La prima cosa da fare per la realizzazione di un soppalco è contattare un tecnico, meglio se un ingegnere, in quanto la struttura da realizzare è all’apparenza semplice ma ricca di dettagli complessi da tenere in considerazione nella progettazione e nello studio preliminare. Questi dettagli, se non tenuti in debito conto, possono comportare rischi per il fabbricato nel quale il soppalco si andrà a inserire.

Occorre poi individuare dove posizionarlo e definire la resa estetica desiderata. Bisogna quindi decidere quale materiale utilizzare perché in commercio ce ne sono davvero tanti, di qualità differenti e di varie fasce di prezzo. Una volta individuata la tipologia, per recuperare metri quadri preziosi e utili, si cerca di individuarne il migliore impiego. Gli ambienti che possiamo realizzare sul soppalco sono davvero tanti e insoliti. Bisogna capire gli ingombri al piano sottostante e definire quali debbano essere le componenti della struttura. Andiamo ad analizzare nel dettaglio gli elementi strutturali di cui si compone il soppalco.

Realizzare un soppalco: gli elementi strutturali

L’orditura principale è costituita da travi portanti di dimensioni ben definite calcolate in funzione dei carichi che devono sopportare, l’orditura secondaria si compone di travetti di piccole dimensioni (tipo morali) e della sovrastante pavimentazione oppure in alternativa della sola pavimentazione (per esempio se si preferisce un tavolato in legno lo si può inserire direttamente in appoggio sulle travi principali evitando la presenza dei morali).

Dove possiamo ancorare le travi principali?

Le abitazioni, vecchie o nuove che siano, sono realizzate principalmente con due tipologie di strutture: a telaio o a setti portanti. Nella prima tipologia bisogna rilevare o comunque aver ben chiara la posizione delle strutture portanti dell’edificio (travi e pilastri in c.a. oppure in acciaio o altro materiale) in modo da poter individuare dove ancorarsi e vincolarsi su di esse o, eventualmente, valutare l’inserimento di nuovi elementi di sostegno per il soppalco. Si può ricorrere all’utilizzo di ancoraggi o vincoli esterni che una volta finita l’opera vengono lasciati a vista e diventano oltretutto elementi ornamentali. Nella configurazione a setti portanti (che prevalentemente sono in muratura, in legno o in c.a.) per inserire le travi principali in appoggio sui setti si possono realizzare delle nicchie in cui la testa della trave andrà inserita e fissata in modo permanente e tale da rendere la nuova struttura solidale a quella esistente, scongiurando lo sfilamento in caso di azione sismica.

Il concetto è molto semplice: vediamo una tipologia di soppalco a struttura mista in acciaio e legno. La struttura si ipotizza costituita da putrelle in acciaio e da un sovrastante tavolato singolo o doppio in legno. Gli elementi portanti sono costituiti da travi tipo IPE distanziate tra loro di 70/80 cm.

L’altezza delle travi va determinata preliminarmente con un calcolo statico in cui le variabili sono l’interasse stesso, la distanza tra gli appoggi e comunque si può calibrare il tutto facendo in modo che le travi non superino i 6 m di luce totale. Gli appoggi devono necessariamente essere situati su muri portanti contrapposti e possono essere realizzati inserendo direttamente le putrelle nella muratura per almeno 15 cm oppure fissando con ancoraggi chimici piccole mensole sulle quali imbullonare o saldare le travi.

Sopra queste si può procedere in linea di massima in due modi: il primo, più semplice, consiste nell’appoggiare direttamente un tavolato in legno dello spessore di 3-3,5 cm che, una volta trattato con una vernice protettiva, costituirà sia la struttura che il pavimento finito del soppalco. Nella seconda ipotesi possiamo invece aggiungere una seconda orditura di travi perpendicolari alle precedenti, in ferro o legno, e poi andare ad appoggiare su queste il tavolato che fungerà da pavimento.

Figura 1.2 – Collegamento soppalco a fabbricato storico in muratura

All’interno di edifici in muratura portante caratterizzati da distanze tra i muri portanti quasi mai superiori ai cinque o sei metri e nei casi in cui sia necessario contenere al massimo lo spessore del soppalco per motivi di altezza complessiva, la struttura mista per il soppalco costituisce un’ottima soluzione, realizzabile in tempi brevissimi pur mantenendo caratteristiche estetiche di grande fascino.

Le soluzioni sono estremamente semplici e molto efficaci, in ogni caso infatti dopo aver accuratamente preparato gli elementi in officina e in segheria, il montaggio avviene in un tempo rapidissimo: una sola giornata nel caso degli appoggi a mensola, o qualche giorno nel caso delle travi murate per consentire alla malta di ancoraggio di fare presa. Naturalmente poi occorre realizzare i trattamenti del legno e dell’acciaio con le specifiche verniciature protettive che necessitano di qualche ulteriore giornata di lavoro. I costi variano dall’essenza di legno scelta, tuttavia possiamo certamente affermare che la struttura finita, compresa la posa e la verniciatura finale, non supera i 200 €/mq dimostrando un ottimo rapporto tra costi e benefici.

