Si tratta di 120 milioni di euro, un investimento per un piano di diagnosi sismica speditiva in oltre mezzo milione di edifici residenziali: ci sta lavorando Casa Italia che, oltre a tentare di costituire il nuovo archivio informatizzato del rischio di tutta Italia, e ad attivare dieci cantieri pilota, si pone come obiettivo quello di dedicarsi alle attività di monitoraggio e diagnosi.

Il coinvolgimento dei professionisti è diretto, tanto che il Governo sta “GIÀ” dialogando con la Rete delle professioni tecniche per attivare il piano dal punto di vista operativo. Mettiamo “già” tra virgolette, visto che di tempo dall’ultimo terremoto ne è passato, e non poco. Il dipartimento ha, comunque, consultato i Tecnici a proposito delle iniziative in programma: in tutto, 9 piani di azione, dedicati alla messa in sicurezza. Tre azioni sono interventi vulnerabilità degli edifici residenziali. L’investimento previsto è stimato in circa 120 milioni di euro, tutti a carico dello Stato.

Diagnosi urgenti di 550 mila edifici

Tra queste, appunto, un programma di diagnostica speditiva dedicato agli edifici più a rischio dal punto di vista sismico. L’intervento coinvolge più di 550mila edifici residenziali in muratura portante o in calcestruzzo armato realizzati prima del 1980, quando non c’erano normative antisismiche precise e severe. Gli edifici sono localizzati nei 650 comuni italiani più pericolosi dal punto di vista sismico. I tecnici sono già stati coinvolti.

Diagnosi sismica: cantieri pilota e archivio

Confermate le due misure già annunciate nei giorni scorsi dal MIT:

  • dieci cantieri pilota, per la sperimentazione di soluzioni non invasive di riduzione della vulnerabilità e per comprenderne le condizioni per una più ampia diffusione sul territorio nazionale della tipologia studiata con i cantieri. Anche in questo caso, gli oneri sono a carico dello Stato e sono stimati in 25 milioni di euro;
  • creazione di una mappa digitale del rischio, cioè di un archivio informatizzato in cui far confluire tutte le informazioni di cui già le pubbliche amministrazioni dispongono per i singoli edifici ma che ora sono dispersi tra Agenzia delle Entrate, Catasto, Enea, Istat, Dipartimento della Protezione Civile. I dati dell’archivio costituiranno la base dati sulle condizioni degli edifici che consentirà di ottenere un quadro coerente con gli obiettivi del fascicolo del fabbricato, in modo da limitare anche gli oneri per i proprietari degli immobili. Il progetto è attualmente in fase di studio di fattibilità.

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