Possiamo individuare le cause e i pericoli di incendi più comuni in quelle individuate di seguito: deposito o manipolazione non idonea di sostanze infiammabili o combustibili, accumulo di rifiuti, carta o altro materiale combustibile che può essere facilmente incendiato (accidentalmente o deliberatamente), come gli incendi boschivi in Sicilia, alle pendici del Vesuvio o come in Sardegna; negligenza nell’uso di fiamme libere e di apparecchi generatori di calore; inadeguata pulizia delle aree di lavoro e scarsa manutenzione delle apparecchiature; impianti elettrici o utilizzatori difettosi, sovraccaricati e non adeguatamente protetti; riparazioni o modifiche di impianti effettuate da persone non qualificate; utilizzo non corretto di impianti di riscaldamento, macchinari, apparecchiature elettriche e di ufficio, come un frigorifero difettoso che ha scatenato le fiamme nella Grenfell Tower di Londra; fumare in aree ove è proibito, negligenze di appaltatori o di addetti alla manutenzione.

Il Triangolo del Fuoco

Il fuoco è la manifestazione visibile di una reazione chimica (combustione) che avviene fra due sostanze diverse (combustibile e comburente) con emissione di energia (calore e luce). Le conseguenze di una combustione sono la trasformazione delle sostanze reagenti in altre (prodotti di combustione), nonché l’emissione di un sensibile quantitativo di energia sotto forma di calore ad alta temperatura.

Gli elementi fondamentali per produrre un fuoco sono: il combustibile (legno, carta, benzina, gas, ecc.), il comburente (l’ossigeno contenuto nell’aria che respiriamo) e il calore (fiammifero, accendino, corto circuito, fulmine, che costituiscono l’innesco del fuoco), i quali possono essere figurativamente rappresentati con un triangolo

Come si spegne il fuoco

A) Per esaurimento: o sottrazione del combustibile, ovvero sottraendo od allontanando dall’incendio la presenza del combustile stesso.

B) Per soffocamento: operazione mediante la quale si ottiene una separazione fra la sostanza combustibile e l’ossigeno presente nell’aria. Si ottiene il soffocamento anche quando si fa in modo da diminuire la percentuale di ossigeno presente nell’aria al di sotto dei certi valori.

C) raffreddamento: avviene quando si investe il combustibile che brucia, con adatte sostanze in grado di sottrargli calore, raffreddare l’intera massa al di sotto della sua temperatura di accensione.

Le temperature e i tempi

Gli effetti. Il fuoco brucia l’ossigeno contenuto nell’aria per alimentarsi, questi sono gli effetti sull’uomo:

 

Classificazione degli incendi. A seconda dello stato fisico dei materiali combustibili possiamo distinguere quattro classi:

  1. classe A: incendi di materiali solidi
  2. classe B: incendi di liquidi infiammabili
  3. classe C: incendi di gas infiammabili
  4. classe D: incendi di metalli combustibili

Questa distinzione consente di scegliere l’estinguente adeguato ed una precisa azione operativa antincendio.

Sostanze estinguenti

Acqua: abbassa la temperatura del combustibile, sostituzione dell’ossigeno con vapore acqueo (soffocamento), diluizione delle sostanze infiammabili solubili in acqua.
Polvero: particelle a base di potassio, fosfati, bicarbonato di sodio e sali organici; (separazione di combustibile e comburente e raffreddano il combustibile incendiato).
Schiuma: raffreddamento e divisione di combustibile da comburente.
Gas inerti: anidride carbonica e azoto, riducono la percentuale di comburente impedendo la combustione.

Pericolosità dell’incendio

I maggiori pericoli per le persone in caso d’incendio derivano dal calore, dall’ossido di carbonio (intossicazione), dalla mancanza di ossigeno (asfissia), dai composti tossici (intossicazione), dal fumo (scarsa visibilità, panico).

