Sulle buone pratiche per la corretta installazione del cappotto termico negli edifici si sono versati i leggendari “fiumi di inchiostro”. Ma, nonostante tutto, visitando i cantieri ci si può ancora imbattere in gallerie degli orrori degne di un film dei gloriosi Hammer Studios … e anche nei cantieri, raramente si assiste alla sconfitta del mostro senza sacrificio.

Fuori di metafora. Quando un cappotto termico viene progettato male e installato peggio, la risoluzione è spesso costosa e genera attriti tra committenza e tecnico con spiacevoli strascichi che, in qualche caso, rischiano di culminare in un contenzioso giudiziario.

Approfittando della recente uscita nelle librerie del nuovo manuale tecnico edito da Maggioli Editore  Progettare edifici a energia zero, abbiamo chiesto all’autore, l’architetto Federico Arieti, quali sono gli errori più gravi che si possono fare durante la fase di posa del cappotto termico. Oltre che una salutare lettura per tutti gli installatori (ogni tanto un po’ di ripasso non guasta), questa mini guida sarà molto utile anche ai professionisti tecnici che si trovano in cantiere … magari mentre viene perpetrato qualcuno di questi “crimini contro l’efficienza energetica del costruito” (… e contro il portafoglio del cliente, aggiungiamo noi).

Gli errori di posa del cappotto termico: i “magnifici” 7

Partiamo dunque, con l’aiuto dell’arch. Arieti, a esaminare quali sono i sette inconvenienti più gravi che si possono verificare durante le attività di posa in opera. Il tutto arricchito da una serie di fotografie commentate.

L’incollaggio dei pannelli coibenti non va eseguito soltanto per punti, ma anche lungo tutto il perimetro di ciascun pannello (vedi figura 1).

incollaggio per soli punti di un pannello per il termocappotto
Figura 1 –Incollaggio del cappotto termico per soli punti: si è creata una retro ventilazione … e il cappotto si è staccato!

2. Sui pannelli “interi” i punti di incollaggio centrali devono essere tre. Non meno di tre! (Vedi figura 2).

Figura 2 –Durante la verifica viene rimosso un pannello coibente. Si scopre che era stato dato un solo punto di incollaggio centrale, e ciò risulta insufficiente.

3. Non vanno utilizzati pannelli diversi fra loro, eccezion fatta per la “zoccolatura” a terra nel caso di cappotti in materiale fibroso, ossia i primi 50-60 cm circa rispetto al piano del terreno, che vanno eseguiti con un coibente sintetico, onde evitare l’imbibizione del cappotto termico. La zoccolatura va comunque eseguita con un solo tipo di coibente idrofobo (vedi figura 3).

Figura 3 –Se è corretto che, su un termocappotto fibroso, la “zoccolatura” venga eseguita con materiale sintetico, non lo è che essa giustapponga pannelli di differente tipologia.

4. Va evitato il patchwork di ritagli di pannelli coibenti, giustapposti in modo disorganico (vedi figura 4).

Figura 4 –In foto un vero “patchwork” di ritagli di pannelli, anche con le fguhe di larghezza eccessiva: la realizzazione non è accettabile!

5. Vanno evitati elementi “passanti” non provvisti di un adeguato taglio termico (vedi figura 5).

Figura 5 Il numero dei tasselli è insufficiente, la loro posizione casuale. Inoltre figura evidentemente un architrave passante in legno che, contrariamente a taluni convincimenti, (oggi per fortuna superati) non è da considerarsi un materiale isolante.

6. Il numero e la posizione dei tasselli devono essere conformi alle istruzioni di posa del produttore del cappotto, come ogni altro accorgimento inerente ai materiali e alla loro posa.

7. I giunti tra un pannello e l’altro devono essere molto sottili. Indicazione pratica di Agenzia CasaClima suggerisce di non accettare fughe più spesse di un metro a stecca, infilato “di piatto” (vedi figura 6).

Figura 6 –Fughe tra pannelli di spessore assolutamente inaccettabile. Con tutta evidenza non sono state lette le indicazioni dell’Agenzia CasaClima!

