Quando possiamo accendere il riscaldamento? Gli impianti termici di riscaldamento centralizzato hanno limiti di accensione nell’orario e nella durata, e nei periodi dell’anno, che cambiano in base alla zona climatica. I Comuni italiani sono divisi in sei zone climatiche, in base alla temperatura media. Per ora, si può accendere solo nella zona E che comprende, oltre ad altre città (che abbiamo indicato sotto, zona per zona), anche Milano.

L’impianto va comunque acceso dopo le 5 di mattino e spento entro le 23. Con il Decreto Milleproroghe del 2016 (pubblicato nella G.U. 304 del 30/12/2016) da giugno 2017 è obbligatorio installare le valvole termostatiche nei termosifoni. Per tutti? No, solo negli impianti di riscaldamento condominiali, in cui gli inquilini dovranno installarle le valvole termostatiche sui radiatori per rispettare la norma nazionale sulla contabilizzazione individuale del calore e la termoregolazione (d.lgs. 102/2014 e correttivo 141/2016). Leggi tutte le informazioni sull’obbligo di installazione delle valvole termostatiche.  Chi ha una casa singola, non ha questo obbligo.

Tornando ai limiti per l’accensione, i riferimenti normativi sono la legge 10 del 1991 e il Dpr 412 del 1993, e successive modifiche. Secondo la normativa, la temperatura del riscaldamento di abitazioni, scuole e uffici non può superare i 20 gradi, con una tolleranza di 2 gradi in piùo. Il limite è di 18 gradi per gli edifici di attività industriali.

Per il riscaldamento autonomo sono validi i limiti che impongono di non scaldare un ambiente a più di 20 gradi, con 2 gradi di tolleranza, e di farlo solo nella stagione in cui si può fare, in base alle decisioni regionali. Il vantaggio del riscaldamento autonomo è non dover sottostare alle regole condominiali per l’accensione. Il rischio è attivare troppo spesso il termostato, e di conseguenza bollette più alte e spreco di risorse.

Zone climatiche e periodi di accensione

Le zone climatiche, come dicevamo, sono determinanti per stabilire se possiamo accendere il riscaldamento. Ecco le province di riferimento per le varie zone, anche se la suddivisione in zone riguarda i singoli comuni.

Zona A: dal 1 dicembre al 15 marzo, 6 ore al giorno
Sud e isole: Comuni di Lampedusa e Linosa (AG); Porto Empedocle (AG)

Zona B: dal 1 dicembre al 31 marzo, 8 ore al giorno
Sud e isole: Agrigento; Catania; Crotone; Messina; Palermo; Reggio Calabria; Siracusa; Trapani.

Zona C: dal 15 novembre al 31 marzo, 10 ore al giorno
Nord-Ovest: Imperia.
Centro: Latina.
Sud e isole: Bari; Benevento; Brindisi; Cagliari; Caserta; Catanzaro; Cosenza; Lecce; Napoli; Oristano; Ragusa; Salerno; Sassari; Taranto.

Zona D: dal 1° novembre al 15 aprile, 12 ore al giorno
Nord-Ovest: Genova; La Spezia; Savona.
Nord-Est: Forlì-Cesena
Centro: Ancona; Ascoli Piceno; Firenze; Grosseto; Livorno; Lucca; Macerata; Massa C.; Pesaro; Pisa; Pistoia; Prato; Roma; Siena; Terni; Viterbo.
Sud e isole: Avellino; Caltanissetta; Chieti; Foggia; Isernia; Matera; Nuoro; Pescara; Teramo; Vibo Valentia.

Zona E: dal 15 ottobre al 15 aprile, 14 ore al giorno
Nord-Ovest: Alessandria; Aosta; Asti; Bergamo; Biella; Brescia; Como; Cremona; Lecco; Lodi; Milano; Novara; Padova; Pavia; Sondrio; Torino; Varese; Verbania; Vercelli.
Nord-Est: Bologna; Bolzano; Ferrara; Gorizia; Modena; Parma; Piacenza; Pordenone; Ravenna; Reggio Emilia; Rimini; Rovigo; Treviso; Trieste; Udine; Venezia; Verona; Vicenza.
Centro: Arezzo; Perugia; Frosinone; Rieti.
Sud: Campobasso; Enna; L’Aquila; Potenza.

Zona F: no limits
Nord-Ovest: Cuneo.
Nord-Est: Belluno; Trento.

A questo link trovate le tabelle in dettaglio, regione per regione, comune per comune, zona per zona.

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