Un rinnovamento ad ampio spettro con tante iniziative a favore degli ingegneri iscritti e per le loro famiglie. Si annuncia così il “piano di battaglia” del nuovo Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino, il cui organigramma è stato recentemente definito dopo le elezioni per il quadriennio 2017-2021.

“Il nostro obiettivo è quello di offrire sempre più servizi di qualità ai nostri ingegneri, puntando sulle linee guida che hanno caratterizzato la nostra campagna elettorale e sui riscontri che abbiamo raccolto sul campo dagli iscritti all’Ordine”, esordisce così Alessio Toneguzzo, classe 1967, chiamato a guidare l’ente per i prossimi quattro anni.

Mauro Ferrarini. Il tema più scottante è sicuramente il lavoro. Aldilà delle parole, quale sarà una delle prime iniziative concrete che il nuovo Consiglio ha in agenda per favorire la professione?
Alessio Toneguzzo. Come progetto prioritario, da rendere operativo già nel prossimo anno, c’è la realizzazione di una piattaforma online “Cerco-Offro lavoro”, che consente a studi professionali, imprese e agenzie del lavoro di dialogare con gli ingegneri della Provincia di Torino. A questo primo step, che sarà realizzato con la collaborazione della nostra Fondazione, vogliamo dare un ulteriore seguito, consentendo l’accesso anche ai figli dei nostri iscritti: sia quelli che seguono le orme dei genitori nello studio dell’ingegneria, sia quelli che optano per altri percorsi di studio.

MF. Un’apertura interessante.
AT. Il nodo della questione è uno solo: occorre che l’Ordine si impegni in ogni direzione per offrire ai propri iscritti dei servizi di eccellenza e attirare quindi anche coloro che finora hanno deciso di non essere parte della nostra famiglia.

Alessio Toneguzzo, presidente Ordine Ingegneri Torino 2017-2021
Il presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino, Alessio Toneguzzo.

MF. Andiamo più nello specifico. Lei ha dichiarato di volere progettare “interventi a favore dei giovani ingegneri“, senza dimenticare il sostegno alle “professionalità mature” per favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro. Tutto molto bello: ma, anche qui, come?
AT. Per quanto riguarda i giovani, l’azione del nuovo Consiglio si concentrerà verso la stipula di accordi e convenzioni con i vari attori del mondo del lavoro (imprese, studi professionali, agenzie di lavoro) per accompagnare i giovani ingegneri neolaureati verso soluzioni contrattuali stabili come gli apprendistati professionalizzanti. Verrà data preferenza alle occasioni di lavoro sul nostro territorio, ma non trascureremo le opportunità rappresentate dalle richieste provenienti dall’estero. Questo impegno si completerà con accordi tra l’Ordine e il Politecnico di Torino per l’attivazione di stage e l’accompagnamento dei giovani con un’idea imprenditoriale alla costituzione di start-up.

MF. E per gli ingegneri “diversamente giovani” estromessi dal mercato del lavoro dalla crisi, cosa avete in mente?
AT. Per i professionisti che hanno già maturato una significativa esperienza di lavoro, l’approccio sarà diverso. Con la mia squadra conto di attivare già nei primi mesi del 2018 una serie di accordi con agenzie di lavoro specializzate nella ricerca e nell’inserimento di professionalità senior. Stiamo selezionando gli interlocutori con i quali fare partire questa attività. Parallelamente verrà creata una piattaforma per la condivisione di idee e il consolidamento delle conoscenze tra gli ingegneri torinesi nel mondo anche avvalendosi della collaborazione del Centro Internazionale di Formazione ILO di Torino.