Metodi, indicazioni applicative e dettagli costruttivi

Questo articolo è stato realizzato con il prezioso contributo dell’architetto Federico Arieti, Passive House Designer, Consulente energetico e docente del corso “Energy Zero” (accreditato da Agenzia CasaClima) presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara.

Nel libro, di oltre 350 pagine, tutto a colori e di grande formato, (appena uscito per i tipi Maggioli) viene affrontato a tutto tondo il tema della progettazione energeticamente efficiente. Si tratta di un compendio dalla vocazione altamente pratica. È secondo questo spirito, ad esempio, che i lettori troveranno all’interno anche un inedito tutorial / manuale per l’uso professionale del software di calcolo energetico ProCasaClima, quale strumento di progetto prezioso per un riscontro numerico effettivo dei criteri di ottimizzazione energetica, e accessibile a tutti grazie alla praticità di impiego e alla disponibilità in forma gratuita sul sito web di Agenzia CasaClima.

Dello stesso spirito partecipano i circa 50 dettagli costruttivi evoluti per l’efficienza energetica, disponibili in formato editabile sul sito associato al volume e l’ausilio di foto di cantiere, schemi grafici e disegni riassuntivi tutti commentati e dettagliati.

Progettare edifici a energia zero

Progettare edifici a energia zero

Federico Arieti, 2017, Maggioli Editore

Un edificio ad energia zero si sviluppa attraverso un’efficace opera di “progettazione integrata” tra i differenti contributi tecnici, e nasce come tale fin nelle prime intuizioni del progettista edile-architettonico, il quale oggi è dunque ben consapevole...



 

Un’ulteriore guida può essere:

Cappotto termico, i 10 errori di posa più comuni


2 Commenti

  1. Molto interessante.
    Faccio una richiesta circa il punto Uno (incollaggio dei pannelli): per quale motivo non è meglio stendere uniformemente la colla sul pannello, invece che sul perimetro e per punti? La camera d’aria che si forma dietro, nel caso di non conformità del materiale con le specifiche di progetto o di deterioramento del collante, non potrebbe essere causa di condense e proliferazione di muffe?
    Grazie mille!

    • Buon pomeriggio Arcangelo. Abbiamo girato la sua domanda a Federico Arieti ed ecco di seguito la sua risposta:
      “Gentilissimo Arcangelo, La ringrazio del quesito, cui provo rispondere, sia pur brevemente (di concerto con Carlo Boi, consulente tecnico Naturalia Bau, che pure ringrazio). Trovo senz’altro condivisibile anche soluzione d’incollaggio cui Lei fa riferimento. La tecnica suggerita nel testo sopra è motivata fondamentalmente da un risparmio di materiale e da una maggiore praticità di posa, dunque da un’ottimizzazione dei costi di posa, senza alcun detrimento della qualità della posa stessa. La soluzione per “punti e perimetro” può rivelarsi vantaggiosa specie nei casi di edifici a più piani, ove, tra la base e la sommità della parete, nonostante una realizzazione attenta, possa verificarsi qualche “fuori piombo” (o simili imprecisioni). Affinché la superficie esterna del cappotto, sulla quale si andrà a intonacare, risulti ben planare, si potrà agire “adattando” lo spessore del collante posto tra i pannelli coibenti e il supporto (si parla, ovviamente, di affinamenti di modesta entità). In simili casi, la tecnica proposta può risultare più pratica ed economica. Parimenti corrette, a mio credere, dal punto di vista tecnico entrambe le due tecniche menzionate. Opzionando l’incollaggio omogeneo si prevederà l’impiego una quantità un po’maggiore di materiale e un impegno ulteriore da parte del posatore.
      Per quanto riguarda la formazione di condense / muffe interstiziali, il rischio dovrebbe essere scongiurato dalla buona progettazione / esecuzione della tenuta all’aria e al vapore sul filo interno della stratigrafia, e in generale dal controllo del comportamento igroscopico e aeraulico del fabbricato (temi su cui si cerca ragionare in modo più approfondito nel volume menzionato). Ferma restando, come implicitamente ricordava lei, l’importanza della conformità dell’esecuzione al progetto.
      A disposizione. Di nuovo grazie e un saluto cordiale [federico]”

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