In questi giorni è alto l’allarme siccità e mancanza di acqua in Italia, nonostante le previsioni di pioggia. I due terzi della Penisola sono a secco, manca l’acqua per i campi e per gli allevamenti di bestiame. Le aziende agricole contano milioni di danni da Nord a Sud, alcune Regioni hanno già chiesto lo stato di calamità naturale e altre lo stanno per chiedere. In varie città sono già state adottate misure per un utilizzo dei rubinetti a ore e a Roma il rischio di razionamento dell’acqua è sempre più vicino.  Più problematica di altre è infatti la situazione della Capitale, con 20 comuni della regione che fanno i turni per l’acqua. Tra i paesi interessati dai turni: Rocca Priora, Rocca di Papa, Zagarolo, Montecompatri, Grottaferrata e Lariano. Il ‘razionamento’ della risorsa idrica è stato predisposto da Acea.

Siccità, la situazione a Roma

“Se è vero che veniva prelevato un millimetro al giorno – ha dichiarato il Presidente della Regione Lazio Zingaretti – dire poi che bisogna levare l’acqua per otto ore a gran parte dei romani è una esagerazione. Io non ho mai fatto polemiche, non le farò mai specie su temi così delicati”. Poi Zingaretti invita Acea a trovare un piano alternativo.

La Raggi invece ha invece dichiarato “Chiamerò la Regione e Acea per convocare un tavolo in Campidoglio per superare qualsiasi tipo di visione politica o strumentalizzazione. Bisogna trovare risorse e soluzioni. Da un lato è inaccettabile che oltre un milione e mezzo di romani restino senza acqua, dall’altro dopo il cambio di governance di Acea c’è stata un’inversione di tendenza, con investimenti su reti e riduzione della captazione dal lago di Bracciano”.

Si terrà tra domani o dopodomani la riunione dell’osservatorio permanente sugli usi idrici dell’Appennino centrale al ministero dell’Ambiente. L’incontro era già previsto ma assume molta importanza con la crisi idrica e lo spettro dell’acqua razionata a Roma, nel tentativo di scongiurarlo.

Siccità, il Piano nazionale per risolverlo

Proprio il 6 luglio è stato presentato il Piano nazionale degli invasi per raggiungere nei prossimi vent’anni un numero considerevole (2000) di piccoli e medi invasi su tutto il territorio nazionale. L’investimento consiste in 20 miliardi a disposizione per i prossimi 20 anni. Si tratta di una misura di prevenzione della mancanza di acqua a disposizione dei cittadini ma anche (finalmente) di un grande passo verso l’ammodernamento delle infrastrutture idriche italiane.

Due passi: un fondo rotativo, individuazione delle quote

Prima di tutto bisogna individuare un fondo rotativo per la progettazione che, sulla base di un sistema di criteri tecnici di selezione delle priorità, porti la progettazione degli interventi alla fase esecutiva.

Poi si passa all’individuazione di quote di finanziamento pluriennale nel Fondo per gli investimenti previsto dalla Legge di Bilancio 2017 al comma 140 per interventi anche nelle infrastrutture relative alla rete, sia con dotazioni pluriennali dedicate sia attraverso operazioni finanziarie con oneri di ammortamento a carico del bilancio dello Stato, con la Banca europea per gli investimenti, con la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, con la Cassa depositi e prestiti Spa. Un documento on line fornisce una prima risposta progettuale dei Consorzi di bonifica, con approfondimenti regione per regione.


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