torre annunziata

Inizio queste poche righe constatando che a soli 4 giorni dal crollo (mentre scrivo è il 10 luglio) praticamente nessun sito o giornale riporta l’evento tra le prime notizie; e, a pensarci bene, questa potrebbe essere anche la frase finale. Il problema è tutto qui: tendiamo a metabolizzare questi come fatti isolati, disgrazie che capitano ad altri magari per qualche abuso di troppo o per un tecnico “sportivo”. La realtà che non vogliamo accettare (un po’ per ignoranza, un po’ per indolenza) è che viviamo su una polveriera e che nei prossimi anni gli episodi saranno sempre più frequenti, in misura proporzionale all’invecchiamento dei nostri edifici.

Ammettiamolo; i condomini costruiti in tutt’Italia tra il ’40 e il ’70 sono vecchi, molte volte malati terminali, ma noi rifacciamo loro il trucco con un bel termocappotto e tacciamo la nostra coscienza con un bel bagno nuovo. I ferri che scoppiano o il cemento che si sgretola non ci interessano, non fanno parte della nostra cultura; al massimo chiamiamo un qualche tecnico per farci consolare, ma quando ci viene presentato il preventivo per una valutazione di sicurezza (seria) non facciamo più nulla e diamo un ulteriore contentino alla nostra coscienza dicendoci che “costa troppo”. Oppure chiamiamo il “cuggino ing/arch/geom” che vuole poco, e non avendo idea di cosa voglia dire “edificio esistente” si basa sulla legge del: “è sempre stato su, nessun problema!“. E qui la propria coscienza è gratificata al massimo perché altri si sono presi la briga di decidere per noi.

Quando Pirandello scrisse la sua opera Così è (se vi pare) voleva parlare della realtà, della quale ognuno può dare una propria interpretazione, che può non coincidere con quella degli altri, generando un’impossibilità a conoscere la verità assoluta. Con gli edifici ciascuno vede ciò che vuole: possibilità di guadagno, grane, patrimonio immobiliare, nuovo lavoro, battaglie condominiali, incarichi per avvocati; oggi l’unica certezza sono gli 8 morti.

Parliamo quindi di Torre Annunziata, ma parliamo di tutta l’Italia; proprio l’estrema “cautela” del nostro Stato nei confronti della proprietà privata, ritenuta più importante della pubblica incolumità, ci ha portato fino qui, a chiudere gli occhi su un problema perfettamente conosciuto, sempre aumentato nel corso degli anni, e ormai talmente gonfio che non potrà fare altro che esplodere (la stessa cosa è sotto gli occhi di tutti per le infrastrutture).

E anche la classe politica, che fino agli ultimi anni ha fatto finta di nulla sperando di non dover raccogliere i cocci, si rende adesso conto che è necessario un piano per la gestione delle macerie che verranno. Ieri Delrio, parlando di problema culturale, ha fatto l’annuncio: “Com’è obbligatoria la certificazione energetica degli immobili, nei futuri contratti d’affitto e di compravendita lo sarà anche la certificazione statica”.

Sicurezza degli edifici e responsabilità dei tecnici: previsioni future

Vi darò adesso, per quello che conta, la mia chiave di lettura. Premesso che c’è veramente un problema culturale, soprattutto perché il cittadino medio non si sogna nemmeno lontanamente di assumersi una responsabilità, neanche per la propria abitazione.

Premesso che lo Stato ha fallito miseramente per quella che è la sicurezza degli edifici; e, si badi, non parliamo di rischio sismico qui, si parla solo della capacità di un edificio di rimanere in piedi e della facilità con cui politici e cittadini si chiudono gli occhi sperando che non crolli mentre passano sotto.

Premesso che il problema diventerà di giorno in giorno sempre più grave, soprattutto perchè né lo Stato né i cittadini hanno disponibilità economiche per poter intervenire in maniera diffusa, veloce ed efficace.

Ecco, detto tutto questo si arriva a qualche conclusione. Il tecnico di turno dovrà assumersi la responsabilità laddove lo Stato ha lasciato un vuoto.

Il tecnico di turno dovrà essere molto bravo (o molto fortunato) in quanto l’edificio da lui certificato, nel caso non si facciano interventi, prima o poi avrà dei problemi.

Il tecnico di turno dovrà essere molto equilibrato (o molto incosciente) in quanto se il certificato avrà esito negativo, alcune famiglie saranno per strada.

Speriamo almeno che queste note creino il deterrente per l’effetto “Groupon”.

Il fascicolo del fabbricato

Il fascicolo del fabbricato

Mario Dejaco, Fulvio Re Cecconi, Sebastiano Maltese, 2017, Maggioli Editore

In Italia la richiesta di una maggiore trasparenza nella conoscenza di un edificio e del suo stato
di fatto torna alla ribalta ogni qual volta si verifica un evento, naturale o meno, in cui una o più
costruzioni subiscono danni con conseguenti perdite di vita umane. Lo...



Foto: Il Sole 24 ORE


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