Effetti del calore

Il calore è dannoso per l’uomo potendo causare la disidratazione dei tessuti, difficoltà o blocco della respirazione e scottature. Una temperatura dell’aria di circa 150°C è da ritenere la massima sopportabile sulla pelle per brevissimo tempo, a condizione che l’aria sia sufficientemente secca.
Tale valore si abbassa se l’aria è umida.
Purtroppo negli incendi sono presenti notevoli quantità di vapore acqueo.
Una temperatura di circa 60°C è da ritenere la massima respirabile per breve tempo.
L’irraggiamento genera ustioni sull’organismo umano che possono essere classificate a seconda della loro profondità in:

Ustioni di 1°grado: superficiali facilmente guaribili
Ustioni di 2°grado: formazione di bolle e vescicole, consultazione struttura sanitaria
Ustioni di 3°grado: profonde urgente ospedalizzazione

Misure di protezione dagli incendi

Protezione attiva. I sistemi di protezione attiva, sono costituiti da quegli elementi (uomini, mezzi, sistemi antincendio) che intervengono attivamente nel controllo e nell’estinzione del fuoco.

Protezione passiva. Fanno parte della protezione passiva elementi quali:

  • i rivestimenti isolanti;
  • le compartimentazioni;
  • i muri, le pareti e le porte tagliafuoco;
  • le paratie divisorie;
  • le distanze di sicurezza;
  • le vie di uscita.

Gli elementi di protezione passiva sopra citati, hanno una loro attitudine intrinseca alla resistenza al fuoco, secondo un programma termico prestabilito e per un tempo determinato, sono contraddistinti dalla sigla REI + un numero: la stability “R”, la tenuta “E”, l’isolamento “I”.

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Scopo della prevenzione incendi

Con la prevenzione si vuole ridurre al minimo il rischio che l’incendio avvenga. Per calcolare il Rischio si moltiplica la Frequenza per la Magnitudo, la frequenza indica la probabilità che l’evento si verifichi in un determinato intervallo di tempo, la magnitudo indica l’entità dei possibili danni. Se si vuole ridurre la frequenza si attua un’azione di prevenzione; se si lavora sulla magnitudo si fa protezione.

Il datore di lavoro deve analizzare le cause più comuni di incendio, dare informazione e formazione antincendio e prestabilire manutenzioni (ordinarie e straordinarie). Bisogna porre particolare attenzione: ai rifiuti e scarti combustibili, ai depositi di materiali infiammabili, all’utilizzo di fonti di calore, agli impianti elettrici e cercare di tenere controllate le aree non frequentate.

Norme e Regole Tecniche

Per quanto riguarda le norme tecniche antincendio (dette anche “regole tecniche”), invece, l’evoluzione è continua e non esiste una norma che è sempre valida. Il progettista o il titolare deve controllare quale sia, per ogni attività o impianto, il riferimento vigente al momento della sua progettazione.

Un’ulteriore classificazione, non ufficiale ma ancora diffusa, è quella tra norme “orizzontali” e norme “verticali” di prevenzione incendi. Le prime sono quelle che si riferiscono a tutte le attività e gli edifici (ad esempio, le norme di resistenza al fuoco, i termini e le definizioni generali ecc.). Le norme “verticali”, invece, sono quelle che riguardano le singole attività pericolose (centrali termiche, depositi di gas ecc.).

L’organizzazione di una norma verticale ricalca uno schema ripetuto. Le prime parti prendono in considerazione l’ubicazione dell’edificio, poi le caratteristiche strutturali, cioè la resistenza al fuoco e la compartimentazione. Poi, per la distribuzione interna, con la geometria delle vie di esodo e delle scale. Successivamente si specificano le caratteristiche di reazione al fuoco di rivestimenti e arredi, per arrivare agli impianti (illuminazione, condizionamento ecc.). Nella parte finale si trovano le caratteristiche degli impianti di protezione attiva, delle gestione della sicurezza e le norme transitorie per l’adeguamento degli edifici esistenti.

