initial coin offering cos'è

Initial coin offering: di cosa si tratta?

Cosa sono esattamente le Initial coin offering? Sono un modo per finanziare un progetto imprenditoriale raccogliendo soldi dal pubblico indistinto. Poniamo, per esempio, che tu abbia in mente di vendere trofie al pesto tramite un’applicazione per smartphone. La tua abilità nel produrre pesto genovese è nota tra gli amici, ma non hai, però, tutti i soldi che ti servono per comprare basilico, pinoli, parmigiano, pecorino, olio e compagnia, e iniziare la produzione del pesto su vasta scala. Per di più, il direttore della tua banca trova la tua idea davvero bislacca e non vuole concedere un prestito. Non ti devi scoraggiare. In primo luogo sfrutti la blockchain e ti inventi la tua criptovaluta, che chiamerai trofiacoin. A che servirà il trofiacoin? È come un voucher: ogni trofiacoin  darà (a chi ce l’ha) il diritto di ottenere forniture gratuite di trofie al pesto. E dopo aver creato le trofiacoin?

Bene, ora puoi venderle con un’Ico: ti farai pagare in criptovalute come Ethereum, che all’occorrenza rivenderai in cambio di euro veri con cui potrai comprare basilico, pecorino, olio, eccetera. Chi comprerà le tue trofiacoin? Chi crede nel successo della cucina genovese. Se tra qualche anno avrai invaso il globo con le prelibatezze made in Liguria, le trofiacoin andranno a ruba e chi le avrà comprate in Ico le potrà rivendere con profitto.

Perché proprio Ethereum?

Perché tra le criptovalute che emergono ultimamente, almeno dal punto di vista della nomea, troviamo Ethereum, inoltre la percentuale maggiore delle sottoscrizioni alle Ico generalmente vengono fatte in Ether, la criptovaluta della piattaforma Ethereum nata dalla mente geniale di un giovane russo, Vitalik Buterin. Inoltre Ethereum è al secondo posto in termini di valore in Dollari e volume di transazioni.

Pertanto i passaggi per farlo sono i seguenti. Primo, devi crearti il wallet (portafoglio) dove mettere la criptovaluta. Secondo, devi comprare la criptovaluta (direttamente dal tuo conto corrente) o con carta di credito. Terzo, torna di nuovo sul sito dell’Ico che avevi selezionato, registrati e segui le indicazioni che ti vengono date per partecipare.

Differenze fra Ico e Ipo

Tutto questo ti può sembrare fantascientifico, ma è esattamente ciò che si fa oggi per finanziare dei progetti. Le Ico non sono altro che la versione postmoderna delle Offerte pubbliche iniziali (Ipo), con cui di solito le società finanziano i loro progetti vendendo azioni in Borsa. Le differenze tra i due processi di investimento non sono, però, di poco conto.

Primo: le Ipo offrono azioni, le Ico offrono criptovalute. Si possono paragonare a un voucher, a un buono pasto, ai soldi del Monopoli. Le criptovalute possono essere tante cose insieme, ma, a differenza delle azioni, non hanno uno status giuridico chiaro. Quale diritto incorporano, in caso di problemi sarà un giudice a dirlo. Vista la novità della materia non dubitiamo che ci saranno serie difficoltà in materia e che il rischio di incorrere in truffe sia alto.

Secondo: le Ipo sono regolamentate, le Ico non lo sono. Ciò significa (al momento) un Far West normativo anche sulle informazioni che hai. Una Ipo impone prospetti di diverse centinaia di pagine in cui manca poco che trovi pure il colore degli occhi di tutto il management. Le Ico escono provviste di un white paper che riassume in poche pagine l’operazione.

Terzo: le Ipo sono controllate e riviste da intermediari e revisori che, per quanto possano sbagliare, stanno sotto gli occhi del mondo e hanno un nome da far rispettare. Non si tratta di una garanzia da truffe e fregature, ma certo è un incentivo in più a rigare diritto. È da novembre 2017 che l’Esma, Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, ricorda che le Ico sono al di fuori di ogni regola.

Come fare in pratica

Le Ico sono elencate in siti che ne fanno la rassegna. Attenzione: per avere un panorama completo conviene sempre controllare più siti. Poi, se uno vuole avere un’idea di come sono andate queste Ico passate, può consultare altri siti ancora. Il fatto che ci siano oscillazioni percentuali stratosferiche di per sé non è significativo, quindi fai bene attenzione che le Ico che ci trovi consultandolo oggi hanno sfruttato la crescita dei mesi passati della criptovaluta collegata, ma, dati i tempi attuali, non è detto che i risultati saranno straordinari come lo sono stati nel 2017.

Ma torniamo alla nostra Ico: poniamo che vai su un sito per consultare una Ico da te scelta. Qui vedrai sia le Ico in fase preliminare (cliccando su Pre-ICOs), sia quelle in corso (cliccando su ICOs). Il sito le dispone su tre colonne (attive, in arrivo, passate). Ognuna è corredata di una data e di una sintetica descrizione. Da lì puoi andare direttamente sui siti delle singole Ico, scaricare il relativo whitepaper (il documento che descrive il progetto) e farti un’idea sull’opportunità o meno di partecipare.

Per esempio, scegliendo a caso, ne ho scelta una che ci sembrava proporre un prodotto comprensibile ai più. Si tratta di un progetto educativo. Nel whitepaper di 27 pagine ti viene spiegato che il progetto sottostante è quello di creare una piattaforma di insegnamento a distanza partendo da Youtube, cercando, però, di replicare l’esperienza del portale dedicato ai videogiochi.

La criptovaluta legata al progetto in questione servirà a pagare i corsi, ma sarà anche parte della remunerazione dei creatori di progetti educativi, in modo da fidelizzare alla piattaforma rendendoli partecipi dei suoi successi. Per curiosità siamo andati a vedere alla voce “rischi” nel paragrafo “Ico risk factors” e abbiamo letto il testo. Dopo aver ricordato che partecipando all’Ico, contrariamente a quanto accade per una Ipo, non si diventa azionisti, il white paper, stringatissimo, ti dice: “Normalmente ci sono diversi rischi associati a un’Ico. Il progetto non garantisce alcun profitto. Una volta trovata l’Ico che ti interessa dall’elenco devi a questo punto procurarti la criptovaluta come Ethereum che userai per partecipare all’Ico.

Cosa possiamo dire per riassumere

Il lato positivo delle Ico è che aprono nuove frontiere a progetti che altrimenti non sarebbero accessibili al grande pubblico. Il lato meno bello è che oggi nessuno ha voglia di informarsi seriamente, e le Ico con i loro stringatissimi white paper vengono pienamente incontro a questa moderna pigrizia che negli investimenti è pericolosissima. Il lato preoccupante è che manca un sistema normativo certo, quindi, di un mondo nel quale l’improvvisazione non premia, proprio per questo meglio studiare bene i mercati e affidarsi ai consigli degli esperti del settore.


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