l'equo compenso a solarino vuol dire un euro

Il Comune di Solarino (SR), per contrasto con la nuova norma sull’equo compenso introdotta dal decreto fiscale, ha ritirato i due bandi da un euro con la determinazione n. 726 del 7 dicembre 2017. Il Comune di Solarino, preso atto dell’entrata in vigore della legge 172/2017 di conversione del decreto fiscale, che introduce la materia dell’equo compenso nelle prestazioni professionali facendo salvi solamente gli incarichi professionali già affidati a quella data (articolo 19-quaterdecies).

Equo compenso a Solarino: la vicenda

Qualche settimana fa il Comune di Solarino aveva pubblicato due bandi di gara per la progettazione e DL dei lavori di efficientamento energetico di due plessi scolastici in cui l’importo per la progettazione veniva quantificato in 1 euro “sul presupposto che il ritorno economico non va strettamente connesso ad un introito finanziario ma può ben essere legato ad altre utilità, pur sempre economicamente apprezzabili, generate dal contratto stesso quali il ritorno di immagine o l’implementazione del curriculum”.

Secondo quanto era stato stabilito dalla sentenza del C.d.S. n. 4614 del 3 ottobre 2017, è stato considerato legittimo l’affidamento dell’incarico al prezzo simbolico di 1 euro perchè il ritorno economico non va strettamente connesso a un introito finanziario ma può essere legato ad altre utilità, economicamente apprezzabili, generate dal contratto come il ritorno di immagine o l’implementazione del curriculum.

Ritiro dei bandi da 1 euro a Solarino: e Catanzaro?

La notizia del ritiro dei due bandi da un euro è stata accolta con soddisfazione dal presidente degli architetti, Giuseppe Cappochin, che però ha anche ricordato il bando di Catanzaro per la redazione del piano regolatore della città, andato in gara con un importo di un euro e un rimborso spese di 250mila euro. Il bando di Catanzaro, sostenuto dalla sentenza del Consiglio di Stato, non è stato ritirato: tra pochi giorni è prevista l’aggiudicazione.

Il direttore dell’Oice Andrea Mascolini ha dichiarato: “Ritenevamo che i bandi fossero illegittimi in base a quanto prevedono il codice appalti, il decreto correttivo, la delibera dell’Anac n.4 del 25 febbraio 2015 e la successiva la delibera n. 973 sulle linee guida sui servizi di ingegneria e architettura n. 1/2016: in tutti queste fonti si fa riferimento all’obbligo di rispettare il decreto parametri per cui la violazione di legge era evidente e palese. Che poi la revoca sia stata motivata dall’entrata in vigore dalla norma sull’equo compenso, disposizione da noi voluta e che comunque sempre si lega al Dm parametri, va bene lo stesso perché l’importante è che non passi mai un concetto inaccettabile, cioè che il lavoro intellettuale non vale più di un euro”.


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