Posizionamento del soppalco: rischio sismico

A seguito degli eventi sismici verificatisi nel nostro Paese mi sembra opportuno evidenziare l’importanza del posizionamento del soppalco in funzione della struttura esistente del fabbricato poiché in presenza di pilastri e travi non è possibile scalfirne la sezione o ridurla perché si andrebbe a ridurne la resistenza e dunque modificarne il comportamento nei confronti del sisma potenzialmente in arrivo.

Le regole e le misure stabilite dalla legge per la realizzazione di un soppalco cambiano a seconda del Regolamento edilizio e di igiene del proprio Comune ma in linea generale possono essere sintetizzate di seguito. Si deve valutare l’altezza massima del locale e del vuoto esistente per capire se una volta posizionato il piano soppalco si riesce a fruire dello spazio con un’altezza minima regolamentata ben definita. Le normative prescrivono il mantenimento dell’altezza libera sopra trave o sotto trave in funzione delle disposizioni comunali. L’altezza media minima dovrà comunque essere pari a 2,40 m. Sarà compito dell’ingegnere strutturista calcolare l’interasse tra le travi in funzione dei carichi previsti per l’uso consentito e comunque richiesto dalla proprietà (archivio, camera, salotto, deposito o ripostiglio).

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Accesso al soppalco

Importante è studiare bene l’accesso, la tipologia di scala da realizzare in funzione dell’utilizzo che si fa della superficie soppalcata poiché la scelta di una scala a pioli piuttosto che prefabbricata o realizzata da un artigiano ne consente di sfruttare al massimo lo spazio. Il soppalco non è un’opera di arredo per le ville in collina o per pochi fortunati, in effetti la consulenza di un tecnico qualificato e competente permette di preventivarne i costi e realizzare nelle case più comuni opere di arredo che valorizzano gli spazi rendendoli insoliti, raffinati e funzionali.

Durante la progettazione è da tenere ben presente l’ingombro che occuperà la scala di accesso, necessaria per poter salire sul soppalco e sfruttarne lo spazio. Dalla forma e dal numero di gradini dipenderà l’ingombro totale della scala, a loro volta da scegliere in base a calcoli ben precisi, che tengano conto delle misure minime, dei passaggi obbligati, della presenza di porte e finestre. Solitamente per limitare l’ingombro si sceglie una scala a chiocciola oppure scale lineari con gradini sfalsati o sagomati al fine di ottenere una resa estetica di design oltre che una funzionalità garantita.

Parapetto contro le cadute dall’alto

È necessario studiare un parapetto che, per legge, rispetti alcuni requisiti dimensionali e geometrici. Ogni superficie praticabile, sulla quale è prevedibile un rischio di caduta, deve essere provvista di un elemento di protezione.

Innanzitutto il parapetto si compone di traversi orizzontali e montanti come elementi di protezione verticali. L’altezza degli elementi di protezione viene misurata verticalmente a partire dalla superficie calpestabile (pavimento). L’altezza netta minima degli elementi di protezione è di 100 cm. Le altezze indicate nelle norme e nelle raccomandazioni per gli elementi di sicurezza sono sempre dimensioni minime. Pertanto, occorre pianificare tolleranze dimensionali sufficienti per la dotazione a posteriori di pavimenti.

Occorre impedire attraverso opportuni dispositivi che gli elementi di protezione possano essere scalati. Le ringhiere devono consentire ai bambini una visuale libera, in modo da evitare di indurli ad arrampicarle. Al fine di assicurarne la protezione, può essere alternativamente montata una traversa orizzontale qualora si progetti una ringhiera con i montanti o un parapetto di altezza inferiore a quella normativamente consentita.

Si può incrementare l’altezza altresì con un elemento funzionale oltre che decorativo quale può essere una fioriera o un giardino pensile. Per impedire ai bambini di cadere nel vuoto, le aperture degli elementi di protezione fino a un’altezza di 100 cm devono essere tali da impedire il passaggio di una sfera di diametro 10 cm. Tutti i dati forniti si basano su un utilizzo ordinario e un comportamento normale. Per utilizzo ordinario s’intende tutto ciò che, sulla base dell’esperienza, è verificabile in una determinata costruzione per l’uso cui è destinata. I bambini incustoditi sono utenti ordinari non soltanto di scuole primarie ma anche laddove sono normalmente custoditi ma non è possibile garantire una sorveglianza permanente, dalle case ai luoghi pubblici, nei centri commerciali oppure negli ospedali. Per rendere difficoltoso ai più piccoli di arrampicarsi sulla ringhiera, come valore indicativo, in presenza di aperture degli elementi di riempimento (ad es. lamiere forate, microforate o reticolari), si ipotizza un diametro massimo di 4-5 cm dell’ipotetica sfera.

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