativa del “luogo di intervento”, ed è importante conoscere le potenziali sostanze alle quali un soggetto si può trovare effettivamente esposto e il periodo di esposizione tenendo conto delle diverse vie di penetrazione nell’organismo. Dopo un’analisi di tali problematiche in fase di sopralluogo si ritiene opportuno utilizzare DPI del tipo “usa e getta”, in modo che dopo il loro utilizzo non vengano portati in altri ambienti, con l’eventuale possibilità di contaminazioni. Mai toccare a mani nude intonaci o componenti edili.

Per le fasi operative preliminari, come per esempio in presenza di umidità con l’insorgenza di muffe, per proteggere il corpo, gli occhi e viso, le vie respiratorie, arti superiori corpo, arti inferiori, considerato che le muffe sono tossiche e molte volte cancerogene, si consiglia sempre l’uso dei DPI usa e getta.

L’INAIL ha condotto una ricerca con la produzione del manuale operativo “Il rischio chimico per i lavoratori nei siti contaminati – edizione 2014”, individuando i possibili rischi in siti a contaminazione ignota ed i relativi DPI da utilizzare sempre in tali circostanze che possono sintetizzarsi nelle seguenti tabelle.

Tabella dei possibili rischi in siti a contaminazione ignota

Monitoraggio e rilevazione ambientale

Per effettuare il monitoraggio di Composti Organici Volatili (COV) in ambienti indoor è indispensabile avere chiaro quali siano gli obiettivi della misura e conoscere, ove possibile, le caratteristiche degli ambienti confinati, le sorgenti, le attività che vengono svolte e i tempi di permanenza della popolazione.

Le concentrazioni dei COV dipendono dall’emissione della/e sorgente/i, dal volume dell’ambiente oggetto di rilevamento, dalla reattività chimica delle sostanze, dall’interazione con le superfici dei materiali presenti nell’ambiente come intonaci e pitture, arredi o l’utilizzo di prodotti per la pulizia e da una inadeguata ventilazione sia essa naturale o forzata.

Dopo tale fase di studio, in base a quanto emerso dall’indagine conoscitiva si procede con le misurazioni dirette in campo che consentono un pre screening qualitativo delle sostanze più nocive per l’uomo determinabili in ambienti indoor con una idonea strumentazione, come ad esempio:
Il fotoionizzatore portatile dotato di tecnologia PID (Photo Ionization Detector), che sfruttando il principio della Foto Ionizzazione consente di rilevare la presenza di VOCs in concentrazioni molto basse e rilevare oltre 250 sostanze nocive per l’uomo.
Le fiale colorimetriche, campionamenti a breve termine (campionamento attivo), dotate di scala graduata sulla superficie e contenenti reagenti specifici per determinate sostanze. La misura viene effettuata mediante il prelievo di precisi quantitativi d’aria ambiente attraverso l’utilizzo di una pompa a siringa azionata meccanicamente. Il passaggio del campione d’aria nella fiala colora il reagente e permette la lettura diretta di uno specifico inquinante. Come tipologia di rilevamento è poco preciso, ed utilizzato solo se si hanno alte concentrazioni di un solo componente, inoltre non si deve andare oltre il limite di saturazione indicato. Questo tipo di indagine non può essere utilizzata per monitoraggi e rilevamenti inerenti cause legali, perché in tribunale non vengono considerate come prove attendibili, in tal caso bisognerà avvalessi di misurazioni con campionatura esaminata in laboratori accreditati e certificati.

Tali strumentazioni danno dei risultati immediati sul campo, con i componenti e gli inquinanti presenti.  Invece tra le indagini da eseguire tramite campionatura e successiva analisi della stessa vi è quella attraverso l’utilizzo di un campionamento diffusivo a simmetria radiale; si tratta di un sistema di misurazione passivo che prevede un esame dell’area indoor eseguito secondo le norme UNI EN 14412:2005 attraverso una cartucce adsorbenti specifica per aldeidi e VOC che viene posizionata per circa una settimana all’interno dei locali oggetto di analisi e poi successivamente analizzata in laboratorio

Composti Organici Volatili (VOC) più comuni e sorgenti indoor

Tra i VOC la presenza di formaldeide è un richiamo notevole, perché se si rileva la sua presenza in un ambiente indoor ed è contenuta entro 300 mg/m3 anche gli altri composti sono contenuti. Ne esistono tanti altri, che possono essere identificati nella Tabella che segue.

Inoltre i principali metalli che possono essere presenti nei materiali da costruzione e che possono rilasciare emissioni indoor dannose alla salute possiamo elencare le seguenti:

  • piombo
  • nichel
  • cadmio
  • mercurio
  • cromo esavalente (cemento)
  • benzene

Il Campionamento

Pertanto la fase di prelievo del campionamento e le relative tecniche da utilizzare vanno decise in base a cosa dobbiamo conoscere, se per esempio abbiamo bisogno del valore massimo di concentrazione di un componente è necessario effettuare campionamenti di breve durata, nel caso invece si vuole confrontare la concentrazione ottenuta con un valore guida di riferimento, il tempo del campionamento deve essere uguale a quello associato al valore guida; ancora se si è realizzato un intervento per diminuire i valori di emissioni sarà vincolata dalle prestazioni dei sistemi di campionamento e dai limiti di quantificazione delle metodiche analitiche adottate.

Naturalmente di fondamentale importanza è il posizionamento della strumentazione, perché in base al componente che si sta valutando si dovrà scegliere il luogo più significativo dell’edificio. La posizione del campionatore all’interno di un ambiente influenza fortemente la misura e quindi i risultati. Nel posizionare la strumentazione di campionamento, va tenuto conto anche dei possibili gradienti di concentrazione che si possono verificare.

Comunque è consigliabile posizionare il campionatore al centro delle camere o se non è possibile ad una distanza tra 1 e 2 m dalla parete ed un’altezza di circa 1,5 m dal pavimento

Se l’ambiente investigato è di grandi dimensioni va valutata la possibilità di effettuare una virtuale suddivisione dell’area e stabilire uno o più siti di campionamento; questo è particolarmente utile se vengono effettuati monitoraggi a breve termine per valutare una specifica fase emissiva. Se si ritiene che i livelli emissivi siano legati a particolari attività svolte dagli occupanti, è utile campionare nell’area in cui tale attività viene svolta. In presenza di livelli anomali di concentrazione di COV misurati, 15 può risultare utile studiare la natura e le caratteristiche emissive della sorgente raccogliendo possibilmente ulteriori informazioni.

Se l’ambiente è servito di ventilazione meccanica e per il monitoraggio vengono utilizzati campionatori di tipo passivo, deve essere disattivata, altrimenti verrà diminuito il valore degli inquinanti nel locale.

Foto: www.today.it

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