MF. Dall’ingegnere che il lavoro non l’ha ancora trovato a chi ce l’ha, ma viene pagato una miseria. Un’altra battaglia che ha detto di volere combattere. È così?
AT. È una buona e sacrosanta battaglia da condurre. Con la crisi economica non c’è stato solo un drastico calo delle commesse, ma si è assistito a un fenomeno più grave che ha portato a una svalutazione dell’autorevolezza della figura dell’ingegnere. Svalutazione che si riflette sul drammatico aumento degli insoluti. Questo aspetto è stato uno dei temi ricorrenti nei confronti che abbiamo avuto con gli iscritti sul territorio e che dovrà tradursi, a carico dell’Ordine, in un’azione di supporto per il recupero dei crediti. Questo vale soprattutto per gli importi di media e modesta entità, per i quali il singolo professionista non può sostenere da solo i costi della riscossione.

MF. Rimane però aperta la questione del c.d. “Equo Compenso“, sulla quale in primavera si è costituito il movimento trasversale di professionisti #NoiProfessionisti. Condivide la loro linea?
AT. Condivido il principio portato avanti dai colleghi di #NoiProfessionisti, principio che stiamo sostenendo da tempo con azioni concrete. La prima e più importante delle quali è la redazione di capitolati prestazionali con l’indicazione di soglie minime di “tempo” necessario per svolgere una determinata attività secondo la regola dell’arte. Attenzione, parliamo di “tempo” e non di “denaro”.

MF. E c’è differenza?
AT. 
Per combattere il malcostume dell’eccessivo ribasso nelle offerte, è importante che la committenza sappia esattamente quanto tempo occorre per “svolgere le attività“. E i colleghi che offrono prestazioni da 1.000 euro per un lavoro da 100 ore, certificano che il loro tempo vale solo 10 euro all’ora: certo non un bel biglietto da visita per loro o una buona presentazione agli occhi del cliente. In sostanza, quindi, puntiamo a fare riconoscere in maniera ufficiale e rigorosa il tempo necessario per portare a termine i compiti del professionista. Abbiamo già completato il primo capitolato relativo alle mansioni del responsabile del servizio prevenzione di protezione, ripreso dal CNI e proposto ai Ministeri competenti perché sia riconosciuto come buona prassi. In parallelo attiveremo degli incontri con l’Unione degli Industriali e le Camere di Commercio per dialogare con i vari attori sul mercato e con la cittadinanza. Lo scopo: evidenziare l’importanza del lavoro svolto dall’ingegnere non solo a servizio della committenza ma per la comunità intera.

MF. E sulla questione delle gare ai “ribassi dell’orrore”che si vedono in certi bandi?
AT. 
Il discorso è simile. Il nostro compito è quello di inserire rappresentanti della nostra categoria negli osservatori regionali per fare comprendere anche alle stazioni appaltanti che esistono delle soglie sotto le quali non è tecnicamente e umanamente possibile garantire la qualità di un lavoro.

MF. Abbiamo parlato di lavoro e di compensi. Mi dice altre tre priorità della sua agenda di nuovo presidente dell’Ordine?
AT. Le priorità sono chiare e possono essere riassunte nell’invito rivolto dal CNI ai delegati in occasione dell’ultimo Congresso nazionale degli Ingegneri di Perugia: dare attenzione e servizi agli iscritti, che sono i “clienti” degli Ordini provinciali. Nel concreto, per quanto riguarda l’agenda dell’Ordine che presiedo, posso dirle tre obiettivi che intendo raggiungere nel breve termine. Dapprima, promuovere le pari opportunità attraverso la creazione della prima Commissione dedicata a tale scopo. Secondo: l’attivazione di un programma di formazione gratuita e di qualità per gli iscritti in grado di garantire l’ottenimento dei 15 crediti formativi che, insieme ai 15 CFP che possono essere autocertificati, garantiscano anno per anno il soddisfacimento delle condizioni di aggiornamento professionale continuo. Terzo, ma non per importanza, intendo attivare una serie di convenzioni e agevolazioni a favore dell’ingegnere e della sua famiglia per l’ottenimento di condizioni vantaggiose anche in ambiti non strettamente connessi alla professione, come ad es. cinema, teatri, esercizi commerciali, musei, ecc. L’idea è quella di creare una “card” nella quale inserire tutti questi bonus e che vorremmo consegnare già in occasione del prossimo Natale, per poi rafforzarla e arricchirla nel corso degli anni.


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