In sostanza, il Consiglio di stato ha detto ok alle gare d’appalto senza compenso per i professionisti. I principi della concorrenza e le garanzie di qualità dell’oggetto di gara sono infatti garantiti anche se il contratto non è oneroso: la sentenza è la numero 4614/2017 depositata il 3 ottobre.

La vicenda. Il 17 febbraio 2016 il Comune di Catanzaro aveva confermato la possibilità di affidare incarichi professionali a titolo gratuito. Gli Ordini di Architetti, Ingegneri, Geologi e del Collegio dei Geometri avevano fatto ricorso al TAR, e l’avevano vinto. Ora il Comune di Catanzaro ha fatto ricorso al Consiglio di Stato e il Consiglio di Stato gli ha dato ragione, ribaltando la sentenza del TAR. Per questo, in sostanza, ha dato il via alla possibilità di affidare incarichi di appalti a titolo gratuito, senza alcun compenso per i professionisti.

Il Consiglio di Stato ha affrontato due questioni. La prima, come detto, riguarda la possibilità o meno di affidare un appalto a titolo gratuito. Il committente pubblico è diverso da quello privato e può offrire al fornitore un valido compenso, che non è necessariamente economico. La seconda riguarda la possibilità o meno, per la Pubblica amministrazione, di ottenere la qualità della prestazione, senza calpestare i principi di concorrenza, anche senza pagare il professionsita che la svolge. I giudici hanno risposto di si. La garanzia di serietà e affidabilità non necessariamente trova motivazione nel compenso per la prestazione.

Scarica la sentenza 4614/2017 del Consiglio di Stato

In agosto era stato approvato il disegno di legge sull’equo compenso nelle prestazioni legali. Gli avvocati si erano riuniti, l’8 luglio, con architetti, ingegneri e medici per presentare la proposta di legge sull‘equo compenso insieme alle istituzioni. Il fatto che sia arrivata l’approvazione per gli avvocati è sicuramente un buon segno. Ma per gli ingegneri e gli architetti? Equo compenso: ok per avvocati, a quando per ingegneri e architetti?

Proprio oggi, la Rete delle Professioni tecniche aveva chiesto a gran voce di inserire l’equo compenso nel Jobs Act Autonomi. L’ha fatto in risposta all’articolo di Angelo Deiana sul Sole 24 Ore, in cui l’autore criticava molto la battaglia del sistema ordinistico sull’equo compenso, definendolo “iniquo compenso”. Continua a leggere: Equo compenso, è un obbligo morale inserirlo nel Jobs Act Autonomi

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L’approfondimento:

Compensi dei Professionisti, la PA può anche pagare ZERO


2 Commenti

  1. Sull’aspetto “valido compenso” che, non necessariamente deve essere di natura economica, per quello che conta, potrei anche essere d’accordo se parliamo di volontariato. Chiaramente, il concetto bisognerebbe poi estenderlo a tutte le categorie professionali e quindi anche a medici, avvocati, commercialisti, professori universitari, società di professionisti, … giudici… Cioè: se essere membro del Consiglio di Stato costituisce elemento di grande prestigio, perché debbono essere “vilmente” retribuiti da noi cittadini? Campassero di pane, acqua e prestigio garantendo però serietà e affidabilità. Sarei infine curioso di leggere un bando di un appalto pubblico, dove non è previsto il compenso e quindi il “peso” dell’offerta economica, per comprendere le basi su cui poggiano i criteri valutativi per l’affidamento. Buona fortuna a tutti.

  2. Siamo in piena clima demagogico all’italiana. Non si comprende perche’ un professionista non debba essere ricompensato per il suo lavoro ( ma vive di aria?)Cominciamo allora a non dare gli stipendi ai politici perche’ loro svolgono una funzione di mero servizio di utilita’ e magari anche a qualche magistrato perche’ anche la loro alta fuzione può essere ricompensata dal valore morale del servizio pubblico.

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