A queste norme verticali deve essere aggiunto il corpo normativo sulla sicurezza del lavoro, che fa capo al D.Lgs. 81 del 2008 e s.m.i. e che prevede che il datore di lavoro svolga degli adempimenti antincendio specifici. Anche questo decreto, quindi, prevede degli obblighi per la sicurezza antincendio dei luoghi di lavoro. L’elemento che lega la sicurezza del lavoro alla sicurezza antincendio è il DM 10 marzo 1998, che spiega quali sono gli adempimenti antinfortunistici che sono rispettati quando tutte le norme ed i regolamenti antincendi sono stati seguiti.

La prevenzione incendi indica il complesso delle attività finalizzata alla prevenzione del rischio e finalizzate ad evitare il sorgere di incendi.

Prevenzione incendi - Procedure, modulistica ed esempi

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Il Certificato di Prevenzione Incendi

All’interno dei luoghi di lavoro, è d’obbligo per i datore di lavoro, redigere una valutazione dei rischi, come stabilito dal testo unico sulla sicurezza sul lavoro, che comprende la valutazione e la prevenzione di un eventuale incendio. Dato che quest’ultimo può creare seri danni al lavoratore, come ad esempio: un’azione termica, la riduzione della visibilità, anossia, un’azione tossica dei fumi. Per specifiche attività inoltre, è necessario l’ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI), il quale prevede generalmente una fase di progettazione, realizzazione delle opere di adeguamento e certificazione finale. Il CPI deve essere rinnovato ogni 5 anni. Non sempre è semplice individuare se l’attività necessita o meno di questo certificato, è quindi doveroso affidarsi ad un tecnico o a servizi online per eseguire una valutazione di assoggettabilità.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il D.P.R. 1/8/11 n. 151 contenente il regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi.

All’estero nella maggior parte dei casi esistono delle norme orizzontali generali che si applicano a tutti gli edifici (ad esempio, le disposizioni sulla sicurezza dell’esodo), mentre per i rischi specifici poi devono osservare le norme di settore. Il caso più famoso di questa impostazione é costituito dalle norme NFPA (National Fire Protection Association), che ruotano intorno alla norma 101 “life safety code” e che poi presentano un numero molto elevato di singole disposizioni per i singoli tipi di edifici o di attività a rischio (ad esempio, esposizioni, edifici storici, attività produttive, depositi ecc.). Anche in Europa questa impostazione é seguita, seppure in forme diverse, come ad esempio in Francia.

In Italia, la strada seguita per elaborare le norme é più complessa. Infatti, la maggior parte dei luoghi di lavoro deve essere conforme ai criteri del decreto 10 marzo 1998, che di fatto svolge in piccola parte la funzione della NFPA 101. Quando, invece, si tratta di verificare le attività più complesse, ogni norma fa storia a sé, e riporta le proprie disposizioni sull’esodo, sull’illuminazione di emergenza e su tanti altri aspetti che potrebbero essere trattati in modo omogeneo.

In definitiva, dato che questo ultimo tipo di decreto spesso deve essere pubblicato per conformare la normativa ai regolamenti comunitari ed é quindi destinato ad essere sempre più frequente, forse sarebbe il caso di passare all’impostazione trasversale, che si basa su un piccolo gruppo di norme generali di tipo orizzontale (esodo, resistenza al fuoco, caratteristiche degli impianti di protezione attiva) che regolano gli aspetti più importanti e su un largo gruppo di disposizioni specifiche.

Per avere un’idea di una norma verticale, quella di riferimento è certamente la norma sui locali di pubblico spettacolo, che riassume i problemi dell’esodo di numeri anche elevati di persone e di impianti tecnici. Una norma orizzontale, invece, è quella sulla reazione al fuoco.

Codice di prevenzione incendi

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del 3 agosto 2015 contenente il nuovo Codice di prevenzione incendi: entrerà in vigore il 18 novembre. I principi ispiratori, gli articoli, il campo di applicazione e la struttura delle norme tecniche. Ti potrebbe interessare Prevenzione incendi, un’estate rovente: sanzioni più severe e un nuovo codice.

