calcolo della tari

Come calcolare la TARI, la tassa sui rifiuti, nel modo corretto? Il Dipartimento Finanze del Ministero dell’Economia ha pubblicato la Circolare del 20 novembre che illustra la modalità corretta di calcolo e di rimborso dopo gli errori di alcuni Comuni che hanno fatto pagare di più alcuni cittadini. Qualche Comune ha cioè adottato un calcolo in base al quale la parte variabile della tassa (composta da una quota fissa e una variabile) è stata moltiplicata per il numero delle pertinenze: per questo, sono risultati importi più elevati rispetto a quelli che sarebbero risultati applicando la quota variabile una sola volta.

TARI, come si calcola

I criteri per il calcolo corretto della TARI sono dettati dal regolamento del Dpr 158/1999, in base al quale essa è composta da una parte fissa (determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio) e una parte variabile (in rapporto alle quantità di rifiuti generati).

La TARI è articolata in due fasce, utenza domestica e non domestica. Per le utenze domestiche: la parte fissa è determinata in base alla superficie e alla composizione del nucleo familiare, la parte variabile è rapportata alla quantità di rifiuti, indifferenziati e differenziati specificata per kg, che ogni utenza produce. Nel caso di impossibilità di misurazione dei rifiuti per ogni utenza, bisogna applicare uno specifico coefficiente di adattamento.

È corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla “superficie totale dell’utenza domestica” (cioè la somma dei metri quadri dell’abitazione e delle relative pertinenze). Un modo diverso di calcolare la tassa sui rifiuti da parte dei Comuni non trova nessun supporto normativo, perché conduce a sommare la quota variabile tante volte quante sono le pertinenze, moltiplicando senza motivo il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare l’importo della TARI.

TARI, come e quando calcolare il rimborso

Se il contribuente riscontra un computo sbagliato può chiedere il rimborso per tutte le annualità per cui ha pagato di più, a partire dal 2014, anno in cui è entrata in vigore la TARI, che venne infatti introdotta dall’art. 1, comma 639, della legge 147 del 27 dicembre 2013, come componente dell’imposta unica comunale (IUC), a carico dell’utilizzatore per finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. La richiesta di rimborso dovrà contenere:

  • dati sul contribuente,
  • importo versato
  • importo da rimborsare,
  • dati della pertinenza calcolata erroneamente.

In pratica, non sono i Comuni che avvisano i contribuenti che hanno pagato di più ma sono questi ultimi che devono controllare se hanno pagato troppo. Il quadro non è chiaro e non si sa ancora in quali Comuni si è verificato l’errore.

L’istanza di rimborso in parola deve essere proposta, in base all’art. 1, comma 164, della legge 296/2006, entro il termine di cinque anni dal giorno del versamento. I Comuni devono procedere ai necessari adeguamenti delle previsioni regolamentari.

TARI, quando non è possibile chiedere il rimborso

Non è possibile chiedere il rimborso relativamente alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), governata da regole diverse da quelle della TARI, che non prevedevano, tranne in casi isolati, la ripartizione della stessa in quota fissa e variabile.

Non si può richiedere il rimborso nei casi in cui i Comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico hanno introdotto una tariffa avente natura corrispettiva al posto della TARI, come permesso dal comma 668 dell’art. 1 della citata legge n. 147 del 2013.

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