Chi, mangiando un buon piatto di spaghetti allo scoglio, penserebbe mai che i gusci dei molluschi potrebbero avere una seconda vita? In effetti c’è chi ha iniziato a vedere questo scarto (circa 7 milioni di tonnellate annue) come una nuova fonte di biomateriali sostenibili da riciclare in molteplici settori, dall’agricoltura alla depurazione di acque reflue.

In particolare il professor James Morris, dell’Istituto Reale Belga di Scienze naturali, durante il meeting annuale 2017 della Society for Experimental Biology a Goteborg (Svezia), ha spiegato come la pratica di destinare questi scarti dell’industria dei frutti di mare in discarica sia costosa, dannosa per l’ambiente e uno spreco di biomateriali potenzialmente riutilizzabili. Nello specifico potrebbero essere utilizzati per ricostruire i reef danneggiati delle ostriche o per avviarne la coltivazione.

Gusci dei molluschi: composizione e utilizzi

Ma non solo. Il guscio dei molluschi è costituito per il 95% da carbonato di calcio, utilizzabile in agricoltura per il controllo dell’acidità del suolo, oppure utilizzabile come integratore alimentare per i mangimi delle galline. In campo edilizio lo stesso composto è un ingrediente della miscela del cemento, mentre nei processi depurativi delle acque di scarico potrebbe essere impiegato nella fase finale del trattamento, chiamata fotocatalisi.

Il trattamento dei reflui

A tal proposito, già nel 2013, i ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Chimica dell’Università di Bath (Inghilterra) avevano scoperto che i gusci delle cozze, e in particolare l’ossido di calcio di cui sono composti, potevano essere utilizzati come fotocatalizzatore alternativo al biossido di titanio nella terza fase del trattamento dei reflui. Infatti nel loro sistema di trattamento esistono tre fasi di processo:

  • nel primo vengono rimossi i rifiuti solidi e gli oli;
  • nel secondo si filtra l’acqua;
  • nel terzo si migliora la qualità dell’acqua prima che venga rilasciata dal depuratore, rimuovendo eventuali contaminanti finali come i fertilizzanti o i prodotti farmaceutici.

Utilizzare i gusci contro l’erosione della laguna

Restando in Italia, e in particolare nella Laguna di Venezia, la società Anese Srl (come riportato sul suo sito) nel 2014 ha condotto, sotto un profilo giuridico e normativo, un approfondito studio sulla possibilità di utilizzare i gusci dei molluschi bivalvi per interventi di protezione dall’erosione della Laguna. Tale studio è stato reso possibile grazie al sostegno finanziario del Programma Operativo Regionale POR CRO di attuazione del fondo FESR 2007-2013, Azione 1.1.3 misura II “Contributi alle imprese per il ricorso a strutture qualificate di ricerca”, DGR 1552/2012.

In particolare, partendo dal concetto che i gusci dei molluschi sono assoggettati alla disciplina dei rifiuti urbani, si è voluto dimostrare come questi scarti siano in realtà classificabili come sottoprodotto, e quindi, dopo opportuno trattamento di desalinizzazione ed essiccatura, come avviene per i fanghi di dragaggio, possono essere utilizzati attraverso richiesta e conseguente autorizzazione da parte dell’amministrazione competente e quindi da parte della Regione

Sono state prese in esame alcune esperienze europee dove i rifiuti, come i fanghi di escavazione, vengono riutilizzati, concentrandosi alla fine sul prototipo di riutilizzo dei gusci dei bivalvi per riempire le burghe, ossia dei salsicciotti utilizzati a difesa dell’erosione della Laguna soprattutto in zona barenale, oppure, previo lavaggio ed essiccamento, sul loro utilizzo nei materiali cementizi (come detto sopra).

Lunga vita, quindi, ai gusci dei molluschi.

Fonti: www.ansa.it, www.anese.it

Leggi anche Bioarchitettura e autocostruzione, ecco come costruire in balle di paglia


Scrivi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here