Il decreto sul BIM e sulla digitalizzazione firmato dal ministro Delrio il 1° dicembre 2017 e pubblicato sul sito del Mit il 12 gennaio 2018 (e che entrerà in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione ma la sua applicazione sarà obbligatoria dal 2019 per i grandi progetti pubblici, ndr) è un passo importantissimo per il settore delle costruzioni, in quanto rappresenta la formale attuazione di una direttiva europea del 2014 che aveva ispirato l’ormai noto Art. 23 comma 13 del Dlgs. 50 dell’ 8 Aprile 2016. Il decreto, che si sviluppa in 9 articoli, chiarisce tempi e modi di attuazione dell’adozione della metodologia BIM negli appalti pubblici, inserendolo nella più ampia cornice della digitalizzazione dell’appalto stesso.

Il 19 gennaio, dalle 11:00 alle 12:00, organizziamo un webinar gratuito che illustrerà gli elementi di novità introdotti dal decreto BIM evidenziando peculiarità e criiticità dell’adozione della nuova metodologia di conduzione degli appalti pubblici. Clicca qui per iscriviti.

Decreto BIM: i contenuti del testo

Il testo chiarisce alcune definizioni, specifica in particolar modo cosa sia un “ambiente di condivisione dei dati”, cosa si intenda per “lavori complessi” (ampliando quanto già descritto nel Codice degli Appalti), cosa siano il “Piano di Gestione Informativa” e il Capitolato. Subordina poi l’utilizzo della metodologia BIM da parte della stazione appaltante all’adozione di un piano di formazione e di implementazione tecnologica e identifica nell’interoperabilità con formati aperti non proprietari, l’attività di gestione e controllo dell’appalto da parte delle stesse.

Importantissima anche la scansione temporale della progressiva obbligatorietà delle prescrizioni, che parte dal 2019 per le opere al di sopra dei 100 mln. di euro per arrivare al 2025 per importi inferiori al milione di euro. Il decreto fornisce inoltre gli indirizzi generali attraverso i quali è possibile implementare efficacemente la metodologia; oltre a una scansione temporale, sono forniti tutti gli elementi utili a chiarire con certezza alcuni aspetti fondamentali:

– il BIM è inteso come connubio fra nuove tecnologie digitali e un approccio metodologico alla gestione dell’appalto;
– la Stazione Appaltante Pubblica deve avere piena consapevolezza e cultura digitale per utilizzare “metodi e strumenti”;
– la Stazione Appaltante Pubblica, attraverso la conoscenza e consapevolezza delle metodologie BIM, sarà in grado di sviluppare requisiti efficaci comunicandoli attraverso Capitolati informativi al fine di ottenere il massimo beneficio dall’adozione della digitalizzazione;
– la stazione Appaltante Pubblica fornisce, riceve e gestisce le informazioni attraverso opportuni strumenti di condivisione con l’ausilio dei formati aperti non proprietari.

Decreto BIM e norma UNI: l’occasione dell’Italia

Possiamo quindi pensare che, almeno dal punto di vista formale, sia confortante l’introduzione del DM perchè permette al nostro Paese di assumere una posizione di vantaggio rispetto a molti altri paesi europei; non dimentichiamo inoltre, che attraverso la Norma UNI 11337:2017, possiamo fregiarci di un consistente “corpus” normativo in via di completamento. Ci sono insomma tutte le premesse per consentire al comparto delle costruzioni di fare un passo deciso e consapevole verso un nuovo modo di concepire, realizzare e gestire il nostro patrimonio costruito.

Articolo di Alessio Bertella, Ingegnere, Coordinatore Tecnico Servizi BIM di Harpaceas

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