Il decreto si compone di cinque articoli e di un corposo allegato tecnico. L’articolato specifica le attività cui potrà essere applicata nuova normativa e precisa, anche, le modalità di adozione della nuova metodologia introdotta in alternativa  alle vigenti disposizioni di prevenzione incendi, per consentire l’introduzione del nuovo approccio con la necessaria gradualità.

L’allegato è strutturato in quattro sezioni

Sezione G – Generalità, con i principi fondamentali per la progettazione della sicurezza antincendio, applicabili indistintamente alle diverse attività;

Sezione S – Strategia antincendio, contiene le misure antincendio di prevenzione, protezione e gestionali applicabili alle diverse attività, per comporre la strategia antincendio al fine di ridurre il rischio di incendio;

Sezione V – Regole Tecniche Verticali (RTV), contiene le regole tecniche di prevenzione incendi applicabili a specifiche attività o ad ambiti di esse, le cui misure tecniche previste sono complementari o integrative a quelle generali previste nella sezione “Strategia antincendio”. Tale sezione sarà nel tempo implementata con le regole tecniche riferite ad ulteriori attività;

Sezione M – Metodi, con la descrizione delle metodologie progettuali.

Regola Tecnica Orizzontale (RTO): regola tecnica di prevenzione incendi applicabile a tutte le attività.

Regola Tecnica Verticale (RTV): regola tecnica di prevenzione incendi applicabile a specifiche attività o ad ambiti di esse.

La Regola Tecnica Orizzontale (RTO) individua i criteri e metodi che consentono di determinare le misure di sicurezza antincendio per tutte le attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, il Decreto coordina la RTO e le RTV, quest’ultime saranno integrate nel tempo.

Nuovo Manuale di Prevenzione Incendi

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Codice di Prevenzione Incendi: le 4 Sezioni

G, Generalità (termini, definizioni; progettazione antincendio; determinazione profili di rischio); “RTO”
S, Strategia antincendio (misure antincendio, da reazione al fuoco a sicurezza impianti tecnologici); “RTO”
V, Regole tecniche verticali (Aree a rischio specifico, atmosfere esplosive; vani ascensori); “RTV”
M, Metodi (ingegneria sicurezza antincendio, scenari progettazione prestazionale, salvaguardia vita). “FSE”

La Sezione G è la parte più generale del codice ove sono forniti i vari termini e definizioni ai fini di una uniforme applicazione, le metodologie di progettazione della sicurezza antincendio finalizzate al raggiungimento degli obiettivi primari della prevenzione incendi nonché sono definiti i profili di rischio delle attività e i metodi per la determinazione.

Nella Sezione S sono indicati per ognuna delle 10 misure antincendio (strumenti di prevenzione, protezione e gestionali per la riduzione del rischio d’incendio), i criteri per l’attribuzione dei livelli di prestazione (I, II, III, IV, …) e la scelta delle soluzioni progettuali. Per ogni livello di prestazione sono specificate soluzioni conformi e eventuali soluzioni alternative.

Le RTV (Regole tecniche verticali) sono disposizioni normative applicabili a una specifica attività. Negli ultimi anni sono state emanate moltissime regole tecniche di prevenzione incendi per varie attività, con trattazioni a volte non uniformi di argomenti simili. L’applicazione delle RTV presuppone l’applicazione dell’intero Codice di prevenzione incendi, del quale sono parte integrante. Servono a caratterizzare meglio una specifica attività fornendo ulteriori indicazioni rispetto a quelle già previste dal Codice.

La Sezione M tratta dell’Ingegneria della sicurezza antincendio, definita (ISO/TR 13387): Applicazione di principi ingegneristici, regole e giudizi esperti basati sulla valutazione scientifica del fenomeno della combustione, degli effetti dell’incendio e del comportamento umano, finalizzati alla tutela della vita umana, protezione beni e ambiente, alla quantificazione dei rischi d’incendio e relativi effetti e alla valutazione analitica delle misure antincendio ottimali, necessarie a limitare, entro livelli prestabiliti, le conseguenze dell’incendio.

Con la FSE (Fire Safety Engineering) è possibile effettuare una valutazione quantitativa del livello di sicurezza antincendio.


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